La Cappella degli Scrovegni (di Alessandro Mella)
Nel cuore del Veneto veglia da secoli la bella città di Padova con il suo incantevole centro storico ed un’infinità di reminiscenze millenarie da ammirare ed amare.
Del resto il luogo ha storia antica ed affonda le sue radici nel passato più remoto. Curiosamente, proprio ove sorgevano i ruderi della città romana, precisamente dell’arena, nel medioevo fu edificata un’opera straordinaria che ancora oggi attira turisti ed ammiratori da tutto il mondo: la cappella degli Scrovegni.
L’omonima e ricca famiglia notabile acquistò la proprietà nei primi anni del 1300 e qui volle edificare il proprio palazzo nonché, tra il 1303 ed il 1305, l’annessa cappella dedicata all’Annunziata. Luogo di culto che, secondo una leggenda ritenuta da molti studiosi priva di fondamento e più mito che verità, fu voluto da Enrico Scrovegni il quale, impressionato dalla Divina Commedia di Dante ove il padre (Rinaldo o Reginaldo) fu collocato all’inferno perché usuraio impenitente volle, sempre secondo il mito, consacrarla proprio al genitore. La leggenda ebbe discreto soggetto, forse perché al limite dello spassoso:
Intanto Dante che era del partito ghibellino, contrario al papa, era stato espulso da Firenze e girava esule per l ‘Italia. Giunto a Padova ne fece una bella. Ficcò nell’inferno, al 7° cerchio, un signore di Padova, Reginaldo Scrovegni, avarissima persona. Il figlio Enrico ci era rimasto molto male, ma era amico di Dante e per riparare alle colpe del padre, fece erigere la Cappella che porta il nome degli Scrovegni oppure della Arena, perché sorge vicino alle rovine del teatro romano di Padova. Ad affrescarla chiamò Giotto – oramai non c’era maestro più famoso di lui – e l’interno della sobria cappella è tutto pieno di affreschi riproducenti la vita di Gesù. (1)
In verità era frequente, per le famiglie nobili e notabili, dotarsi di una cappella privata nei propri palazzi ove pregare ed onorare le proprie cerimonie.

Si tratta, in verità, di una struttura non particolarmente elaborata ma il committente volle affidarne i decori agli artisti migliori del tempo, tra cui Giotto, ai quali espresse il desiderio di una seria di affreschi raffiguranti miti biblici:
Da oltre sei secoli, infatti, questo gioiello d’arte costituisce per tutti i turisti che giungono a Padova la più viva attrazione; gente di ogni lingua e d’ogni latitudine ha posato lo sguardo ammirato sul ciclo pittorico che comprende una quarantina di affreschi di grandi dimensioni. Qui Giotto parla il linguaggio dell’arte e dichiara la sua fede raccontando le storie della famiglia di Maria., della Vergine e del Cristo, come gli era stato commissionato da Enrico Scrovegni nell’anno 1303. Il maestro aveva a quel tempo quarant’anni: era quindi nel pieno della sua virilità artistica e la piccola nave del tempio, ancor fresca di calce, gli fu tavolozza per scrivere, col pennello e i colori la storia più bella che egli abbia narrato ispirandosi ai grandi Libri e all’intimo convincimento del suo animo. (2)

E lo spazio per dipingerla non mancava visto che la cappella aveva ed ha una lunghezza di quasi trenta metri per quasi nove di larghezza e quasi tredici di altezza.
Il tema principale in ogni decoro, anche nella volta, è la salvezza dello spirito e dell’anima, quasi un monito rispetto alle leggendarie vicende paterne.
L’edificio ebbe, comunque, due consacrazioni la prima nel 1303, con concessione dell’indulgenza a chi l’avesse visitato disposta dal pontefice Benedetto XI nel 1304, ed una seconda nel 1305.

Fu, tuttavia, solo nel 1881 che l’amministrazione comunale di Padova ne acquisì la proprietà.
Dopo i restauri dei primi anni del 2000 l’opera fu restituita al pubblico il quale vi accede oggi con precise modalità. Per garantire che gli affreschi non risentano dei danni prodotti al microclima interno dalla presenza umana, viene proiettato preliminarmente un video esplicativo in un’area adiacente e dedicata e poi vi si accede con numero e tempistica regolati e cadenzati. Del resto questa è forse la minaccia che maggiormente rende necessaria attenzione.

Nondimeno, per fortuna, secoli di guerre, incursioni, bombardamenti, eventi naturali e disastri della storia non hanno impedito a questa meraviglia di giungere intatta fino a noi. Del resto ogni epoca ha i suoi pericoli. Anche quelle più recenti:
Una circolare riservata del Comune di Padova per chiedere ai custodi e a tutto il personale in servizio di vigilanza alla cappella degli Scrovegni di «segnalare ogni eventuale comportamento inusuale da parte dei visitatori». E’ stata inviata dal responsabili municipali del settore musei, dopo il possibile inserimento del tesoro artistico e architettonico, contenente il famoso ciclo di affreschi di Giotto, tra gli obiettivi di possibili azioni terroristiche.
La circolare, contenente specifiche indicazioni sulle misure da seguire in caso di eventi considerati sospetti, avrebbe portato in queste ultime settimane alla segnalazione alle forze dell’ordine di alcune situazioni ritenute strane, ma le verifiche finora compiute non hanno dato alcun riscontro e almeno per il momento non sussisterebbe alcun specifico allarme. Da tempo, tra l’altro, la Cappella con il ciclo giottesco, dipinto agli inizi del ‘300 e sottoposto di recente a un lungo restauro, è uno dei siti su cui si è accentrata un’azione di controllo degli investigatori definita «molto intensa».

Il livello di attenzione è «sempre alto» per tutti i possibili «obiettivi sensibili» fin dai giorni immediatamente successivi agli attentati terroristici alle Torri Gemelle a New York. Un’azione di sorveglianza che è stata accompagnata da specifiche verifiche di ogni possibile segnalazione di casi «sospetti». (…) In questi mesi, da parte del personale museale sarebbero giunte più di una indicazione su persone che avrebbero destato qualche perplessità con il loro comportamento. Da parte delle forze dell’ordine vige sui controlli compiuti in questi mesi il massimo riserbo, ma verrebbe visto con favore ogni atto di sensibilizzazione del personale addetto a strutture pubbliche. (3)
Insomma, non c’è tempo senza le sue preoccupazioni ma la Cappella degli Scrovegni, così piena di bellezza, resta lì per noi. A raccontarci secoli di storia e di meraviglie artistiche.
Alessandro Mella
NOTE
1) L’Amico dei Fanciulli, 10, LXXXVIII, 1° ottobre 1960, p. 6.
2) Il Verbano, 15, Anno VIII, 8 aprile 1960, p. 3.
3) La Stampa, 308, Anno CXXXVII, 10 novembre 2003, p. 18.
