Presentazione del libro “Il candidato dell’orto europeo”, di Bruno Marengo
Il 7 giugno la S.O.M.S. De Amicis, in corso Casale 134, alle ore 18 ospiterà la presentazione del libro Il candidato dell’orto europeo, di Bruno Marengo.
La nostra città rappresenta un legame indissolubile per questo scrittore ed ex uomo politico spotornese e ligure. Figura di assoluto rilievo nell’ambito della politica e della società ligure, innamorato di Torino e del Piemonte fin dalla gioventù, nel nuovo libro egli racconta, sotto forma di una lunga intervista rilasciata a una giovane giornalista precaria, figlia dei nostri tempi, una vita di impegno politico e culturale come Sindaco di Savona e di Spotorno e come Vice Presidente del Consiglio Regionale della Liguria. Nella narrazione troviamo scorribande giovanili a Torino, che ci fanno riscoprire una città che non c’è più, dai tempi della immigrazione dal Sud.
Bruno Marengo è un simbolo di come la coerenza di idee e di comportamenti possa essere una forma di vita; grazie a questo bagaglio personale, nel libro (ai lettori scoprire se sia un romanzo, o un memoir o una autobiografia politica, o qualcosa di mai scritto, come l’autore è già stato capace di regalarci in altri libri, come Esperando Sevilla), pagina dopo pagina ripercorre le sue esperienze, le porge ai lettori in un gesto d’amore verso l’impegno politico, le racconta con lo stile di un uomo che ha sempre tenuto la schiena diritta.
Leggerezza e ironia accompagnano la parola, fra il suo amato Don Chisciotte (due lottatori contro i mulini a vento e contro le ingiustizie) e Milan Kundera, sempre con il fuoco di una passione che arde. E le visioni di Chagall aleggiano, qui e là, non solo su una immagine di copertina che ci racconta ancora sogni e progetti.
Fra i tanti libri nati dalla creatività di Marengo, io amo ricordare il suo “romanzo torinese” Il tempo non ritorna. Me ne sono innamorato fin dalle prime pagine, in cui l’ambientazione torinese è soltanto un aspetto; conquistano la caratterizzazione dei personaggi, la fedele descrizione dei luoghi, gli spunti lirici in una prosa cadenzata e dai dialoghi vivaci. La vicenda gioca con la storia fra le strade di Torino, città che Marengo conosce molto bene e che ama. Fra queste pagine ritroviamo il senso della storia, nella Torino di ieri; sullo sfondo, la città della Resistenza, della tensione morale, della ribellione e dell’impegno; questo è lo scenario, come una quinta teatrale, all’amore fra “il ragazzo dagli occhi vivaci” e la “ragazza con le fossette”, destinati a perdersi e a ritrovarsi, “uomo senza età” e “donna senza età”, nella Torino di molti anni dopo. Un incontro casuale, basta un attimo a perpetuare l’incanto, per vivere oltre (oltre le perdite, oltre le sconfitte, oltre le cadute del tempo e della vita): qualche parola sillabata, un luogo tranquillo (di cui Torino è ricca), le note soffici del “Valzer dei fiori”. Così suggerisce la chiusa, malinconica e lirica, che si allarga e si distende in un orizzonte senza fine.
Il tempo non ritorna sarebbe piaciuto a Guido Gozzano, più volte citato in senso crepuscolare; il libro convinse il critico Giorgio Bàrberi Squarotti, che gli dedicò una partecipata prefazione. Un grande romanzo di uno scrittore (e tanto altro) ligure, l’ultimo scrittore di Spotorno, piccolo paese del Ponente ligure che ha ispirato D. H. Lawrence e Camillo Sbarbaro.
Amo Spotorno, è uno dei miei luoghi di “fuga”; qui ho incontrato e conosciuto Bruno Marengo, in un pomeriggio di gennaio di pochissimi anni fa. Ricordo come, seduti ad un tavolino all’aperto di un bar, i nostri sguardi si siano rivolti verso il lungomare. In quel luogo ha iniziato a raccontarmi brani della sua vita, che ritrovo in gran parte nell’ultimo libro.
Bruno Marengo nasce a Spotorno (SV) il 23 marzo del 1943. Figlio di un tecnico della Piaggio di Finale Ligure, è un giovane impiegato alle poste. Nel clima di cambiamento degli Anni Sessanta e Settanta sente la vocazione alla giustizia e all’impegno sociale, che pratica prima nel Sindacato (CGIL), poi nel Partito Comunista. Da un piccolo paese di provincia, fa la gavetta (come si diceva ai suoi tempi), si dimostra un giovane promettente e il P.C.I. lo manda a studiare alla scuola di partito delle Frattocchie, con ottimi risultati. Subito dopo, inizia la sua lunga militanza politica. Consigliere comunale a Savona e Sindaco dal 1987 al 1990. Nello stesso anno è eletto al Consiglio Regionale della Liguria, ricopre anche la carica di Vicepresidente del Consiglio fino al 24 aprile 1995. Dopo lo scioglimento del P.C.I, si iscrive a Rifondazione Comunista; viene eletto Consigliere della Provincia di Savona per due legislature, nel 1995 e nel 1999. Vive il suo ultimo incarico pubblico quale Sindaco di Spotorno, dal 2004 al 2009. Quasi un ritorno alle origini, dove è nato, dove tutti lo salutano con amicizia e rispetto, anche gli antichi avversari politici, perché la correttezza e la lealtà si leggono in fondo i suoi occhi, prima ancora che nei suoi gesti.
La vena letteraria, sempre coltivata, sboccia allo scoccare dei cinquant’anni; la sua produzione letteraria è vasta, anche nei generi praticati. A Spotornooo…. (1993, Sabatelli Editore); La Cattedrale di Apenac, romanzo del 1994 (Microart’s); I racconti di Liguronia, opera satirica del 1996 (Edizioni Ciuni); I figli di madame Revêrie, il suo secondo romanzo (1998, L’Autore Libri); I nuovi racconti di Liguronia e una fiaba (1998 Coedit); Rinite allergica, una raccolta di testi, racconti e ballate degli Anni Sessanta (1999, Edizione l’Inchiostro fresco); i racconti Verso l’acqua profonda (2000 Edizioni Delfino Moro); il romanzo Il mare che viene e che va (2003 Coedit), una profetica visione sulla crisi climatica e ambientale; il citato Esperando Sevilla, romanzo di formazione politica del 2009 (De Ferrari Editore); il descritto Il tempo non ritorna (2010 De Ferrari Editore); Elvezia è un romanzo del 2013 (Coedit), con prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti; “Cöse da Zena” e dintorni è l’espressione della passione genoana (2019, seconda edizione nel 2022). Il sottotitolo (comprensibile a tutti, anche se in dialetto ligure) A semmo zà genoani… ti vo anche vinçe? racconta di un orgoglio intellettuale privo di saccenza, che ha attraversando tutta la vita di Bruno Marengo. La sua generosità lo ha portato a rendere disponibili on line, sul sito www.spesturno.it i testi in formato pdf di molti suoi libri.
Bruno Marengo è un figlio del Novecento, nel senso migliore, un uomo che ha dato e speso tanto, ed è soddisfatto anche delle battaglie perse o non andate a buon fine, con l’orgoglio di averle combattute. Egli è davvero un uomo del secolo scorso: ha avuto il privilegio di studiare in una scuola di partito, quando si formavano i quadri ad un incarico, con una visione che doveva concretizzarsi in obiettivi da raggiungere. Senza spot o tweet, attraverso lo studio, attraverso il lavoro e proposte concrete da preparare giorno dopo giorno: un altro mondo e un’altra politica!
Forse c’è una nota di malinconia, nei suoi occhi, se dentro di sé confronta un grande passato con un presente che è difficile da decifrare e un futuro che non riusciamo ad immaginare, sempre più liquido. La riprova è già nel suo primo libro, il cui primo capitolo si intitola “Un comunista malinconico e triste” e ricorda un incontro con una classe di studenti, al termine del quale una ragazza gli chiede: «Signor Sindaco lei è una brava persona; mi sembra un comunista malinconico e triste perché le cose non vanno come vorrebbe, forse un poeta prestato alla politica. Ma le sue non sono utopie?” (A Spotornooo…, pag. 20). Quella ragazza aveva ragione: Bruno Marengo è stato un poeta prestato alla politica e una vena di malinconia e una ispirazione crepuscolare e gozzaniana si colgono in molte sue pagine, mai enfatiche, nemmeno negli anni in cui il successo sembrava premiare la sua compagine politica.
Il legame mai spezzato con la nostra città (uno dei suoi figli vive e lavora a Torino), quel giorno al bar, mi induce a porgli una domanda, in una mancata intervista che mi ha soddisfatto come nessun’altra.
«Il tuo cognome può essere piemontese?».
«L’ho pensato anch’io, ma non ho trovato riferimenti storici, ho solo un vago racconto di mia nonna “Leta”, che era convinta della nostra origine piemontese e raccontava di una provenienza, prima del 1834, per motivi di lavoro, dei Marengo dal Piemonte (forse da Torino), ma era un racconto di quando non si scriveva e non c’erano ancora le anagrafi, tramandato a voce. Non so quanto ci sia di vero, non vale la pena di parlarne».
E invece sì, di lui vale ancora la pena parlare, come avverrà il 7 giugno alla S.O.M.S. De Amicis, in corso Casale 134, nel suo ennesimo ritorno a Torino.
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