La ricetta prevede bonus per le pompe di calore, fondi all’edilizia popolare, aiuti alle imprese e potenziamento dei trasporti. Ma delle coperture pari a 14 miliardi di euro non si parla.
Come di consueto, anche quest’anno i leader dell’opposizione hanno fatto la loro comparsa al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Hanno parlato in ordine sparso con proposte differenti, ammettendo che non c’è un programma, né intesa sulla leadership.
Ci ha poi pensato Renzi a rovinare la festa. Mentre il toscanaccio insisteva sulla necessità della partecipazione unitaria alla campagna elettorale, il geometra Bonelli dichiarava formalmente che era contrario, perché lui avrebbe dovuto rimanere fuori dalla coalizione.
Che squadra e quali prospettive! Infatti, il consesso a larga maggioranza si è detto favorevole al governo Meloni, mentre con l’ottanta per cento dei presenti ha bocciato le soluzioni proposte dal campo largo.
Ma il ruolo macchiettistico se l’è riservato Elly Schlein. Non si capisce se costei, al PD svolga il ruolo di segretario politico o passi lì per caso. Ogni tentativo di politica energetica è stato bocciato dal PD quand’era all’opposizione e ignorato quando governava. L’elenco è lungo, dal ricorso all’energia nucleare, alla trivellazione dell’Adriatico sino a interventi più mitrati quali il potenziamento delle centrali idroelettriche o il posizionamento sul territorio di altri impianti definiti ecologici.
Ma veniamo alle sue proposte per ben governare, focalizzate contro il caro bollette e la povertà energetica.
Si tratta di un pacchetto di cinque misure dal costo complessivo di 14 miliardi di euro che potranno essere recuperati grazie alla deroga dello 0,6% del Pil ai vincoli di bilancio concessa dall’Ue per gli investimenti nel settore energetico.
In sostanza, per un triennio, Bruxelles concede di sforare agli accordi sul disavanzo pubblico, ma le risorse devono essere introdotte dai singoli Stati. Qui la solerte Elly si è dimenticata di indicare dove intenderà reperire quei fondi. Forse arriverà un anticipo di patrimoniale o confida di ingigantire il debito pubblico?
Vediamo nel merito le proposte diffuse alla stampa. Dice Schlein, “è lo stanziamento di 2 miliardi per raddoppiare la dotazione di risorse del ‘Conto Termico’, il contributo a fondo perduto a favore dei privati, delle pubbliche amministrazioni e del terzo settore per la sostituzione degli impianti di climatizzazione a combustibili fossili con pompe di calore elettriche. Aiuterebbe, secondo lei, a ridurre la povertà energetica che colpisce il 9% delle famiglie italiane”.
Qui Schlein ignora che il provvedimento c’è ed è già operativo. Gestito dal Gse (Gestore dei servizi energetici) il ‘Conto termico’ rimborsa fino al 65% della spesa per chi sostituisce vecchi impianti di riscaldamento inquinanti (come le caldaie a gas o gasolio) con sistemi efficienti e rinnovabili, come le pompe di calore. Il ‘Conto Termico’ può essere richiesto sia dai privati (per sostituire impianti già esistenti) che da enti pubblici. La differenza fondamentale con i classici bonus edilizi è che in questo caso il rimborso non avviene tramite le detrazioni fiscali, ma un bonifico diretto. Forse seguendo le orme dei bonus di Conte?
La seconda proposta di Schlein è di stanziare 3 miliardi da destinare al Piano Casa per l’Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) con l’obiettivo di efficientare 100 mila case popolari “dove vivono le famiglie più esposte al caro bollette, spesso costrette a scegliere tra riscaldare la casa e pagare le altre spese”.
Il piano di Schlein prevede quindi di “stanziare 4 miliardi per incentivare le imprese nell’elettrificazione dei processi industriali a bassa e media temperatura, aiutandole a ridurre i consumi di gas naturale (e sostenendo la filiera delle pompe di calore industriali, di cui l’Italia è il primo produttore in Europa)”.
Si tratterebbe di incentivare le aziende a rottamare le vecchie caldaie industriali a gas e installare pompe di calore industriali che inquinano meno e fanno risparmiare. Forse l loquace segretaria non ha approfondito le dimensioni dell’intervento proposto e parla senza aver interpellato le organizzazioni industriali.
Come quarto punto la segretaria del Pd indica il potenziamento del trasporto pubblico con il rifinanziamento del fondo unico per la rete metropolitana e il rinnovo del parco autobus con mezzi 100% elettrici. Spesa prevista: 3 miliardi. Anch qui, sono già in corso piani di finanziamento e progetti in corso seguiti dalle grandi città e non solo.
Infine, e siamo alla quinta e ultima proposta, Schlein vuole stanziare 2 miliardi “per l’efficientamento delle reti elettriche, lo sviluppo di sistemi di batteria e accumulo e delle colonnine di ricarica”.
In poche parole, si tratta di migliorare l’efficienza della rete elettrica (anche con l’installazione di maxi-batterie) e aumentare i punti di ricarica per le auto elettriche.
Prima di diffonder l’energia dovremo produrla, ma forse lei non l’ha capito. Continua pervicacemente a insistere con il maggior utilizzo dell’energia elettrica, nonostante i numerosi e ripetuti blocchi di corrente elettrica che hanno funestato, nei mesi scorsi, la vita degli italiani. Ignorerà che nelle regioni ove il PD governa si registra la ferma opposizione a nuove centrali idroelettriche, alle pale eoliche e altri sistemi alternativi. Di cosa sta parlando, l’imberbe segretaria, senza analizzare la portata di quel che dice?
Schlein debutta con un vasto programma, raffazzonato, tanto per fare la sua comparsa, senza preoccuparsi della copertura. Così il partito del debito a prescindere, ha fatto il suo esordio a Cernobbio, con pessimi risultati.
