L’ultimo libro di Piero Calvi Parisetti
Prendendo spunto dall’ultima fatica di Piero Calvi Parisetti, “Scienza Coscienza Sopravvivenza” (OpenMind Publishing Dicembre 2025), desidero esprimere alcune considerazioni legate all’antica diatriba tra le visioni materialiste e spiritualiste di un noto fenomeno chiamato NDE.
Le Near-Death Experiences, da cui l’acronimo NDE, rappresentano le cosiddette Esperienze di premorte, ovvero i ricordi dettagliati di decine di migliaia di pazienti che dopo un risveglio da un coma o dopo una anestesia in sala operatoria, raccontano di aver letteralmente volato sopra il proprio corpo, rimasto immobile nel letto, e descrivono molti particolari dell’ambiente e delle persone che si affaccendavano intorno al suo capezzale.
Pleonastico ricordare che un tale fenomeno possa essere considerato frutto di fantasia o di pura immaginazione da tutti coloro che, non avendo alcuna consapevolezza di una esistenza separata dal corpo materiale, sostengono a spada tratta le ipotesi materialiste.
Sull’altro versante stanno coloro che non identificando la coscienza con il corpo trovano assolutamente accettabile l’idea che una parte di noi, una volta che il cervello cessi le proprie attività o che il cuore si fermi temporaneamente, possa separarsi dal corpo stesso.
Due interpretazioni radicalmente diverse che appartengono a visioni del mondo assolutamente antitetiche.

L’ipotesi materialista sembra vincolata alla Fisica classica, mentre alla Fisica quantistica e alla Metafisica si potrebbero ricondurre le ipotesi di natura trascendente.
Le scienze del Paranormale, come afferma il Prof. Piero Calvi Parisetti nel suo libro, si stanno scientificamente occupando di fenomeni apparentemente inspiegabili, come le OBE (Out of Body Experience – esperienze fuori dal corpo) e le NDE (Near Death Experiences – esperienze di premorte), inoltre viene posta l’attenzione sulla possibilità che la coscienza essendo una entità separata dal corpo, avrebbe la capacità di sopravvivergli.
Sembra evidente che la mentalità materialista si stia diffondendo a macchia d’olio, supportata da una pressione mediatica che sembra escludere qualsiasi ipotesi che preveda una dimensione spirituale. Persino le principali religioni aggrappandosi a dogmi vecchi e obsoleti sembrano aver scordato il valore della autentica spiritualità.
Siamo stati condizionati dai dogmi di un nuovo credo religioso che chiamiamo scienza, dogmi che non hanno nulla di diverso da quelli delle altre religioni.
Tuttavia qualcosa di nuovo sembra comparire all’orizzonte.
Visto che la coscienza apparirebbe separata dal corpo-cervello o, come sostiene Federico Faggin, il corpo è un epifenomeno della coscienza, si tratta di comprendere cosa sia la coscienza e che relazioni possono esserci con l’anima e lo spirito.
Torniamo agli eventi delle NDE e delle OBE, come leggiamo nel lavoro del parapsicologo Prof Piero Calvi Parisetti, si tratta di due tipologie di fenomeni che si differenziano per i seguenti motivi.
NDE – Near Death Experience (Esperienza di pre-morte)
È un’esperienza che avviene quando una persona è molto vicina alla morte o in una condizione fisica critica (arresto cardiaco, trauma grave, anestesia profonda, ecc.).
I pazienti raccontano di avvertire la sensazione di uscire dal corpo, di osservarsi dall’alto, di notare la presenza di un tunnel di luce intensa. A queste esperienze sono molto spesso associati incontri con persone decedute o esseri spirituali. L’esperienza è sempre immersa in una sensazione di pace profonda dove avviene una sorta di revisione della propria vita, al termine si verifica il rientro nel corpo fisico.
OBE – Out of Body Experience (Esperienza fuori dal corpo)
È semplicemente la sensazione o percezione di trovarsi al di fuori dal proprio corpo fisico. Si può verificare durante meditazione profonda, nel sonno o sogni lucidi, durante traumi o stress, spontaneamente o durante alcune pratiche spirituali. Anche in questo caso si ha la percezione di fluttuare sopra il corpo, di osservare la stanza o l’ambiente e di muoversi nello spazio senza corpo fisico
Calvi Parisetti, da scienziato accademico nonché uno dei massimi esperti a livello mondiale nel settore specifico della parapsicologia clinica, affronta con rigore e metodo scientifico i due fenomeni eccezionali sopra descritti.
Dalla lettura del testo emerge una visione possibilista che tende a mettere in discussione l’ipotesi scientista di natura materialista, senza, peraltro, abbandonarsi a facili entusiasmi che potrebbero alimentare interpretazioni in stile new age o simili.
Il suo Lavoro è preciso e si basa su dati statistici che valutano la probabilità che determinati fenomeni possano verificarsi per cause non materialiste.
Nel volume sono anche presenti 44 articoli divulgativi, scritti durante il 2025, che testimoniano la straordinaria vitalità ed il fascino di queste aree di ricerca di “confine”.
Moltissimi sono gli aspetti che non trovano ancora una risposta adeguatamente convincente, uno tra tutti si riferisce al mistero della memoria degli eventi che interessano i “viaggi fuori dal corpo” durante una NDE.
Riporteremo ora alcune considerazioni, tratte dal libro di Calvi Parisetti, relative alle esperienze complesse come le NDE:
“Affermazione 1: Secondo le teorie prevalenti nelle neuroscienze, qualsiasi esperienza cosciente – in particolare un’esperienza altamente complessa come una NDE, che comporta la formazione di ricordi dettagliati e duraturi e che si traduce in significativi cambiamenti psicologici e comportamentali – richiede la piena funzionalità e coordinazione di diverse unità funzionali anatomiche del cervello, la maggior parte delle quali si trova nella corteccia cerebrale.”
Oltre l’Autore descrive nel dettaglio la catena di eventi che si verificano subito dopo che il cuore ha cessato di battere:
“La catena degli eventi è drammaticamente rapida e assolutamente catastrofica. Entro un secondo o un secondo e mezzo dopo che il cuore ha smesso di battere, le luci si spengono. Perdiamo improvvisamente ogni coscienza, consapevolezza, cognizione.
Se la percezione ha ancora luogo, gli stimoli sensoriali non vengono convertiti in un’esperienza cosciente. La formazione della memoria semplicemente non avviene. Il paziente passa in un istante dalla piena coscienza di veglia al coma profondo…”
“…tutto ciò che si afferma essere necessario per l’emergere della coscienza, della consapevolezza, della cognizione e della formazione della memoria semplicemente non c’è più entro due secondi da un arresto cardiaco…”
“…Entro altri 10 secondi, la respirazione si ferma. Questo è un segno cruciale, non solo perché l’assenza di battito cardiaco e respirazione viene definita “morte clinica” ma anche a causa di ciò da cui dipende la respirazione…”
“…il fatto che una parte assolutamente vitale del tronco encefalico smetta di funzionare significa che – entro 10 secondi dall’arresto cardiaco – il cervello si spegne completamente. Tutto il cervello, dai centri corticali più alti fino alle strutture più profonde, tutto quanto non è più funzionale…”
“… Nel giro di 20 secondi anche le funzioni nervose più semplici, come il riflesso del vomito quando si tocca la parte posteriore della gola e il riflesso corneale quando si sfiora la superficie dell’occhio, scompaiono. Fisiologicamente, si tratta di “archi riflessi” brutalmente semplici: un recettore sensoriale riceve uno stimolo ambientale, come oggetti che raggiungono i nervi nella parte posteriore della gola, e invia un messaggio attraverso un nervo afferente al sistema nervoso centrale…
…A mio parere, affermare che ci possono essere parti del cervello ancora funzionanti (e in grado di sostenere la coscienza!) mentre meccanismi elementari e fondamentali come gli archi riflessi sono assenti è un insulto all’intelligenza e al buon senso. Ma, sapete, io non sono un neuroscienziato…
…Permettetemi quindi di concludere queste note con un’affermazione semplice e inequivocabile, che diventa poi la seconda della mia serie:
Affermazione 2: Immediatamente dopo un arresto cardiaco, quella “piena funzionalità e coordinazione di diverse unità funzionali anatomiche del cervello, per lo più situate nella corteccia cerebrale”, che si ritiene comunemente sostenga l’emergere della coscienza, della consapevolezza, della cognizione e la formazione dei ricordi, cessa di esistere…”
Ho voluto riportare direttamente dei brani tratti dal testo: Scienza, Coscienza e Sopravvivenza, per evitare errori di interpretazione, vista la complessità dell’argomento.

Per concludere la prima parte di questo articolo riproporrò la domanda iniziale:
Se il cuore è andato in arresto cardiaco e l’individuo dopo la rianimazione “torna” e racconta un’esperienza che consideriamo assolutamente concordante e sovrapponibile con quella delle decine di migliaia di casi analoghi… come possiamo spiegare la memoria di quelle testimonianze, visto che il cervello non è in grado di funzionare?
Ovviamente riprenderemo altri aspetti di questo straordinario argomento.
Consigliamo, a coloro che fossero interessati, di partecipare all’evento di mercoledì 18 marzo, descritto nella locandina a fianco.
Immagine di copertina creata con ChatGPT
© 2026 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF

Argomento vasto ed interessante e diciamolo pure: un mondo ancora in fase di esplorazione. Ho vissuto sulla mia pelle entrambe le esperienze sia OBE che NDE, e soprattutto per l’ultimo vissuto, si vive una realtà più intensa della nostra realtà , a cominciare dall’atmosfera inebriante di pace assoluta, di colori accesi, percezioni olfattive sensazionali, musiche e altro, tant’è che non si vuole ritornare ( dopo aver scoperto di essere a casa). Credo che bisogna distinguere la Morte Cerebrale dalla Morte Clinica. I processi , da quello che ho compreso, sono l’arresto del cuore, organi e cellule, ma c’è un tempo tra 10 e 20 secondi, dove si possono considerare arresti irreversibili di ogni ttività cerebrale, e delle cellule neuronali , le quali muoiono dopo pochi minuti . Nel caso di questo ultimo punto, le NDE ( coma, pre- morte, trance, meditazione, ipnosi, mancanza di ossigenazione), ci potrà essere ipoteticamente un’attività energetica residuale, e quindi, di robusta resistenza, ai fini della sopravvivenza. Se la coscienza non deriva dal cervello e, di conseguenza, persiste dopo la morte, è dimostrato che si
è ancora coscienti come in uno stadio di stand- by, ma attendo le illustrazioni del Dottor Calvi Parisetti e altri….
Grazie Mariagrazia, in effetti c’è molta attesa per quanto riguarda i contenuti del convegno e le richieste di partecipazione sono più che significative. A mercoledì 🤗
Per intrecci casuali del tempo, il medesimo argomento è nato da un movimento di pensiero spontaneo uno di questi giorni con alcuni compagni di “merende teoriche”. Da lì è nato una specie di referendum che per forza di spazio fisico è stato molto abbreviato. Nonostante ciò l’interesse è piuttosto diffuso. Dunque ne è scaturito un articolo “alla portata di tutti” o perlomeno spero, sul quale vi è un incipit per una collaborazione a due mani. Spero apprezzato. Ogni commento e ogni suggerimento saranno molto ben accolti. Complimenti come sempre, a presto sentirci, grazie Guerreri
Grazie a te! Sempre sul pezzo 👍🏼👍🏼🍾