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L’Aquilotto occidentale di MadDonald s’arrende e inchina all’orientale Dragone del Celeste Imperatore Xi, vincitore della Grande Guerra Globale: Taiwan trema
Il paziente pensiero confuciano cinese ragiona nel lungo termine, millenario. Quando “saremo tutti morti”, secondo la celebre replica ironica di Keynes. Quindi appare meno d’un battito di ciglia delle divinità Tai-Sui la distanza secolare dalla bruciante umiliazione subita da Pechino – ad opera di “noi” stranieri yangren – nelle Opium War degli Anni ’40 e ’60 dell’Ottocento e nella cruenta repressione della Ribellione dei Boxer nel 1901. Da allora, “tanta acqua è passata sotto i ponti” perché loro, seduti sulla sponda del fiume metaforico mondiale, riuscissero a vedervi galleggiare i nostri cadaveri, portati in braccio dalla corrente (canterebbe Piero di De André).
Una rappresentazione icastica della vendetta compiuta si è palesata, con ombrosa teatralità, il 13-15 maggio, nell’incontro tra Trump e Xi Jinping, che, in sintesi, sembra siano d’accordo su conclusioni diverse: in pratica, sempre forte coi deboli e debole con i forti, lo stellestrisciante Aquilotto occidentale di “Taco” MadDonald si è arreso ed inchinato all’orientale Dragone scarlatto del dispotico Celeste Imperatore mandarino, novello Tucidide del Peloponneso planetario e già pacifico vincitore della Grande Guerra Globale commerciale.
Ecco quindi arrivato il momento tanto atteso ed agognato dalla Repubblica Popolare social-capitalista, che, inserita senza remore – imprudentemente – nella World Trade Organization, ha presto conquistato la produzione manifatturiera e dominato il sistema geostrategico delle transazioni economiche internazionali: oggi trova riverenti al suo cospetto, da un lato, l’invadente vassallo zarino Ras-Putin (ricevuto “a corte” in settimana), utile fornitore di petrolio a buon mercato, impantanato in Ucraina da troppo tempo, e, dall’altro, giustappunto il platinato Presidente USA, drammaticamente incagliato sullo scoglio di Hormuz, per aver avventatamente accettato di seguire lo sciagurato piano es-pan-sionista del piratesco capitan uncinato “Bibi” Netangaz in Iran, Palestina e Libano, scatenando così il caos demoniaco infernale nel Levante mediterraneo e persico.
Stando ferma, pur coi propri enormi problemi interni, raccoglie i frutti maturi degli errori – ed orrori – dei nemici o competitori. In primis – ma aggiunta ai chip Nvidia –, la dichiarazione che (in cambio di Cuba?) lo Zione d’America non sarebbe incline a solcare l’oceano colla flotta militare per approdare in aiuto alla bramata Formosa (Taiwan) in caso di attacco, o abbraccio soffocante, da parte dell’affettuosa Madrepatria (in)continentale. Gli isolani indipendentisti tremano, ovviamente, benché il locale Kuomintang, a differenza dei Progressisti Democratici, stia probabilmente pre-trattando un’Anschluss, riannessione “volontaria”, o riconciliazione non traumatica, non violenta – magari tagliata sul modello Hong Kong e fondata sul business –, tra i due blocchi scis/si dalla Rivoluzione maoista del ’49.
Se i superpotenti giganti vacillano sugli scarponi d’argilla mimetica, figuriamoci l’inane “nanetta” dis-U-nio-ne Europea dell’Ursula, politicamente fra-zio-na-ta (grazie ai “sovranisti”) e tecnologicamente arretrata, o la pigmea italietta dello Stivaletto!
Immobile nella crescita del pil (da giugno prossimo, orfana del drogante PNRR), a rischio di stagflazione e gravato da un debito mostruoso, peggiore persino di quello ellenico (proverbiale), mentre a pagare è il tartassato piccolo-borghese, cioè lavoratori e pensionati impoveriti, il Belpaesello del bengodi – o Garlasco?!? –, arditamente guidato dal fascinoso governissimo melonico, anitra azzoppata, stordita dal referendum perso, dopo aver siglato patti scellerati e garantito spese folli per il riarmo, stenta a reperire gli spiccioli per prorogare gli sconti sulle accise dei carburanti fossili, i cui prezzi al litro, per merito del conflittuale tycoon “regio” intronato a Washington e dei mancati investimenti in energie verdi, salgono astronomicamente, al livello della bottiglia di barolo; in Parlamento, però, si preoccupano della legge elettorale, per cercare di restare incollati alle cadrèghe, brindando alla faccia dei cittadini, povericristi crocifissi…
… cin-cin!

