Trump e Putin, l’asse degli interessi che può dividere l’Occidente
Il rischio non riguarda soltanto la guerra in Ucraina, ma un cambiamento più profondo degli equilibri internazionali, il passaggio da un sistema fondato sulle alleanze e sulle regole condivise a uno in cui le grandi potenze trattano direttamente, mettendo al primo posto i propri interessi economici e strategici.
Trump e Putin, pur partendo da posizioni differenti, sembrano condividere una concezione della politica internazionale nella quale la forza, il potere personale e la convenienza degli accordi assumono un ruolo centrale, in questo scenario, i principi della sovranità nazionale, della cooperazione e del rispetto del diritto internazionale rischiano di passare in secondo piano.
La guerra in Ucraina è uno dei terreni più evidenti di questa possibile trasformazione, se il destino del Paese venisse deciso attraverso un accordo tra Washington e Mosca, senza un coinvolgimento effettivo degli ucraini e degli europei, si creerebbe un precedente, una grande potenza potrebbe ottenere vantaggi territoriali e politici attraverso la forza, per poi negoziarne il riconoscimento con un’altra potenza.
Per l’Europa, il problema è ancora più serio perché mette in discussione la solidità dell’alleanza con gli Stati Uniti. Per decenni, la sicurezza europea si è basata in larga misura sulla protezione americana, oggi questa dipendenza appare sempre più rischiosa.
Un’America disposta a rivedere le proprie alleanze in funzione della convenienza del momento costringerebbe gli europei a ripensare radicalmente il proprio ruolo internazionale, le debolezze europee, tuttavia, non dipendono soltanto dalle decisioni di Washington.
Le divisioni tra gli Stati membri, la difficoltà di elaborare una politica estera comune e la dipendenza militare dagli Stati Uniti hanno limitato a lungo la capacità dell’Unione di agire come una vera potenza politica, le divergenze tra i governi rischiano di trasformare l’Europa in uno spettatore proprio quando sarebbero necessarie unità e determinazione.
È in questo senso che si può parlare del rischio di una fine dell’Occidente, non della scomparsa geografica o economica dell’Europa e degli Stati Uniti, ma dell’indebolimento di quella comunità politica che, almeno nelle sue aspirazioni, si è fondata su libertà, democrazia, cooperazione e responsabilità condivise.
La risposta europea non può limitarsi alla denuncia delle scelte americane o delle ambizioni russe, serve una maggiore integrazione politica, una capacità di difesa più autonoma e una strategia comune che permetta agli Stati europei di negoziare senza dipendere interamente dalle decisioni altrui, allo stesso tempo, è necessario evitare che la ricerca dell’autonomia si traduca in un nuovo isolamento.
La vera questione, dunque, non è soltanto che cosa intendano fare Trump e Putin, ma che cosa sia disposta a fare l’Europa che affronta una complessa crisi d’identità, sicurezza e leadership, legata a sfide come la gestione dei confini, i flussi migratori, il calo demografico e il ruolo geopolitico incerto tra grandi attori globali.
