Le elezioni svoltesi domenica in Germania dicono molto, forse troppo, di un popolo che, da alcuni anni, sta lanciando messaggi di aspra critica nei confronti della classe politica che ha governato il paese.
Dopo il trionfo del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) in Sassonia-Anhalt il 6 settembre scorso, anche nella regione del Meclemburgo-Pomerania l’ultradestra ha incrementato in maniera significativa il proprio consenso, avvicinandosi al 40% dei voti.
Di contro, a Berlino, la candidata Elif Eralp, di origine turca, facendo leva sulla protesta nei confronti del caro affitti (tra le sue proposte vi è la socializzazione dei grandi patrimoni immobiliari), sulla disastrosa situazione in Palestina e sull’eccessiva precarizzazione del lavoro, ha condotto il partito di sinistra radicale Die Linke (tradotto “La Sinistra”) a raggiungere il ragguardevole risultato del 24,9%.
A farne le spese sono stati i partiti più moderati. Nella capitale la SPD – ossia il partito socialdemocratico tedesco – si è attestato su un esiguo 12%, superato addirittura dai Verdi, posizionatisi al 14,3%. Fuor di dubbio, tuttavia, è che la grande sconfitta sia stata la CDU (ovvero l’Unione Cristiano-Democratica) del cancelliere Friedrich Merz che ha subito un tracollo elettorale, tanto da non aver eletto neppure un rappresentate nel parlamento regionale della Meclemburgo-Pomerania.
La descritta polarizzazione, oltreché rilevante in termini di assetti politici (la composizione del Bundestag e del Bundesrat influisce sulla formazione del governo tedesco e, indirettamente, sull’intera governance dell’UE), è altresì rappresentativa del “ritorno” di un clima politico che, accantonato il Muro di Berlino, sembrava tramontato: a destra stanno rifiorendo nostalgie filo-naziste, o comunque ideologie fondate su un nazionalismo esasperato, a sinistra ricette marxiste.
Inoltre, emblematico – o, forse sarebbe meglio dire, preoccupante – è che la descritta estremizzazione politica avvenga in quella che, sino a qualche anno fa, era ritenuta la “locomotiva d’Europa”, vale a dire una nazione dal sistema produttivo tra i più robusti e sviluppati del mondo, con un tenore di vita generalmente elevato e un sistema di protezione sociale invidiabile, con livelli d’istruzione indubbiamente alti e un indebitamento pubblico assolutamente equilibrato rispetto al PIL.
In merito al perché ciò stia accadendo le argomentazioni si sono moltiplicate: da una globalizzazione gestita senza tutelare i ceti medi e meno abbienti a un’unificazione nazionale che non ha sortito gli effetti sperati, dai malumori per una crescente spesa militare e un indefesso sostegno all’Ucraina a una massiccia immigrazione che una parte della popolazione non riesce né vuole accettare, dalle strategie dell’Unione Europea intese a ridurre le emissioni di gas serra che hanno però negativamente impattato sul numero di autovetture immatricolate (con conseguente aumento della disoccupazione) alle infauste e pesanti conseguenze sui costi energetici derivanti dalle guerre tra Russia e Ucraina e tra gli Stati Uniti-Israele e l’Iran.
Considerata poi per assodata (stante una corposa letteratura scientifica a sostegno) la circostanza che, nei momenti di recessione economica o di particolare tensione sociale, l’elettorato tenda a polarizzarsi, premiando quei partiti che propongono ricette più radicali – evidentemente percepite dagli elettori come maggiormente incisive –, al pari di quanto con acume colto da una parte della riflessione politologica (tra cui si può annoverare Gaetano Mosca), l’ulteriore considerazione da sviluppare è che il declino dei ceti medi produca inesorabili fibrillazioni nei sistemi democratici.
Bastano pochi esempi per convincersene: l’inflazione galoppante seguita alla fine del Primo conflitto mondiale – che impoverì fortemente i ceti medi italiani – non mancò indubbiamente di facilitare l’ascesa al potere del fascismo, esattamente come accadde in Germania dove l’iperinflazione che colpì la Repubblica di Weimar agevolò il successo di Hitler.
Altrettanto non casuale – per citare un altro passaggio storico – è che, nell’intento di frenare le simpatie verso il Partito comunista italiano e le pulsioni in parte rivoluzionarie che in esso covavano, subito dopo il Secondo conflitto mondiale, la politica economica democristiana si concentrò ripetutamente nell’obiettivo d’incrementare le capacità reddituali e il tenore di vita degli italiani, creando un robusto ceto medio, così da spostare l’asse sociale, ideologico e politico su posizioni più moderate (cosa che, in parte, non riuscì tra la metà degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Ottanta, ma che funzionò nel periodo successivo).
Dato inoltre per acclarato l’assottigliamento del numero delle famiglie che rientrano nel c.d. “ceto medio” – in Germania i dati statistici dicono che si è passati dal 30% al 27%, in Spagna dal 29 al 25%, mentre la diminuzione dei salari reali di circa l’8%, avvenuta in Italia a partire dal Covid-19, non cambia la situazione nemmeno da noi –, a cui si debbono aggiungere le criticità che colpiscono i ceti meno abbienti, rimane da comprendere la direzione che prenderà la ricordata polarizzazione, peraltro presente in molte nazioni europee (dalla Francia con il Front National di Marine Le Pen all’Italia dove il generale Vannacci sta crescendo nei gradimenti, da Vox in Spagna dato al 20% al Regno Unito in cui il UK Independence Party di Nigel Farange è capace d’impensierire sia i conservatori che i laburisti).
Sia chiaro, queste forze d’opposizione potrebbero anche sgonfiarsi (si pensi al Movimento 5 Stelle, che è passato dall’essere il partito italiano più votato alle elezioni politiche del 2018 con oltre il 32% dei consensi, a circa il 12,5% che i sondaggi ora gli assegnano), come invece è possibile che tali formazioni crescano e si radichino, magari quale conseguenza degli ulteriori e pesanti sacrifici che i cittadini europei dovranno verosimilmente sostenere a causa della stagnazione economica determinata dai conflitti bellici in corso e da perduranti tagli ai servizi e al welfare (si pensi a un sistema pensionistico che erogherà importi sempre più esigui). E se tale seconda opzione prevarrà, allora sarà ancora tutto da vedere quale sole vedremo sorgere.
