Chiesa di Santa Margherita, ripresa laterale. Foto di Ezio Marinoni
Aperta soltanto per il culto, ha perso il titolo di parrocchia a dicembre 2025. Il ruolo del Marchese di Barolo nella sua fondazione
Margherita era un nome diffuso in Piemonte; su tutte le donne che l’hanno portato ha rifulso di fascino e bellezza la Regina Margherita; il nome è poi andato pian piano in disuso.
La santa che lo onora è una Margherita di Antiochia, nasce nel terzo quarto del III secolo dopo Cristo, figlia di un sacerdote pagano. La balia la avvia e la educa al cristianesimo; la fede le costa la cacciata di casa da parte del padre. Diventa la moglie del governatore pagano Olibrio. Ancora una volta, la giovane paga un alto prezzo per la sua fede: incarcerata, vessata, torturata, non rinnega il cristianesimo.
Secondo la tradizione, in carcere le appare il demonio sotto forma di un drago, che la inghiotte; e lei, armata da una croce che tiene sempre tra le mani, squarcia il ventre del mostro. Da questo episodio che ha il sapore del fantastico, nasce nella devozione popolare la virtù a lei riconosciuta: ottenere, per sua intercessione, un parto facile alle donne che la invocano prima dell’inizio delle doglie.
Margherita subisce il martirio durante la feroce persecuzione di Diocleziano, decapitata il 20 luglio 290; sul luogo del martirio sorge una chiesa, tanta era la devozione nei suoi confronti.
Secondo la tradizione un pellegrino di nome Agostino da Pavia, nel secolo decimo, riusce a trafugare, dopo varie peripezie, il corpo di S. Margherita e trasportarlo in Italia, a Roma per proseguire verso Pavia. Durante il viaggio, si ferma a Montefiascone, dove è accolto dai benedettini del monastero di San Pietro ai quali racconta le vicende del viaggio. Dopo qualche giorno il pellegrino si ammala e muore, raccomandando ai monaci di conservare e venerare la preziosa reliquia. Da qui inizia a diffondersi il culto di Santa Margherita.
A proposito della chiesa collinare torinese, così scrive Giuseppe Isidoro Arneudo nel suo libro Torino sacra (1898, Giacomo Arneodo Editore, via Torquato Tasso, 8):
« A mezzo della bellissima salita che adduce alla sontuosa «Villa della Regina» si apre a destra una strada, di recente restaurata ed abbellita mediante comode scalinate ergentisi fra siepi, e detta «strada Doragrossa»: fiancheggiata da muricciuoli, da graziose ville, da qualche vigneto, da prati e da campi adagiati in dolce declivio, questa strada conduce alla Chiesa di S. Margherita, situata pittorescamente sur un poggio al crocicchio di quattro strade. »
Le quattro strade che prospettano su questo anomalo incrocio collinare sono strada Santa Margherita dal basso, che diventa strada Pecetto oltre la chiesa; strada Val San Martino a sinistra e strada San Vincenzo a destra.
Il percorso di oggi è ben diverso da quello descritto da Arneudo a fine Ottocento: le ville signorili, quasi tutte ristrutturate in chiave moderna, sono chiuse all’occhio di chi transita da cancelli, alti muri e inferriate con telecamere, per ovvi motivi di sicurezza.
Salgo alla chiesa di Santa Margherita nel giorno di Ferragosto, per la funzione festiva delle 11, celebrata da don Stefano Audisio, ex parroco di Sassi e Borgata Rosa. La chiesa sbuca, quasi all’improvviso, su un terrapieno rialzato, al quale salgono una stradina. Il prospetto frontale è una tozza costruzione in laterizio, priva di ornamenti e affreschi. Al portone segue una cancellata in ferro; il primo tratto della navata unica è lastricato in pietra, a cui segue una piastrellatura a losanghe bianche e nere.
Riprendiamo le “notizie storiche” redatte dal citato Arneudo, autorevole guida in molte chiese di Torino.
« Si eresse questa simpatica Chiesuola nel 1826 a cura dei proprietari delle ville sparse nelle adiacenze e pressochè nel sito di altra Cappella che il principe Maurizio (che tante volte ci occorre di nominare nella Storia delle Chiese torinesi) aveva fatto edificare sotto l’intitolazione dei Santi Maurizio, Michele e Grato per comodo de’ villeggianti, come appariva dalla seguente iscrizione su un muro della strada di Santa Margherita: D. O. M. – SS. Mikaeli Mauritio Grato – Patronis et tvtelar sacellvm. viatorib. et per agrvm – Circvmfvsum rvsticantib. obvivm – sibi. opportvnvm – Mavritius .princeps a Sabavdia Die S. Mikaeli S. Mavritio Octav. – III. kal. octob. MDC.IL FB. EB. DD. B.
La Chiesa fu terminata nel 1832 e due anni dopo, cioè il 1° luglio 1834 Monsignor Luigi Fransoni, arcivescovo di Torino, con suo decreto la erigeva in parrocchia (nel giorno medesimo in cui veniva eretta a parrocchia la Chiesa della Madonna degli Angeli) con soddisfazione degli abitanti de’ colli circonvicini, ai quali tornava troppo gravosa, per la lontananza soverchia, la dipendenza dalla parrocchia dell’Annunziata. »
Sul piccolo ambiente interno, Arneudo non ci fa mancare le informazioni.
« La Chiesa conta tre altari: l’altar maggiore con bella tavola raffiguranteci Santa Margherita vergine e martire, lavoro e dono della contessa Ottavia Masino di Mombello. Ai lati s’aprono due cappelle, l’una dedicata alla Madonna del Rosario e l’altra ai Santi Antonio e Martino, patroni degli abitanti delle vallette sulle quali ha giurisdizione la Chiesa. »

La contessa Ottavia Borghese, sposata Masino di Mombello, è ricordata in particolare per il generoso lascito testamentario del 22 dicembre 1855 che è alla base della costruzione della sede storica del Regio Istituto dei Sordi di Torino, in via Assarotti (1859 – 1861). L’opera viene fondata dal sacerdote acquese don Francesco Bracco nel 1855, ma questa è un’altra storia torinese.
Oltre al quadro presente a Santa Margherita, la Contessa risulta autrice di opere di incisione e disegno, a dimostrazione della sua attività nel contesto culturale e artistico torinese degli Anni Trenta dell’Ottocento. A lei è dedicata una elegia dal cavalier Angelo Maria Ricci: Alla Contessa Ottavia Borghese – Letterata e pittrice illustre – in morte del Conte Luigi Masino di Mombello – di lei consorte amatissimo (stampato dalla Tipografia Mussano).
Mi domando per quali imperscrutabili e, a oggi, non documentate via il dipinto sia arrivato qui: mecenatismo? Concorso di intenti per la nuova costruzione? Di certo, anche questo è risultato della feconda operosità dell’Ottocento cattolico e sociale torinese.
Le due cappelle laterali ingentiliscono la costruzione, chiuse da bassi cancelletti in ferro, con iniziali inscritte in due cerchi e due date (una “M” in un cerchio, datata 1837 – 1937; nel secondo cancelletto, le lettere sovrapposte “M” e “S” con data 25 – 8 – 1938). Le due tele ottocentesche ritraggono, a destra l’Assunta fra Santi, e a sinistra Sant’Antonio con pastorale che riceve l’omaggio di un francescano.

Sulla destra, appena prima del presbiterio, si staglia il pulpito ligneo, descritto da Arneudo con una notazione di provenienza storica: « Degno di menzione il pulpito con bellissime ed ammirevoli scolture in legno e che un tempo figurava nella cappella della Regia Università. »
E, infine, una giusta menzione per i sacerdoti che qui hanno operato, dall’inizio della vita di questa giovane parrocchia.
« I Parroci. – Due esimii curati annovera – prima dell’attuale – la breve cronaca della Parrocchia di Santa Margherita, e cioè Monsignor Luigi Froux, che fu curato per dieci anni, e poi il teologo Paolo Reyneri che resse la parrocchia per ben quarantaquattro anni. È oggi zelantissimo curato Don Pietro Grande. »
Sulla parte alta delle pareti, alcune lapidi ricordano i parroci che hanno officiato in questa chiesa.
Sac. Teol. Paolo Reineri: “Morto li 31 agosto 1888 d’anni 81 che per 44 resse questa parrocchia con zelo di santo amore di padre”.
Don Pietro Grande: “Per 25 anni vice curato modello e per 32 curato zelante e buono della parrocchia di Santa Margherita”.
Don Beltramo Giovanni di Santa Margherita: “Iniziato al ministero degli altari dall’ottimo curato Teol. Paolo Rayneri fu sacerdote esemplare per 25 anni maestro locale buono modesto pio da tutti amato e compianto. Morì li 11 dicembre 1885 d’anni 47”.

Mi chiedo per quale motivo il cognome del teologo sia scritto in due modi diversi (Reineri in una lapide e Rayneri in un’altra), lascio la domanda ai piccoli misteri della storia umana.
In fondo alla chiesa una pagina ciclostilata, a disposizione dei fedeli e vera memoria del tempo, narra alcune vicende della chiesa, estratte dai documenti dell’archivio parrocchiale.
La chiesa è sorta per ovviare alla mancanza di luoghi di culto in questa zona, i cui abitanti facevano parte della parrocchia dell’Annunziata, in via Po. Siamo al tempo di Re Carlo Felice (1821 – 1831), la Gran Madre non è ancora stata ultimata. In quel periodo, fra Reaglie e Cavoretto c’è soltanto la chiesa di San Vito, oltre a qualche cappella privata in ville gentilizie. Ed è proprio un gruppo di proprietari di ville che si fa promotore dell’iniziativa di richiedere una chiesa, coordinati dal teologo e canonico Giacinto Dupré: i Conti Francesetti di Mezzzenile, i Conti Piossasco, i Marchesi Scarampi di Pruney, i Marchesi Seyssel d’Aix.
Il 3 gennaio 1826 il Sindaco di Torino, Marchese Tancredi Falletti di Barolo, approva l’iniziativa e vi aggiunge un proprio contributo. Il 20 marzo 1826 la famiglia Asinari cede gratuitamente un pezzo di terreno, un mese dopo iniziano i lavori, con l’intervento gratuito dell’architetto Filippone, che procedono a fatica, tra scarsità di fondi e di manodopera. A febbraio 1828 l’Arcivescovo concede parte degli arredi della soppressa Congregazione degli Artisti, che era in San Domenico. Finalmente, nel 1830, la costruzione è ultimata e si procede alla inaugurazione, con la benedizione dell’Abate Palazzi. Subito dopo, la Contessa Seyssel d’Aix offre offre il ricavato di una lotteria a favore della erigenda chiesa (sistema molto in voga per finanziare opere pubbliche e private, nell’Ottocento), con il quale si paga il residuo debito all’impresa costruttrice, si sistemano l’organo e la scala di accesso, si acquistano i lini per il culto. A dicembre 1831 il Canonico Dupré e il Conte Seyssel d’Aix offrono i loro contributi per far celebrare le messe per tutto l’anno 1832. Il primo parroco a cui è affidata la nuova chiesa è don Luigi Froux.
A dicembre 2025, Santa Margherita ha perso il titolo di parrocchia, ma continuano a celebrarsi le funzioni.
All’uscita dalla chiesa, il piccolo piazzale offre uno scorcio di Torino dall’alto: oltre la strada Santa Margherita in forte discesa, si scorge il moderno skyline del grattacielo della Regione Piemonte, su via Nizza, fra panorami vecchi e nuovi della nostra città.

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