Video del 10, trasmesso il 16 giugno 2026
(Per la visone integrale del video cliccare sul link)
https://www.youtube.com/watch?v=nnfG9CQujk0
Mercoledì 10 giugno, 2026 per i “Colloqui di via Revel“, presso il Centro Studi Piemontesi – Via Ottavio Revel 15 – Torino, si è tenuta la presentazione del volume “I Galleani di Canelli e Barbaresco. Pionieri dell’industria della seta“, di Giulia Ajmone Marsan, Edizioni Centro Studi Piemontesi.
Sono intervenuti, con l’Autrice, Lodovico Passerin d’Entrèves – Presidente Centro Studi Piemontesi e Andreina Galleani d’Agliano.

Il Segreto di Stato e la Nascita del Filatoio di Caraglio
Per secoli, la città di Bologna ha custodito il monopolio tecnologico del Torcitoio idraulico attraverso sistemi di sicurezza rigidissimi, paragonabili a veri e propri segreti militari:
- La pena capitale: Chiunque tentasse di esportare i progetti della macchina o di svelarne i meccanismi fuori dai confini bolognesi veniva condannato a morte come traditore della patria.
- Fabbriche invisibili: Per ingannare le spie straniere, i mulini da seta non avevano l’aspetto di “opifici industriali”. Venivano nascosti all’interno di normali palazzi residenziali, mimetizzando le grandi ruote idrauliche nei sotterranei alimentate dai canali sotterranei della città per generare il movimento, mentre nei piani superiori era installato l’altissimo torcitoio circolare in legno (con altezze da 12 a 16 metri), che simultaneamente poteva torcere centinaia di fili di seta.
L’ipotesi del contrabbando e l’arrivo in Piemonte
I Galliani acquisirono questa innovativa tecnologia, anche se in merito esistono versioni non sufficientemente documentate in cui questo il segreto sarebbe stato carpito. Infatti nel 1663, i Galleani sarebbero riusciti a portare la tecnologia a Torino, corrompendo tecnici e artigiani specializzati provenienti dalle zone di Bologna e Parma. I pezzi dei macchinari sarebbero stati smontati e contrabbandati all’interno di normali casse da imballaggio.
Questa operazione di spionaggio avrebbe permesso la nascita della grande industria della seta piemontese. Il simbolo più importante di questa epoca è il Filatoio Rosso di Caraglio, costruito nel 1676. La struttura oggi ospita le uniche repliche storiche in scala reale, perfettamente funzionanti, dei colossali torcitoi idraulici bolognesi.
I Galleani pertanto furono i primi a stabilire con successo la filatura della seta con mulini idraulici a Torino.
Creati tre filatoi tra il 1663 e il 1678 – a Borgo Dora, a Venaria Reale e a Caraglio – e più tardi una “Pesta da tabacco” per la “triturazione” di questo prodotto, accumularono una sostanziosa ricchezza, che scelsero di investire in terra e feudi.
Scelte determinate in parte dall’incertezza dei tempi, funestati da successive guerre, in parte da prudenza e riluttanza ad avventurarsi in contratti per forniture militari e in appalti per l’esazione delle tasse.
Mentre imprenditori più aperti a siffatti rischi andarono incontro a fallimenti, i Galleani conservarono il patrimonio per tutto il Settecento, vivendo sempre più l’agiata vita di “rentiers”.
L’impatto della Rivoluzione Francese causò prima la riduzione dei redditi e in seguito il frazionamento del patrimonio, portando, in particolare, alla vendita del filatoio di Caraglio e, infine, di quello di Venaria Reale. Lasciarono così il settore della seta prima del suo definitivo declino.
La conferenza presso il Centro Studi Piemontesi del 10 giugno 2026 ha permesso di approfondire le vicende dei Galleani, offendo nello stesso tempo una interessante panoramica documentale sugli aspetti storico-economico-sociali dei tempi in cui questi imprenditori ante litteram esercitarono un ruolo proto- industriale da grandi protagonisti.
Il video della conferenza merita un’attenta visione per le tante notizie, osservazioni e documenti che offre alle persone interessate alle tematiche in oggetto. La narrazione dell’Autrice Giulia Aimone Marsan è ampiamente sviluppata nel volume “ I Galleani di Canelli e Barbaresco. Pionieri dell’industria della seta” – Edizioni Centro Studi Piemontesi – che consigliamo di leggere e che suggeriamo per la divulgazione didattica nel campo della storia economica del Piemonte.
Importante, per le nuove generazioni, il messaggio conclusivo dell’incontro: “… programmare con probabilità di successo il futuro, richiedere di conoscere con la giusta attenzione il passato…”. Meminisse juvabit!
Buona visione. (m. b.)
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