Un thriller che colpisce senza mostrare, ma facendo vivere le sensazioni come se il protagonista fosse lo spettatore
Il film del 2018 diretto da Gustav Möller è ambientato solo in due stanze, ma è come se noi assistessimo a tutto quello che succede dall’altra parte del telefono e il senso di inquietudine è forte.
La nostra attenzione si concentra su Asger Holm un poliziotto danese che deve stare al centro d’assistenza per via di uno sbaglio che lo porterà in tribunale il giorno dopo a rispondere delle proprie azioni.
Dopo una serie di chiamate poco urgenti e da parte di giornalisti, ne arriva una da parte di Iben, una donna che è stata rapita e caricata nel furgone dell’ex marito Michael e che a sua insaputa ha chiamato il centralino fingendo che fosse la figlia Mathilde. Asger dopo aver informato i colleghi chiama la bambina che gli fornisce il numero di telefono del padre e altre informazioni su di lui. Asger dopo aver detto alla bimba di andare nella stanza dal fratellino Oliver chiede a dei poliziotti di raggiungere la casa per controllare i bambini e telefona anche al collega che il giorno dopo dovrebbe fargli da testimone al processo e gli chiede di andare a investigare a casa di Michael.
Quando i poliziotti arrivano vedono che la bimba è sporca di sangue, questa cosa sia Asger che lo spettatore non la potevano sapere e dopo aver controllato le stanze i poliziotti raggiungono il neonato e avvertono Asger che è morto, lui insiste nel dire di sentire il battito, ma il poliziotto dice che è stato aperto in due.
Infatti Michael aveva detto a Mathilde di non entrare nella stanza per non assistere a quello scenario. Dopo il fallimento del tentativo di sbandamento del furgone sotto consiglio di Asger, Iben viene messa nel retro dove il poliziotto le consiglia di armarsi per quando il furgone si sarà fermato e per colpire Michael, subito dopo questo consiglio Iben dice di aver tolto i serpenti dalla pancia del figlio neonato e che lei lo ha fatto per farlo stare meglio e così veniamo a conoscenza che a ucciderlo è stata lei e non il padre.
Dopo aver investigato nella casa di Michael viene trovato un documento riguardo una clinica psichiatrica, infatti dopo aver chiamato l’ex marito, lui dice che lei non si è resa conto della sua azione e che voleva portarla senza avvisare nessuno così che la donna non fosse incriminata e arrestata, ma la donna riesce a fuggire e cade la linea.
Successivamente Iben telefona di nuovo e Asger si rende conto che è su un ponte pronta a buttarsi, intanto avvisa i poliziotti che è lì e per prendere tempo il poliziotto confessa di aver ucciso un ragazzo di 19 anni, Iben chiede se lo ha fatto per via dei serpenti e lui dice di sì. Sentiamo che la polizia è arrivata e cade nuovamente la linea, poco dopo un collega avverte che è scesa dal ponte e si congratula con Asger per il buon lavoro che ha fatto, anche se non avrebbe dovuto immischiarsi fino a quel punto. Il film si conclude con Asger che fa una telefonata e possiamo immaginare che lui decida di confessare che l’azione non era stata per legittima difesa e facendo questa scelta dovrà rinunciare all’essere un poliziotto.
Nel 2021 è uscito il remake americano diretto da Antoine Fuqua con protagonista Jake Gyllenhaal. A differenza del film del 2018, nel remake ci viene mostrato che Joe decide di prendersi le sue responsabilità chiamando la giornalista che ha cercato di evitare per tutto il tempo ammettendo le sue colpe e durante I titoli di coda sentiamo le voci fuori campo dei giornalisti che informano dell’ammissione della colpa e della condanna di Joe.
Ilaria Tasso
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