Una narrazione nei meandri dell’inconscio in un contesto di morte e distruzione
L’autore del libro “NEVE ROSSO SANGUE” (Blood Red Snow) è Günter K. Koschorrek, un ex soldato tedesco che ha combattuto in prima linea durante la Seconda guerra mondiale. Il volume è un diario di guerra autobiografico, asciutto e privo di retorica. Rappresenta una delle testimonianze più crude e autentiche sulla vita del soldato comune (il cosiddetto “Landser”) al fronte orientale.
Koschorrek ha operato come capo arma e mitragliere d’élite con le devastanti mitragliatrici pesanti MG 34 e MG 42. Entrò in azione nel 1942 nella 24ª Panzer-Division spostandosi con questa unità in diversi fronti di guerra.
Russia-Italia-Russia
Combatté strada per strada nella sanguinosa battaglia di Stalingrado (Russia), svoltasi tra il 17 luglio 1942 e il 2 febbraio 1943, sfuggendo per un soffio all’accerchiamento dell’Armata Rossa.

Nel settembre 1943, il suo reparto venne temporaneamente inviato in Italia e in Istria per condurre violente operazioni anti-partigiane.
Successivamente fu rispedito sul fronte orientale. Combatté nella testa di ponte di Nikopol, per poi ripiegare faticosamente attraverso la Romania e il fiume Vistola fino al collasso finale del 1945.
Appunti clandestini: Koschorrek scriveva le sue memorie in tempo reale su fogli sparsi e diari tascabili. Poiché era severamente vietato tenere diari personali al fronte, li nascondeva accuratamente all’interno dei suo cappotto. Infatti la fodera del pesante cappotto militare offriva lo spazio perfetto per appiattire e nascondere i fogli di carta accumulati nel tempo.
Koschorrek descrive le strade intasate non solo da soldati in rotta, ma anche da colonne interminabili di profughi civili tedeschi in fuga disperata verso ovest per sfuggire alla rappresaglie sovietiche.
Durante la ritirata fu proprio quel cappotto a viaggiare insieme alla madre in fuga verso la Germania occidentale, custodendo i testi fino alla fine del conflitto.
Pubblicazione tardiva: L’autore decise di non utilizzare quegli appunti per moltissimo tempo. Il libro è stato pubblicato solo alla fine del ‘900 in Germania, riscuotendo un enorme successo internazionale (soprattutto nella sua versione inglese).
A differenza dei saggi scritti dagli alti ufficiali, Koschorrek non si cura della strategia militare globale o della giustificazione politica. Koschorrek fa comprendere cosa succede nella mente e nella profondità dell’inconscio in un soldato tedesco che è costretto a combattere una guerra di annientamento disumano, che sconfina nella follia, senza speranza e costantemente esposto alla morte.
Il suo punto di vista descrive la pura lotta per la sopravvivenza e il terrore psicologico del soldato semplice in mezzo al gelo, al fango e alla morte. Nelle sue memorie dichiara apertamente di aver ucciso molti nemici a causa del mero istinto di autoconservazione, senza mai sentirsi un eroe o provare alcun senso di trionfo.
In realtà il fronte orientale russo nel 1942 di Stalingrado, dove la morsa mortale sulla Wehrmacht si stava brutalmente concludendo verso una soluzione di disgregazione irreversibile e dove probabilmente la prospettiva di una morte immediata degli assedianti sarebbe stata un sollievo quasi accettabile, impone una particolare riflessione psicologica.
La prospettiva di essere catturato, fatto prigioniero e ridotto a nemico bestiale, da sottoporre a sofferenze inaudite, come contrappasso di una automatica e arbitraria vendetta, sollecitava paure e terrore incontrollabile. Un trauma non facilmente da rimuovere.
La situazione sopra descritta, caratteristica della guerra nazifascista hitleriana, di annientamento totale fisico ed ideologico dell’avversario, mette a fuoco aspetti di inconcepibile disumanità, di crudeltà, di follia criminale in cui emerge la convinzione che l’uomo, trascinato da una realtà apparentemente normale in un contesto aberrante, può raggiungere abissi di abiezione spaventosi.
Domanda: in fondo l’Homo sapiens cos’è e cosa può diventare? E’ un mix di intelligenza, di razionalità o nel contempo, come rovescio negativo della medaglia, una potenziale e mostruosa macchina di malvagità senza fine?
Possiamo attribuire con sicurezza all’Homo sapiens il concetto e il valore di “umanità”, oppure questo sostantivo è ancora una entità indefinita ed arbitraria?
Un dilemma forse troppo arduo per essere risolto sbrigativamente.
Il volume «NEVE ROSSO SANGUE», confessione dell’Autore che ha vissuto questo drammatica esperienza esistenziale, offre gli elementi per una giusta riflessione.
La recensione di NEVE ROSSO SANGUE (Blood Red Snow) di Felice Laudadio (alleghiamo il Link di riferimento) è interessante in quanto esplora, con una analisi approfondita e introspettiva, questa impressionante narrazione dell’Autore. Il libro rappresenta una realtà storico-politico-culturale che non è possibile ignorare o cancellare dalla memoria e che inevitabilmente coinvolge il lettore interessato a crude riflessioni sulla natura umana.
Non sempre è possibile attribuire ad un libro il “potere di ricordare” che nella storia si possono creare situazioni disumane, di abiezione, che non dovrebbero più verificarsi. NEVE ROSSO SANGUE raggiunge egregiamente questa finalità, anche se sarebbe utopistico pensare che il consorzio umano ne abbia definitivamente fatto tesoro.
https://www.sololibri.net/Neve-rosso-sangue-Gunter-K-Koschorrek.html
Buona lettura. (m. b.)
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