Quando ci si incontrava di sera suonando e imparando bene l’italiano
Torino, 1º ottobre 2026, notizie dal Bronx: droga party, spacciatori, degrado e baracche, e dopo il delitto di via Gulli, nuovo blitz della polizia al parco Sempione: crack, eroina, 67 persone individuate, strade sigillate, controlli a tappeto, sgombero e ruspe. La brava gente non ce la fa, non basta più la polizia. È questione troppo ampia; delinquenza, disperazione, cultura, mancata integrazione?
Bivacchi & discarica laddove un tempo c’era la nostra Rimini: due bellissime piscine. Stesso blitz all’ex deposito ferroviario, il quarto del 2026 e poi, tira una brutta aria in quasi tutta la Barriera.
Piange il cuore a gente di una certa età, leggere cronache legate a quell’angolo di Torino che ruotava intorno alla Barriera di Milano, quartiere di tante storie, tranquillo del tutto, veramente mai. Proprio per questo ci ha insegnato a vivere e convivere, a rispettarci e a farci rispettare. Anni 60-70, Non avrei voluto crescere altrove.
E tra ragazzate, motorini, fanciulle e quattro calci al pallone, siamo cresciuti così: indigeni piemontesi, figli di immigrati veneti e frotte di giovani saliti dal sud. Dapprima intrecci conflittuali e poi, tutti uguali e amici. Ci siamo amalgamati un giorno dopo l’altro, mentre ognuno costruiva se stesso, arricchendosi con le diversità. Dopo tanto tempo ci sentiamo ancora adesso.
Alla sera, tante volte ci si trovava su qualche panchina di largo Sempione, di corso Taranto o di parco Sempione che adesso è invaso da una aggregazione di ben altro spessore; poca cultura, poca appartenenza, molto degrado, disperata delinquenza.
Ci si trovava dotati di spartiti e di una vecchia chitarra, e noi musicisti di “Barriera”, si cantava Guccini senza soffermarsi su riferimenti politici, non per distrazione, ma per ricerca interiore della musica, delle emozioni racchiuse nel senso delle parole, sequenze di un melodico fraseggio che ci ha insegnato l’italiano. Panchine scolastiche, aule a cielo aperto, autogestione civica, rispetto e appartenenza di quel vivere “da periferia” che calzava a pennello con Guccini, poiché in Barriera non mancava un’osteria.
E poi, Lucio Battisti, Fabrizio de Andrè, Dalla, de Gregori, Paoli … Cantautori in voga ancora adesso. Qualcuno si spingeva oltre: Bob Dylan, i Beatles, gli Eagles… Musica e ciance di filosofia… un salto da Danilo in birreria.

Urticato delle ultime notizie, il pensiero di una certa età scivola nella nostalgia di una barriera di Milano come è stata allora. Periferia di una città operaia che lavorava in ogni cortile, da cui salivano odori e suoni di lavori manuali, e poi i negozi: l’paneté, il cartolaio, la latteria… Ci si conosceva tutti e anche più in là. Oggi: spazio allo spaccio, abbandono e sporcizia, brutti ceffi nelle piazze e nelle vie, la gente resta in casa, gira al largo anche la polizia.
Non giocano più a pallone i ragazzi nel cortile, niente cantautori nelle ombre della sera. Panchine vuote, panchine rotte. Giovani zeppi di birra vacillano nella notte finché sarà mattina. Solitudine e coma etilico. Serrande chiuse, strade vuote. Si spaccia nel parco. Sicurezza è una parola amorfa. Macchine impolverate sui bordi della via. Sono ferme da un po’. Chissà se un lavoro passerà di qua?
Era il tempo della Vespa, della 600. Tanti i ragazzi in Barriera. Pallone & musica, talvolta
cazzotti per storie di poca importanza, il bar Martini, il giornalaio, la pizza al tegamino, le panchine, aggregazione, amicizia… La piscina. Non avrei voluto crescere in nessun altro posto allora. È tempo di pretendere, di riappropriarsi della dignità prima che della Barriera! S’aggrotta la fronte nel sapere come si convive ora.
Carlo Mariano Sartoris
