Berlino esclusa nella corsa ai seggi ONU 2027-2028. Tra diplomazia incerta, riarmo contestato e tensioni con le grandi potenze, emergono dubbi sul ruolo dei “custodi” della pace mondiale.
Sintesi del compito del Consiglio di Sicurezza ONU
Il Consiglio di Sicurezza è l’organo delle Nazioni Unite responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Le sue funzioni principali sono tre:
- Prevenire e gestire crisi: indaga su controversie e raccomanda soluzioni pacifiche.
- Agire contro minacce alla pace: può imporre sanzioni o autorizzare azioni militari.
- Ruolo istituzionale: raccomanda l’ammissione di nuovi membri, partecipa alla nomina del Segretario generale ed elegge i giudici della Corte internazionale di giustizia.
È composto da 15 membri:
- 5 permanenti con diritto di veto (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito).
- 10 non permanenti, eletti per due anni dall’Assemblea generale.
La notizia secondo quanto riportato da agenzie internazionali e quotidiani europei è questa:
New York, 3 GIUGNO 2026 – Austria, Portogallo, Zimbabwe, Trinidad e Tobago e Kyrgyzstan saranno i nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU per il biennio 2027-2028.
La sorpresa più grande è l’esclusione della Germania, rimasta fuori nella competizione interna al gruppo WEOG (Gruppo dell’Europa occidentale e altri), dove erano disponibili solo due seggi. È la prima volta che Berlino si candida senza riuscire a essere eletta. Una sconfitta che ha lasciato il segno.
Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha parlato apertamente di “grande delusione” e “amarezza”, riconoscendo che la Germania “è entrata tardi” nella campagna diplomatica e “non è stato possibile colmare il gap”.
Ha però assicurato che Berlino “rimarrà impegnata sul fronte della pace e della sicurezza internazionale anche senza un seggio nel Consiglio”.
Perché la Germania è stata bocciata.
Secondo diversi osservatori, le ragioni sono molteplici.
Tra queste, pesa la linea altalenante del cancelliere Friederich Merz nei confronti degli Stati Uniti, oscillante tra sostegno e critiche: un’incertezza che non ha rafforzato la posizione tedesca in un contesto dove la coerenza geopolitica è spesso decisiva.
Il settimanale Die Zeit ha definito l’esito una vera e propria “catastrofe diplomatica”, sottolineando come Berlino fosse convinta che il seggio le spettasse quasi “di diritto”, forte del suo storico contributo – anche militare – alle missioni internazionali.
La Germania aspira da anni a un seggio permanente in un Consiglio di Sicurezza riformato, insieme a Giappone, India e Brasile, i Paesi del cosiddetto G4.
L’esclusione odierna non compromette questa ambizione, ma la indebolisce: dimostra che il sostegno internazionale non è scontato e che la competizione diplomatica resta serrata.
Implicazioni geopolitiche della sconfitta tedesca.
Oltre ai fattori ufficialmente discussi nelle sedi diplomatiche, diversi analisti internazionali hanno interpretato l’esclusione della Germania come il segnale di un raffreddamento del consenso globale attorno alla sua attuale postura geopolitica.
Secondo gli osservatori citati da media europei e americani, alcuni Paesi membri dell’Assemblea generale avrebbero percepito Berlino come eccessivamente allineata a un’agenda globalista e troppo assertiva nel promuovere un proprio ruolo di potenza militare emergente.
La decisione del governo tedesco di avviare un riarmo accelerato, pur giustificato internamente come risposta alle nuove minacce alla sicurezza europea, ha suscitato perplessità in varie capitali del Sud globale.
In queste regioni, il ricordo storico del militarismo tedesco rimane un elemento sensibile, e il nuovo corso strategico di Berlino è stato letto da alcuni come un ritorno a un protagonismo che non tutti considerano rassicurante.
A ciò si aggiunge la percezione, riportata da diplomatici rimasti anonimi, di un rapporto conflittuale della Germania con due attori chiave della scena internazionale:
- la Russia, con cui Berlino ha rotto ogni canale politico dopo l’invasione dell’Ucraina;
- gli Stati Uniti, verso i quali il cancelliere Merz ha alternato sostegno e critiche, generando l’impressione di una linea non sempre coerente.
Secondo queste letture, la combinazione di riarmo, tensioni con le grandi potenze e un profilo diplomatico giudicato poco prevedibile avrebbe contribuito a far percepire la Germania come un partner meno gradito per un seggio nel Consiglio di Sicurezza.
Si tratta di interpretazioni, non di posizioni ufficiali, ma riflettono il clima politico che ha accompagnato la votazione.
Conclusione
Un interrogativo inevitabile: in quali mani è la sicurezza del mondo?
Dopo aver riletto la Carta delle Nazioni Unite e il ruolo affidato al Consiglio di Sicurezza, una domanda sorge spontanea a molti osservatori:
come può essere garante della pace un organismo in cui siedono, come membri permanenti con diritto di veto, Stati oggi direttamente coinvolti in conflitti che minacciano la stabilità globale?
La Russia è impegnata nella guerra contro l’Ucraina.
Gli Stati Uniti sono al centro delle tensioni con l’Iran e sostengono militarmente Israele nel conflitto in Libano.
La Cina è protagonista di frizioni crescenti nell’Indo-Pacifico.
La Francia e il Regno Unito mantengono posture militari attive in diversi teatri africani e mediorientali.
È un paradosso strutturale: i cinque Paesi che detengono il potere di bloccare qualsiasi decisione — attraverso il veto — sono anche quelli che, per peso geopolitico, possono trovarsi più spesso al centro delle crisi.
Da semplice cittadino del mondo, verrebbe da chiedersi se non stiamo affidando la sicurezza collettiva a un equilibrio troppo fragile, troppo legato agli interessi delle grandi potenze.
E non possiamo cavarcela con un “tiremm innanz”, come disse Amatore Sciesa andando incontro al patibolo, né con il fatalismo di Rossella O’Hara in Via col vento: “Domani è un altro giorno”.
No.
Un “no” deve levarsi oggi, non domani.
Perché chiudere gli occhi di fronte a queste contraddizioni sarebbe una forma di resa morale.
E la resa, in un mondo che brucia, è già una condanna.
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Immagine generata AI Microsoft 365 Copilot
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