I contenuti si affacciano su mille anni di delitti dai risvolti più disparati
Il libro di Maurizio Roccato, I criminali del medioevo. Mille anni di cronaca nera tra santi, briganti, eretici e assassini, edito da Dairkos, un’opera originale e articolata che prende in esame temi di non semplice approfondimento. Infatti, nonostante si evinca dalla bibliografia che non mancano fonti documentali alle quali riferirsi (per altro scelte con attenzione) è pur vero che, l’epoca in questione, ha patito la dispersione di un enorme patrimonio archivistico per via di guerre, epidemie, distruzioni e una non sempre disciplinata e regolare attività di registrazione dei fatti, specie quelli riguardanti la materia criminale.
I contenuti si affacciano su mille anni di delitti dai risvolti più disparati, tipici di quei secoli così spesso grotteschi e contraddittori. Doveroso, quindi, l’inquadramento della materia criminale, necessario per contestualizzare cosa la giustizia ritenesse tale, fondamentale per poi definire la figura del criminale vero e proprio. Ad esempio accuse come stregoneria, eresia, omosessualità, molto spesso punite con la pena capitale, non figurano più – fortunatamente – tra i reati contemplati dalle leggi odierne, ma in quei secoli si trascinavano una schiera di condannati che mettevano in moto macchine burocratiche che stavano iniziando a fatica a istituzionalizzarsi in un continente che non era ancora – politicamente e geograficamente – tale.
Infatti, come si legge nel testo, queste non erano ancora coordinate da normative unificate, ma agivano sulla base delle tantissime variabili derivanti dal contesto sociale e territoriale oltre che dalle tradizioni popolari locali, alle quali spesso ci si rivolgeva per formulare una sentenza di assoluzione piuttosto che di condanna.
Il volume analizza anche in modo critico le attività dei tribunali laici ed ecclesiastici, evidenziando le differenze che a volte portavano a emettere giudizi contrastanti, generando una gran confusione e rendendo difficile capire se fosse meglio essere processati dagli uni o dagli altri. Basti pensare ai casi riportati di assassini prima dalla legge civile condannati e poi dalla Chiesa beatificati, o alle surreali scomuniche e condanne a morte che le corti religiose emettevano nei confronti di insetti e animali ritenuti colpevoli dei più svariati reati.
Ai casi storici più celebri che hanno per protagonisti re, nobili e papi in varia misura accusati di omicidio, pedofilia, spergiuro e alto tradimento si affiancano quelli degli anonimi delinquenti che, in ogni Paese, quotidianamente rubavano, rapinavano, stupravano e uccidevano, presi in esame per meglio illustrare la mentalità dell’epoca nei confronti delle varie tipologie di delitto.
Ed è questo, oltre al rigore delle fonti storiche, il maggiore punto di forza del saggio: la contestualizzazione. Senza questa sarebbe inevitabile cadere in errori di giudizio che sarebbe spontaneamente formulato sulla base della nostra attuale percezione del concetto di crimine.
Maurizio Roccato, I criminali del medioevo. Mille anni di cronaca nera tra santi, briganti, eretici e assassini, Dairkos, pag. 320, Euro 19,00.
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