Cambiare tutto per non cambiare niente?
Andy Burnham è classificato come un esponente della sinistra laburista moderata (“soft left”), con posizioni socialdemocratiche e una forte enfasi sul decentramento dei poteri verso le regioni inglesi.
Nato nel 1970, è stato deputato laburista dal 2001, ministro nei governi di Tony Blair e Gordon Brown, e dal 2017 è sindaco di Greater Manchester. Negli ultimi anni si è costruito l’immagine di difensore del Nord dell’Inghilterra contro il centralismo londinese.
Sul piano ideologico si definisce socialista, ma nel corso della carriera è stato accusato sia di essere troppo centrista sia di essere troppo a sinistra. Alcuni commentatori lo descrivono come un politico molto pragmatico e adattabile, tanto da essere stato definito un “camaleonte politico”.
Gli ambienti conservatori e della destra in particolare vicina a Nigel Farage, lo accusano d’aver sostenuto politiche favorevoli a richiedenti asilo e rifugiati, d’aver intensamente collaborato con organizzazioni comunitarie musulmane locali, d’aver denunciato con forza l’islamofobia nel dibattito pubblico. Parrebbe quindi che il successore di Staimer sia anche lui, sempre secondo i detrattori, un islamo-collaborazionista.
Anche se i suoi sostenitori gli riconoscono l’appartenenza alla sinistra laburista moderata, per gli avversari resta comunque un politico molto attento alla propria immagine e che cambia posizione a seconda delle convenienze politiche. Ed è proprio questo aspetto che lo ha visto qualche settimana fa dichiarare, con grande stupore dei suoi, che il Paese non deve essere in pegno ai mercati obbligazionari, i quali, non apprezzando hanno fatto schizzare lo spread. Immediato il chiarimento, ovvero che i vincoli di bilancio non sono in discussione, sarà, ma i dubbi permangono e i mercati osservano sospettosi.
