Di Alessandro Mella
Provò ripetutamente a forzare il passaggio Napoleone con la sua armata. Ma il forte posto innanzi a lui, la porta sulla pianura del Nord Italia, gli sbarrava la strada con la sua guarnigione nemica all’interno ben trincerata.
Non gli restò, nella sua genialità militare indiscussa, che pensare ad uno stratagemma per passare, nottetempo e con l’inganno, sotto agli occhi distratti del nemico.
Perché il Forte di Bard davvero pareva una struttura imprendibile, una sentinella invincibile, con quelle sue mura poste a difesa del Regno di Sardegna.
Le alte e solide difese sembravano poste in un luogo scelto volutamente dalla provvidenza a tutela delle pianure piemontesi:
Il forte di Bard trovasi in una posizione naturale veramente formidabile, la base su di cui riposa è una roccia colossale; che pare essersi staccata dalle più alte ed erte cime, e caduta frammezzo a quella angusta gola per contendere agli stranieri il giardino d’Italia; ed infatti appena passato quel terribile baluardo la vallata si allarga insensibilmente, le scoscese pareti dei monti si ricoprono d’un ammanto di verzura, ai monti succedono colline coperte di vigneti; compariscono lo ubertose pianure del Canavese; si scorge infine un lembo della bella e cara terra di Saturno col suo interminabile ed instancabile sorriso. (1)

Ed il luogo non era solo strategicamente vitale ma anche pieno di storia e frequentato fin dal passato più remoto:
In meno di un’oretta si sale al forte di Bard. Qui subito una pagina di storia viene rammentata ai giovani viaggiatori dalla balza fortificata. L’oppido dei Salassi, il campo trincerato dei Romani, la cinta borgognona, la rocca feudale e la fortezza moderna vi si sono sovrapposti e succeduti coi secoli. Lo strattagemma di Napoleone o meglio il tradimento del comandante austriaco e la prigionia di Cavour sono appena ricordati da quella vista (…). (2)

Nel medioevo, dopo tante traversie e già noto come inexpugnabile oppidum, il presidio difensivo di Bard passò sotto il controllo dei Savoia attraverso l’azione di Amedeo IV il quale, di fronte alle istanze popolari, strappò il controllo dell’edificio al detestato Ugo di Bard.
Ed i Savoia l’ebbero, in qualche modo, sempre a cuore non mancando di visitarlo e verificarne la funzionalità anche avanti nel tempo. Come quando Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta e già Re di Spagna, vi si recò:
Il Duca d’Aosta, il quale si trova attualmente ad Ivrea, andrà domani a visitare il forte di Bard. Dopodomani egli passerà in rassegna le truppe presso Montalto. (3)

Gloriosa fu l’opera del forte nel 1704 quando, nel pieno della Guerra di Successione Spagnola, esso resistette ai francesi impedendone l’accesso al Ducato di Savoia. Ma i francesi non mancarono di aggirarlo nel 1800. E Napoleone, che aveva vinto con l’astuzia ma non aveva perdonato quella resistenza accanita, ottenuto il controllo sul Piemonte non mancò di vendicarsi disponendone la distruzione. La colossale fortezza, quindi, fu smontata e rimossa dalla sua posizione.
Passata la stagione napoleonica, la Restaurazione, il breve regno di Vittorio Emanuele I, fu suo fratello, Carlo Felice, a disporre la ricostruzione del Forte di Bard terminato definitivamente sotto il regno di Carlo Alberto nel 1838.
Ed a quei lavori di riedificazione aveva assistito nientemeno che un giovane destinato a lasciare il segno nella storia. Il giovane, luogotenente del Genio, Camillo Benso dei marchesi di Cavour mandatovi per allontanarlo dalle tentazioni repubblicane maturate durante la permanenza a Genova e la frequentazione dei suoi salotti.

Ma con la fine di Napoleone, il mutamento delle politiche e degli equilibri in Europa, delle tecnologie applicate alla guerra, anche la fortezza perse di importanza e di utilità ed il suo ruolo venne progressivamente sempre più ridimensionato.
Tuttavia il Regio Esercito aveva immaginato, ancora nel periodo postunitario, di realizzare migliorie tali da renderlo ancora futuribile:
Ma per rendere efficace l’opera della natura occorre il concorso dell’umana industria; la rocca formidabile deve essere coronata di costruzioni militari inespugnabili e quelle che esistonvi tuttora non possono chiamarsi tali; anzi alcuni le trovano insufficienti, altri mediocri ed altri ancora cattive, e fra questi ultimi si annovera il celebre Thiers, che nella sua famosa Storia del Consolato e dell’Impero così si esprime trattando di quel forte: Le fort de Bard est imprenable par sa position, mais il est mal construit; e devesi notare che il sommo statista e storico francese godeva altresì fama di molta perizia nell’arte militare.
L’Amministrazione del Genio militare di Torino ha bensì testé deliberati alcuni lavori da farsi nel medesimo: essi consistono nel costruire una nuova uscita pella salvezza degli assediati nel caso di blocco, l’unica che esiste tuttora a destra essendo troppo esposta e così poco sicura per proteggere una ritirata. Ma questa costruzione non è sufficiente per dar la voluta importanza al forte, occorrono altresì due altri fortini laterali e rimediare all’inconveniente che presenta la strada di comunicazione tra le varie opere che coronano le zone della roccia, cioè tra le opere Amedeo, Ferdinando e Alberto al maggior castello.
Un abilissimo ed esperto capitano di stato maggiore ha già fatto osservare che quella strada esposta ai fianchi del nemico può venir facilmente da lui distrutta col fuoco delle artiglierie, e la corrispondenza e il trasporto dei materiali sarà allora molto malagevole. Venga questo forte guarnito di tutte le costruzioni richieste dall’arte militare moderna ed in ogni evento saprà essere efficace baluardo contro l’invasore. Se non cadrà vittima dell’imperizia e del tradimento, come allorquando venne investito dal Primo Console, non vi sarà esercito per quanto poderoso che non sia tenuto in scacco e per tanto tempo da permettere all’esercito nazionale di attenderlo con sicurezza nello sbocco d’Ivrea e quivi apprestargli una dimora simile a quella che Mario accordò ai Cimbri nelle pianure vercellesi. (4)

La sorte del presidio fu comunque segnata ed esso fu ancora usato come penitenziario militare e poi come polveriera finché l’esercito decise di dismetterlo nel 1975 quando fu acquisito dalla Regione Valle d’Aosta. Dopo un’intensa campagna di restauri e ripristino all’interno dell’antico forte fu creato il Museo delle Alpi aperto nel 2006. Detta esposizione è senz’altra notevole ma penalizzata dal divieto, incomprensibile, di scattare foto all’interno. Un qualcosa di ormai antidiluviano specialmente a fronte dei costi di ingresso. Ma tant’è!
Nondimeno il luogo merita un’attenta visita e sicuramente esso trasmette tutte il suo passato glorioso. Merita una menzione il borgo antico, distribuito ai piedi del forte, presso il quale si possono ancora notare i segni lasciati dall’intensa sparatoria tra soldati francesi ed austriaci al tempo dell’assedio del maggio 1800.
Alessandro Mella
Note
1) Gazzetta Piemontese, 328, Anno XI, 28 novembre 1877, p. 2.
2) L’Eco dell’Industria, 55, Anno XXXI, 15 luglio 1894, p. 1.
3) Gazzetta Piemontese, 219, Anno XXI, 9-10 agosto 1887, p. 1.
4) Ibid., 328, Anno XI, 28 novembre 1877, p. 2.
