Tra Newton, guerre contemporanee e futuri possibili, ciò che resta è una domanda antica: quale ruolo abbiamo, oggi, sulla Terra?
Dal 1726 al 2326: un viaggio immaginario per capire il presente.
Ci sono anni che scegliamo senza sapere perché. Numeri che ci attirano come fari nella nebbia.
Il 1726, per esempio. Tre secoli esatti prima di noi. Un anno che sembra lontanissimo e invece ci parla ancora.
Forse perché lì si intrecciano scienza, potere, critica. Forse perché lì muore Newton, e con lui un modo di guardare il mondo.
O forse perché, quando il presente ci sfugge, abbiamo bisogno di un punto fermo nel passato per provare a immaginare il futuro.
Questo articolo nasce così: da un salto di trecento anni indietro e uno avanti.
Un arco temporale che non ha logica cronologica, ma ha una logica umana.
1726 – L’anno in cui il mondo cambiò senza accorgersene.
Se una macchina del tempo ci lasciasse nel 1726, troveremmo un’Europa che non sa ancora di essere sull’orlo di rivoluzioni politiche, scientifiche e sociali.
Muore Isaac Newton, l’uomo che ha trasformato l’universo in un sistema leggibile.
Nella concezione newtoniana dell’universo, resta difficile separare le sue idee religiose da quelle scientifiche. Newton sosteneva la semplicità, uniformità e infinitezza dell’universo, creato da un Dio trascendente, onnipotente ed eterno. Accortosi del fatto che, a causa dell’influenza degli altri pianeti, le orbite di ciascun pianeta non sono perfettamente ellittiche e non si richiudono su sé stesse dopo una rivoluzione, Newton sostenne che Dio manda periodicamente i propri angeli a spostare i pianeti quanto basta per rimetterli su un’orbita perfettamente ellittica. Vedeva anche, nella complessità dei moti planetari, una prova dell’esistenza di Dio.

Jonathan Swift pubblica I viaggi di Gulliver, una satira feroce travestita da favola.
La satira coinvolge nello stesso tempo la natura umana, il sottogenere letterario dei “racconti di viaggio”, delle storie naturali e la stampa sensazionalista dell’epoca, coniugando fantasia e realtà. Swift lo scrisse come satira sociale dell’Inghilterra coeva, toccato nelle proprie ambizioni dal brusco declino del partito Tory.
Papa Benedetto XIII canonizza Luigi Gonzaga, simbolo di purezza in un’epoca che cerca ordine morale.
Luigi Gonzaga, insieme a san Camillo de Lellis e ad alcuni confratelli gesuiti, si prodigò intensamente ad assistere i più bisognosi. Malato da tempo, dovette dedicarsi solo ai casi con nessuna evidenza di contagiosità, ma un giorno, trovato in strada un appestato, se lo caricò in spalla e lo portò all’ospedale della Consolazione. Pochi giorni dopo morì, all’età di soli 23 anni. Il suo corpo è tumulato nella chiesa di Sant’Ignazio a Roma, nello splendido altare barocco di Andrea Pozzo.

Nasce Vittorio Amedeo III, futuro re di Sardegna, destinato a governare in un continente inquieto.
Il regno di Vittorio Amedeo III viene ricordato da molti storici per i negativi risultati degli ultimi anni del suo regno, quando cioè il Piemonte era ormai divenuto un campo di battaglia per le forze giacobine e le campagne erano in un pietoso stato di rivolta. A tal proposito, il poeta piemontese Carlo Botta gli dedicò un impietoso epitaffio:
«Egli moriva lasciando un regno servo che aveva ricevuto libero, un erario povero che aveva ereditato ricchissimo.
Il 1726 è un anno-simbolo:
la scienza che si spegne, la critica che si accende, il potere che si rinnova.
2026 – Il presente che fatichiamo a comprendere.
Arriviamo al nostro tempo, dove la storia sembra accelerare senza direzione.
- La guerra in Ucraina continua a segnare l’Europa.
- Le tensioni internazionali si moltiplicano.
- I leader politici, in varie parti del mondo, assumono atteggiamenti da monarchi moderni, convinti di poter imporre la propria volontà oltre i confini.
- La società è stanca, polarizzata, fragile.
- La tecnologia corre più veloce della nostra capacità di comprenderla.
Il 2026 è un anno che ci mette davanti a una verità scomoda:
non riusciamo più a leggere il presente con la stessa chiarezza con cui Newton leggeva il cielo.
2326 – Il futuro come specchio delle nostre paure e delle nostre speranze.
Guardare trecento anni avanti è un esercizio che non ha pretese di previsione. È un modo per capire chi siamo oggi.
Nel 2326 potremmo trovare:
- città verticali, autosufficienti, alimentate da energie rinnovabili
- intelligenze artificiali integrate nella vita quotidiana
- biotecnologie capaci di estendere la vita
- avamposti umani su Marte o sulla Luna
- nuove disuguaglianze basate sull’accesso alla tecnologia
- un pianeta che chiede conto dei nostri errori climatici
Il futuro non è un luogo rassicurante né minaccioso:
è uno spazio di possibilità, e dipende da ciò che facciamo adesso.
Conclusione – Vivere il presente: l’unica certezza che abbiamo.
Dopo aver attraversato tre secoli in un lampo, resta una consapevolezza semplice e potente:
Viviamo il presente perché è l’unico tempo che ci appartiene.
Il passato ci insegna.
Il futuro ci interroga.
Ma è nel presente che si decide tutto:
la qualità delle nostre scelte, la responsabilità verso gli altri, il modo in cui abitiamo la Terra.
Siamo un punto minuscolo tra ciò che è stato e ciò che sarà.
Eppure, proprio per questo, il nostro ruolo è decisivo.
Il 1726 ci ricorda che la conoscenza può cambiare il mondo.
Il 2026 ci mostra quanto sia fragile la nostra epoca.
Il 2326 ci invita a immaginare un’umanità forse migliore.
Il presente, invece, ci chiede una sola cosa:
essere all’altezza del tempo che viviamo.
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le immagini generate con Copilot e le notizie storiche del 1726:tratte da Wikipedia e www.sapere.it
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