Salazar aveva forti riserve sul comportamento delle folle
I problemi più grossi Salazar li ha avuti con la Destra radicale, il capo era Francisco Rolão Preto (1896-1977), noto per aver guidato il Movimento Nacional-Sindicalista (MNS), i cosiddetti “camicie azzurre“, che rappresentavano l’ala più fascista e rivoluzionaria in opposizione all’autoritarismo più conservatore e clericale di Salazar. Preto auspicava un tipo di uomo politico, fascista. Elogiava l’ascesa politica di Hitler, ed era deluso della direzione moderata di Salazar. Il 25 maggio 1931 a Lisbona Salazar spiegò senza mezzi termini finché fosse stato al comando, il Portogallo non sarebbe diventato una versione tascabile dell’ordine totalitario di Hitler o di Mussolini.: “Dobbiamo accantonare la tendenza a formare quello che potrebbe essere chiamato uno Stato Totalitario. Lo Stato che nelle sue leggi, etica, politica ed economia subordina tutto agli interessi nazionali o razziali […]”. Uno Stato così per Salazar, “potrebbe portare a un assolutismo peggiore di quello che ha preceduto i regimi liberali […] Un tale Stato sarebbe essenzialmente pagano, incompatibile con il carattere della nostra civiltà cristiana e porterebbe prima o poi a rivoluzioni come quella che hanno infettato le civiltà più antiche e storiche sistemi di governo e, chissà, a guerre di religione più terribili di quelle del passato”.
Nel 1934 lo scontro con Preto non poteva essere rimandato, dopo aver sciolto il movimento nazionalista, fu deportato in Spagna. Intanto in Austria viene assassinato Engelbert Dollfuss per mano di agenti nazisti. Forse la morte del cancelliere austriaco avrà spinto Salazar ad agire contro i seguaci di Preto che erano pronti a sollevarsi contro il suo governo. Il libro di Gallagher accenna all’istituzione della Mocidade Portuguesa, (Gioventù Portoghese) istituita ufficialmente nel 1936 sotto l’egida dell’Estado Novo, rappresenta una delle manifestazioni più emblematiche e studiate di ingegneria sociale nel Portogallo del XX secolo. Fondata con l’obiettivo dichiarato di plasmare i giovani secondo gli ideali di “portoghesità” – una costruzione ideologica strettamente legata ai valori di obbedienza, religiosità cattolica, patriottismo e autorità – l’organizzazione emerse in un momento storico cruciale, quando il regime cercava di consolidare il proprio potere e forgiare una nuova identità collettiva.
Qualcuno ha inserito l’organizzazione portoghese nel più ampio panorama delle organizzazioni giovanili di ispirazione fascista, come la Hitlerjugend in Germania e la Balilla in Italia. Tuttavia, la Mocidade Portuguesa presenta caratteristiche diverse che la differenziano da queste esperienze, (Fasulo Luca, La Mocidade Portuguesa e il suo ruolo nel Portogallo salazarista, anno 2024/25, Università di Padova) in particolare le sue profonde radici nella tradizione cattolica e il suo legame con una visione del mondo rurale e conservatrice che Salazar considerava autenticamente portoghese. L’identità promossa dalla Mocidade non era solo un riflesso del regime, ma anche una reazione alle trasformazioni moderne come l’urbanizzazione, la secolarizzazione e l’apertura a modelli culturali esterni. Uno degli elementi centrali dell’organizzazione era il concetto di “formazione integrale” del giovane cittadino. Questa formazione comprendeva attività fisiche e paramilitari, istruzione morale e civica, rituali collettivi e celebrazioni patriottiche, concepite per instillare nei giovani un senso di appartenenza, disciplina e devozione alla patria e al suo leader.
L’uniforme, il saluto, gli inni e le parate non erano semplici accessori, ma strumenti pedagogici che agivano sia a livello simbolico che corporeo, plasmando profondamente la percezione dell’identità individuale e collettiva. Un aspetto particolarmente significativo è il modo in cui la Mocidade Portuguesa ha contribuito a plasmare una memoria storica selettiva e una narrazione eroica del passato nazionale. La glorificazione delle imprese coloniali, dei navigatori portoghesi e del cosiddetto “spirito lusitano” veniva costantemente evocata nei discorsi e nei materiali didattici, al fine di legittimare le politiche imperialiste del regime e rafforzare l’idea di un Portogallo eterno, cristiano e missionario. La storia, così come veniva insegnata, La Mocidade Portuguesa r
appresentava un potente strumento di costruzione dell’identità e i giovani venivano educati a considerarsi eredi di una missione storica universale. Anche la dimensione di genere all’interno della Mocidade Portuguesa merita particolare attenzione. L’organizzazione istituì una rigida divisione tra ragazzi e ragazze, con programmi separati e obiettivi educativi distinti. Mentre i ragazzi venivano addestrati alla virilità, al coraggio e alla leadership, le ragazze venivano educate alla modestia, alla maternità e alla cura della famiglia. Questa separazione rifletteva la visione tradizionale e patriarcale del regime, che vedeva la famiglia come il nucleo fondamentale della nazione e le donne come il pilastro morale della società.
L’altra sfida politica all’ordine politico di Salazar giunse dal Partito comunista portoghese (PCP) fondato nel 1921.Salazar nel 1933 aveva definito il comunismo come un pericoloso culto religioso con una morale tutta sua. Scrisse: “Il comunismo è la sintesi di tutte le rivolte tradizionali della materia contro lo spirito e della barbaria contro la civiltà, è la ‘grande eresia’ del nostro tempo”. Tende alla sovversione di tutto e, nella sua furia distruttiva, non distingue l’errore dalla verità, il bene dal male, la giustizia dall’ingiustizia”. Di scarsa importanza per essa sono la Storia e le esperienze secolari dell’umanità, la vita e la dignità dell’intelletto, i sentimenti più puri della famiglia, l’onore della donna e la sua modestia, o l’esistenza e la grandezza delle nazioni, finché con la sua falsa concezione dell’umanità può riuscire a schiavizzare l’uomo e a renderlo la sua peggiore sottomissione. Il primo segretario generale del Pcp Bento Goncalves venne arrestato in diverse occasioni e fu inviato prigioniero in un campo di detenzione all’aperto nelle isole di Capo Verde. Comunque, rispetto alle altre dittature quella di Salazar era poco appariscente.
Ci furono attriti tra i radicali del regime, nella Legione, con l’Unione Nazionale, anche con la Chiesa cattolica che era pronta a intervenire. Tuttavia, Salazar desiderava preservare l’equilibrio del governo piuttosto che lanciarsi in derive estremiste. Poteva ammirare il talento di Mussolini, ma non mostrò mai alcun desiderio di emulare il suo stile conflittuale né in Patria né all’estero. Lo disse al suo capo della propaganda Antonio Ferro (1885-1956) una persona originale e talentuosa al servizio di Salazar. Capo del segretariato di Propaganda Nazionale (SPN) dal 1934 al 1949. Ferro persuase Salazar dell’importanza della propaganda e si dedicò a organizzare il marketing politico per il Portogallo salazarista. Curò anche le numerose interviste con lo statista portoghese. Tra gli altri visitò il Portogallo il grande scrittore inglese, T.S. Eliot, che condivideva pienamente lo scetticismo di Salazar, sul negativo contributo del liberalismo alla condizione umana, alla società tradizionale e alle abitudini del popolo. Forse, l’impresa più notevole di ferro fu quella di presentare Salazar come figura provvidenziale sulla scena politica europea, pubblicando in forma di libro una serie di interviste. In inglese era conosciuto come: “The Man and His Work” e fu tradotto in tredici lingue e distribuito in sessanta Paesi.
Il libro si concentrava principalmente sui progressi compiuti in Portogallo dopo quaranta mesi di dittatura finanziaria e sulle lezioni per un’Europa scossa dalla grande depressione economica. Gallagher racconta le innumerevoli iniziative culturali di Ferro, tanto da trasformare il Paese in un teatro. Salazar aveva forti riserve sul comportamento delle folle, non voleva diventare loro ostaggio. Per questo preferiva la vita priva di ristrettezze e di silenzio. Preferiva una vita solitaria, ed evitava gli eventi cerimoniali li lasciava al popolo. Probabile che questo contribuì alla sua longevità, scrive Gallagher.
IL MONDO PRIVATO DI SALAZAR.
Il segno distintivo di Salazar è stato la sua moderazione e compostezza, evitava visite ufficiali all’estero o la partecipazione a conferenze, in generale si esponeva poco ai media. La sua casa privata si trovava sopra il suo ufficio, manteneva uno stile di vita semplice e austero. Non acquisì mai un atteggiamento possessivo dello Stato. Preferiva operare dietro le quinte, piuttosto che assumere il ruolo di alto profilo di capo di Stato. Nel 1937 subì un attentato, una bomba di 40 Kg, preparato da anarchici e comunisti. Certamente gli organizzatori cercavano di arrestare il flusso di armi e rifornimenti che dal Portogallo giungevano alla Spagna di Franco. Salazar aveva una sola scorta di sicurezza e i cospiratori erano fiduciosi del successo. La bomba non riuscì ad eliminare Salazar, che subito dopo senza scomporsi entrò in chiesa per ascoltare la Messa. Le sue uniche parole, dopo l’attentato: “E’ tutto finito, ed ora andiamo a Messa”. Gallagher descrive come il capo del governo portoghese è riuscito a tenere distante il suo Paese dal Secondo conflitto mondiale.
E anche quando era alleato con la Germania e l’Italia per schiacciare i repubblicani spagnoli, non perse mai la fiducia
della Gran Bretagna, assicurò a Londra che avrebbe preservato l’orientamento atlantico. E’ improbabile che gradisse per il Portogallo, un’Europa dominata dal Nuovo Ordine di Hitler. Mentre da parte della Gran Bretagna non ci fu nessuna pressione perché Salazar abbandonasse o modificasse la sua neutralità. Salazar in questo suo lungo potere politico fu confortato da diversi confidenti, con mia sorpresa, lo storico scozzese, fa il nome del conservatore svizzero il conte Gonzague de Reynold. Si scambiarono lettere per un periodo di venticinque anni, dal 1934 al 1959, alcune delle quali sono conservate nell’Archivio di Salazar a Lisbona. Questa grande amicizia di Salazar con lo studioso svizzero per quanto mi riguarda è una garanzia di buon governo del “dittatore” lusitano. De Reynold aveva scritto un libro nel 1937 in cui Salazar veniva elogiato come leader cristiano paternalista senza essere cesarista o totalitario. Ma insolitamente per un ammiratore straniero del Nuovo Stato, era anche critico nei confronti degli aspetti della vita nazionale che il regime non sembrava avere fretta di modificare.
Richiamò l’attenzione sulle condizioni di salute di gran parte della popolazione, sulla prevalenza di malattie infettive e sull’alto tasso di analfabetismo. Ma nonostante queste critiche, Salazar scelse di trattarlo come un pari intellettuale e persino come un’anima gemella. All’uscita del libro, Salazar, si congratulò con lui, scrivendo che la sua osservazione dei fatti e interpretazione degli eventi è semplicemente impeccabili. Sia Salazar che De Reynold, erano entrambi tradizionalisti nello spirito istintivamente, convinti che la Rivoluzione francese avesse profondamente compromesso lo sviluppo dell’Europa. C’era, tuttavia, un problema incombente in cui le loro opinioni non coincidevano. Mentre de Reynold era un vigoroso sostenitore dell’Europa unita, Salazar pensava che il concetto fosse utopico. In due lunghissime lettere al suo amico svizzero, scritte il 1 settembre 1941 e il 29 ottobre 1942, Salazar espresse alcune delle sue opinioni sulla guerra e il suo atteggiamento nei confronti dei belligeranti. Sostenne una pace di compromesso che sembrava impraticabile e riconobbe che l’alleato di lunga data del Portogallo, la Gran Bretagna, era il principale oppositore di una tale pace. Nel 9° capitolo (Nessun porto sicuro per Salazar e il suo regime) Gallagher evidenzia la distinzione tra il regime di Salazar e quello di Franco.
Nel 1952 durante un incontro con l’ambasciatore statunitense, Lincoln Mac Veagh, Salazar così si espresse sul regime spagnolo: “il governo portoghese non nutre un particolare affetto o affinità ideologica per Franco. L’interesse portoghese per la Spagna è puramente una questione geografica; la difesa dell’Europa Occidentale e in particolare la sicurezza del Portogallo sono incomplete senza l’integrazione attiva della Spagna nel sistema di difesa complessivo”. Pur non avendo mai nutrito una vera simpatia per Franco, giunto al potere in modo completamente diverso da Salazar, il leader portoghese sostenne comunque sempre la necessità di far uscire la Spagna dall’isolamento. Gli anni migliori dei quasi quarant’anni di governo salazariano, furono gli anni ’50. Si considerava il suo governo, conservatore e tradizionale. Non avendo un partito forte o uno stato invadente, non era fascista, né pensava di poter essere descritto come un dittatore. Furono scritte diverse opere su Salazar in Francia, tra gli autori c’è Jacques Ploncard d’Assac, l’amico Charles Maurras che lo consigliava sempre a resistere e a combattere, piuttosto
che a dimettersi.
Ma a rendere Salazar noto in Francia, ci ha pensato un libro scritto da una giornalista francese di orientamento conservatore Christine Garnier che riuscì ad aver una intervista con Salazar nel 1951. Un libro basato sulleconversazioni intitolato “Vacances avec Salazar” apparve nel 1952. Garnier era uno pseudonimo di Raymond Germaine Cagin (1915-1987) un’ex modella di riviste di moda francese che in seguito divenne giornalista. Salazar confessò di essere contadino nell’animo, che non si sentiva mai più a suo agio che quando ispezionava la terra. “L’idea politica che riduce il senso spirituale alla ricchezza, può indubbiamente forgiare una società splendida, ma non una vera civiltà. La civiltà, almeno per come la intendo io, deve garantire il predominio del potere spirituale”. Il libro di Gallagher si conclude con alcune osservazioni sulle caratteristiche personali del “dittatore” portoghese. Le sue letture che confermavano che l’uomo è sempre lo stesso in ogni epoca. Le sue preoccupazioni che le società si stavano allontanando dal cristianesimo, rafforzate dagli incontri avuti soprattutto, con Otto von Hobsburg e lo storico Arnold Toynbee, che ospitò a Lisbona nel 1960.
