Coinvolti tutti i 27 Paesi
I giornali ci parlano delle temperature elevate, qualcuno ha volutamente enfatizzato il numero dei morti nelle grandi città, mentre controlli rigorosi lo hanno escluso. Si parla diffusamente di vacanze e continua l’attenzione principale degli sportivi per i mondiali di calcio. Tutte distrazioni di massa, mentre ben altri problemi incombono all’orizzonte.
Forse qualcuno si accorgerà che i costi energetici hanno ripreso a salire da pochi giorni e la situazione geopolitica è sempre più ingarbugliata.
Conseguenze che si riversano sui paesi europei in modo massiccio. Se quest’andazzo proseguisse a settembre, sarebbe indispensabile ricorrere a estreme misure per salvaguardare la continuità delle nostre imprese, a prescindere da alleanza internazionali, convenzioni, ecc.
Avremo comunque modo di riparlarne.
Nel bel mezzo di una situazione di tale gravità, spunta una notizia sconcertante. La Commissione Europea mette in riga tutti i 27 Stati membri, Italia inclusa, aprendo una procedura d’infrazione riguardo la direttiva europea sulle “Case Green”. Il motivo è il mancato recepimento entro i termini previsti della normativa sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), approvata nel 2024 e considerata uno dei capisaldi della strategia europea per la transizione ecologica.
La scadenza per notificare il recepimento della direttiva, era fissata al 29 maggio 2026, ma nessun Paese ha completato il processo. Bruxelles ha quindi inviato le lettere di costituzione in mora, quale primo passo della procedura d’infrazione, concedendo due mesi di tempo per adeguarsi.
Se le risposte non saranno soddisfacenti, si passerà alla fase successiva con un parere motivato, fino ad arrivare al deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea e a possibili sanzioni economiche.
Quello che però colpisce è che per la prima volta l’intero blocco europeo si trova contemporaneamente sotto infrazione su una direttiva approvata con il consenso degli stessi governi nazionali.
Seppur votata e approvata, questa non è semplice da attuare, visti gli edifici vetusti che ci sono in Europa, Italia compresa. Questa decisione è inconcepibile perché colpirebbe massicciamente il ceto medio e le case di proprietà, se non adeguate risulteranno invendibili
La normativa punta a rendere il patrimonio edilizio europeo a emissioni zero entro il 2050. Tra gli obiettivi principali:
- stop alle caldaie a gas entro il 2040;
- installazione di pannelli solari obbligatoria sui nuovi edifici dal 2030;
- riduzione progressiva dei consumi energetici e delle emissioni;
- incremento del tasso di riqualificazione energetica degli immobili.
Gli edifici, infatti, rappresentano oggi il principale consumatore di energia nell’Unione europea, con un tasso di ristrutturazione annuo fermo intorno all’1%.
L’Italia si trova in una situazione complessa. Il Paese non ha ancora presentato un piano completo di attuazione, mentre Francia, Spagna e Germania hanno già avviato strumenti e programmi nazionali per l’applicazione della direttiva.
Ma è innegabile che in Italia siano stati raggiunti dei risultati negli ultimi anni in seguito ai costosissimi bonus edilizi.
Secondo i dati pubblicati da Nomisma nel 2025, il 56% degli obiettivi al 2030 sarebbe già stato raggiunto, mentre le emissioni di CO2 degli edifici sono diminuite del 14% in sei anni. Anche i consumi energetici hanno registrato un calo, seppur ancora insufficiente rispetto ai target europei: dal 2020 la riduzione si attesta intorno al 2%, ma sarà necessario un ulteriore taglio dell’1,6% nei prossimi anni.
Nonostante questi dati positivi, resta però il fatto che raggiungere gli obiettivi della direttiva non è semplice.
Lo stesso ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato come gli obiettivi temporali della normativa, in particolare quelli per gli edifici residenziali esistenti, siano difficili da raggiungere. Il ministro, in una nota del Mase risalente a marzo 2023, spiegò:
Non mettiamo in discussione gli obiettivi ambientali di decarbonizzazione e di riqualificazione del patrimonio edilizio, che restano fondamentali. Manca però in questo testo una seria presa in considerazione del contesto italiano, diverso da quello di altri Paesi europei per questioni storiche, di conformazione geografica, oltre che di una radicata visione della casa come ‘bene rifugiò delle famiglie italiane”
Il punto critico resta quello delle risorse economiche. Per centrare gli obiettivi fissati dalla direttiva, l’Italia dovrebbe investire circa 17 miliardi di euro all’anno fino al 2030. Significa una spesa media di circa 25mila euro per intervento su una quota pari al 10% degli edifici.
Una cifra che solleva interrogativi su chi dovrà sostenere il peso della transizione. Le opzioni sul tavolo includono:
- fondi europei;
- incentivi nazionali (sulla scia dei bonus edilizi);
- prestiti da ripagare con il risparmio energetico;
- misure di sostegno per le fasce più vulnerabili.
Nei prossimi due mesi gli Stati membri dovranno quindi fornire risposte concrete alla Commissione, accelerando sul recepimento della direttiva o negoziando eventuali correttivi.
Se non si muovono in modo deciso e compatto i governi, dovranno pensarci i cittadini ad opporsi alla dittatura ideologica dell’UE che, senza darci benefici si accanisce sulla vita e entra prepotentemente nelle tasche dei cittadini.
La sinistra rea di aver sempre sostenuto queste decisioni avulse dalla realtà, tace. Nessuna voce di dissenso da pate del parco buoi degli europarlamentari.
Al momento ha preso posizione l’On Letizia Moratti europarlamentare di Forza Italia che dichiara:” oggi è successo qualcosa di clamoroso. La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro tutti e 27 gli Stati membri per la direttiva sulle case green che impone ai proprietari di casa lavori di ristrutturazione edilizi e un efficientamento energetico fino a 35.000 euro per abitazione e richiede investimenti per 150 miliardi di euro all’anno senza che Bruxelles abbia mai spiegato dove trovare queste risorse. Questo non è un fallimento degli Stati, è il fallimento di una direttiva ideologica e irrealistica”, prosegue Letizia Moratti.” Io l’avevo detto mesi fa al commissario socialista europeo dell’Energia Jorgensen. Gli avevo chiesto di sospendere questa direttiva o almeno di semplificarla perché era impossibile da applicare. Oggi purtroppo la realtà mi dà ragione. Non si può fare la transizione ecologica mettendo in difficoltà milioni di famiglie svalutando gli immobili e penalizzando il ceto medio. Serve un’Europa che scelga il pragmatismo. non l’ideologia. Per questo continuo a chiedere ancora alla commissione di sospendere questa direttiva e riscriverla completamente. Noi di Forza Italia e del PPE continueremo a difendere una transizione verde fondata sull’innovazione, sugli incentivi e soprattutto sul buon senso”, conclude Letizia Moratti
Urge che si mobiliti la società civile. Non possiamo in un momento così difficile tollerare tali soprusi, né svenarci per soddisfare le manie ecologiste, peraltro non documentate, di un manipolo di scapati da casa. Seguiremo gli sviluppi.
