Andris Kulbergs
Il premier lettone Andris Kulbergs ha chiesto all’UE 7 miliardi di euro aggiuntivi nel prossimo bilancio pluriennale 2028-2034. Non si tratta quindi di un assegno che Bruxelles dovrebbe versare immediatamente. La richiesta dovrebbe essere inserita nel futuro bilancio UE, attraverso il Fondo europeo per la competitività, e sarebbe aggiuntiva rispetto alle normali risorse europee destinate alla Lettonia.
La motivazione ha due componenti:
- Difesa: la Lettonia sta portando la spesa militare a livelli eccezionalmente elevati, fino all’obiettivo del 5% del PIL.
- Costo economico del distacco dalla Russia: la perdita dei rapporti commerciali e dei precedenti legami economici con Mosca ha avuto un costo per l’economia lettone.
I 7 miliardi sono una cifra plausibile?
Come richiesta politica, sì. Come “conto” che l’UE deve necessariamente pagare, è molto più discutibile.
La cifra è enorme rispetto alle dimensioni della Lettonia. Secondo quanto riportato dai media, il Paese prevede oltre 15 miliardi di euro di spese militari fino al 2033: i 7 miliardi richiesti all’UE coprirebbero quindi quasi la metà di questo impegno.
Questo rende abbastanza chiaro il ragionamento di Riga:
Noi spendiamo molto di più per difendere il fianco orientale dell’UE e della NATO; quindi una parte di questo costo dovrebbe essere europea e non soltanto lettone.
È un argomento che ha una sua logica, soprattutto perché la Lettonia non considera la propria difesa una questione esclusivamente nazionale.
Perché la richiesta arriva proprio adesso?
C’è anche un elemento di politica interna. Le elezioni parlamentari lettoni sono previste per 3 ottobre 2026, quindi Kulbergs sta negoziando una questione molto importante per gli elettori: sicurezza da una parte, sostenibilità economica dall’altra.
Non è una semplice richiesta di “rimborso” alla Russia o all’UE. È una mossa negoziale per far riconoscere a livello europeo che i Paesi baltici sostengono costi sproporzionati per la sicurezza del confine orientale.
Se prendiamo sul serio la richiesta lettone di 7 miliardi di euro aggiuntivi per il periodo 2028-2034, possiamo fare una stima di quanto ricadrebbe sull’Italia.
Premesso che il bilancio UE è finanziato principalmente attraverso risorse proprie, tra cui i contributi legati al reddito nazionale lordo (RNL/GNI) e quindi ripartendo i 7 miliardi secondo il peso economico dei Paesi, la spesa per l’Italia sarebbe di circa 875 milioni di euro, circa 125 milioni di euro l’anno.
Ma se l’UE riconoscesse che i Paesi che sostengono costi particolarmente elevati per la sicurezza del fianco orientale devono essere compensati dal bilancio comune, potrebbero arrivare richieste analoghe da:
- Polonia
- Lituania
- Estonia
- Finlandia
- altri Paesi dell’Europa orientale.
E allora la cifra complessiva potrebbe diventare molto più grande dei 7 miliardi lettoni e dei nostri 875 milioni da versare.
Una mina vagante per il contribuente italiano.
