Con 227 voti favorevoli, la Camera ha approvato la riforma elettorale. Un passaggio che non riguarda soltanto le regole con cui si eleggerà il prossimo Parlamento, ma il modo stesso in cui i partiti saranno chiamati a costruire consenso e alleanze.
Il ritorno a un impianto proporzionale, accompagnato dal premio di maggioranza e dalle preferenze, prova a tenere insieme due esigenze spesso difficili da conciliare: rappresentare fedelmente il voto degli elettori e garantire, al tempo stesso, una maggioranza capace di governare.
È una scommessa, il rischio è che il nuovo meccanismo, invece di ridurre l’incertezza, la sposti dal giorno del voto al momento della formazione delle maggioranze, ma è anche un’occasione per restituire agli elettori una parte della scelta sui propri rappresentanti.
Ora la vera prova sarà politica, capire se queste nuove regole favoriranno governi più solidi oppure soltanto nuove geometrie parlamentari, perché una buona legge elettorale non è quella che avvantaggia chi la scrive, ma quella che, qualunque sia il vincitore, consente al Paese di essere governato.
