Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu si sono sentiti per parlare della questione di Gaza. Era ora.
Nella serata di ieri, mercoledì 30 luglio 2025, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, “Fratelli d’Italia”, ha avuto una conversazione telefonica con il Primo Ministro dello Stato d’Israele, Benjamin Netanyahu.
Da quanto è dato sapere – perché Palazzo Chigi è sempre estremamente parco nelle informazioni – “Il Presidente Meloni ha insistito sulla necessità di porre immediatamente fine alle ostilità, a fronte di una situazione a Gaza che è insostenibile ed ingiustificabile”.
Le parole di Giorgia Meloni, se si vuole essere pignoli, stridono con quelle di altri esponenti della Maggioranza dell’Esecutivo. All’interno della “Lega”, ad esempio, non sono poi tutti così convinti che l’azione del Presidente Netanyahu sia da deprecare.
Nei giorni scorsi, come ben sappiamo, il Vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, “Lega”, ha ricevuto il Premio Italia-Israele 2025 per le sue posizioni filo-israeliane, a difesa del Popolo Ebraico, contro la violenza e il terrorismo dell’Islam insito nei territori palestinesi.
Sull’Islam, poi, si è espressa anche la leghista, Anna Maria Cisint, Europarlamentare, che ha definito come “tentativi ideologici di penetrazione culturale” quelli che la Comunità Islamica presente nel nostro Paese pone in continuazione.

Da Palazzo Chigi tengono ancora a precisare che “la conversazione ha costituito anche l’occasione per ribadire l’urgenza indifferibile di garantire un accesso umanitario pieno e senza ostacoli alla popolazione civile, rinnovando l’impegno dell’Italia in tale ambito, tramite l’iniziativa Food for Gaza”.
Per chi non lo sapesse “Food For Gaza” fa parte del “World Food Programme” dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e mira ad “agevolare l’accesso degli aiuti alimentari, alleviare le sofferenze della popolazione della popolazione della Striscia in uno sforzo congiunto di garantire quanto più possibile la sicurezza alimentare a Gaza”.
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, “Forza Italia”, ospite di Giuseppe Brindisi, in collegamento con “Zona Bianca”, ha detto che il Governo Italiano ha “acquistato 5 milioni di euro di cibo, che verrà consegnato ai palestinesi nella Striscia di Gaza”.
Prima di redigere questo pezzo, chi vi scrive ha sentito alcune persone – per lo più under 40 – che non condividono affatto una spesa tanto esosa che, manco a dirlo, grava sulle tasche degli italiani.

Nonostante questo Giorgia Meloni ed Antonio Tajani tengono a sottolineare come “grazie all’impegno italiano saranno accolti ulteriori 50 civili palestinesi e verrà predisposto il lancio di aiuti per la popolazione di Gaza”.
Senza infingimenti, dunque, ci è stato detto che l’Italia accoglierà altri 50 immigrati, provenienti da un territorio a maggioranza islamica, facenti parte di quella lingua di terra che sta garantendo all’Associazione Terroristica “Hamas” di vivere nell’ombra e nel nascondimento, ecc…
Senza ipocrisia va detto che se gli abitanti della Palestina segnalassero allo Stato di Israele dove si nascondono i terroristi di “Hamas” la guerra sarebbe già finita da un pezzo.
La popolazione civile, invece, ben si guarda dal prendere le distanze da “Hamas” e, di conseguenza, il Governo di Israele – in modo discutibile – bombarda ed attacca anche i luoghi abitati dai civili, nella speranza di “far fuori qualche terrorista”.
Per fugare ogni possibile dubbio va detto che la guerra è sempre sbagliata, mai può essere tollerata, non può trovare giustificazione e, certamente, va fermata.
La guerra, però, non si ferma con le chiacchiere ma mettendo al tavolo delle trattative il legittimo Stato di Israele con i soggetti facenti parte il territorio palestinese.
Questo, ad oggi, nessuno lo ha fatto.
La guerra fra Israele e territorio palestinese “fa gola” a molti perché la vendita di armi, droni, missili, è redditizia e permette alle Lobby delle Armi di fare palate di soldi che, inevitabilmente, hanno il colore orrendo del sangue.
Sarebbe auspicabile un “cessate il fuoco”, una stagione concreta di trattativa, un impegno internazionale – ONU in primis – per riportare la calma, la tranquillità e un clima sincero di dialogo e contrattazione.
Gli eventi sono in divenire, l’estate non aiuta, il Diritto Internazionale deve prevalere sempre.
