La ferma presa di posizione di Giorgia Meloni
Pur soverchiata dalle notizie delle piazze violente, la presa di posizione di Giorgia Meloni di non obbedire alla immediata richiesta avanzata dai magistrati per la corresponsione di pregressi risarcimenti salariali dovuti, forse a errati conteggi da parte della Ragioneria dello Stato, ha trovato, in un momento così turbolento, l’appoggio dell’opinione pubblica non targata.
Sono in tanti d’accordo con il Premier che non ci pensa proprio a firmare lo stanziamento di circa 970 milioni di euro stabilito da sentenze di magistrati per riempite le tasche di circa 11mila magistrati. Questo episodio così clamoroso e dirompente, ci fa spostare lo sguardo dalla corresponsione degli arretrati e al generoso adeguamento retributivo, per focalizzarsi sulla voce stipendiale dei magistrati e grand commis dello Stato, al di fuori da ogni logica e controllo.
Per antica consuetudine, in Italia alcune categorie di lavoratori tra cui i dirigenti di azienda, i piloti di aereo dell’Alitalia, i lavoratori del credito, delle assicurazioni e i giornalisti, godevano di particolari istituti normativi, retributivi e pensionistici di miglior favore rispetto agli altri lavoratori. Negli ultimi vent’anni a causa anche della legislazione succedutasi e ad accordi sindacali intercorsi, sono stati tutti parificati alla normativa in atto per le stragrandi categorie dei lavoratori.
Così, dall’operaio metalmeccanico al tecnico a partita Iva l’aumento di salario o di stipendio dipende dalla forza contrattuale e dalle scadenze e modalità stabilite dalla legge. Purtroppo, da quando i sindacati rappresentano solo i dipendenti a riposo e soprattutto se stessi, gli incrementi retributivi rischiano spesso d’essere rimandati a tempi indefiniti e anche ove gli altri sindacati e i datori di lavoro sarebbero d’accordo, come nel caso del pubblico impiego, i rinnovi salariali non si concludono a causa dell’ostruzionismo della CGIL.
Conosciamo un altro mondo quando ci interessiamo alla magistratura, perché il magistrato, facendo parte della casta brahminica, gode, fra gli altri, il privilegio della progressione automatica della carriera. Comincia come uditore e inesorabilmente si ritrova dopo circa 30 anni al vertice, rispetto al grado e alla retribuzione.
Più rari delle mosche bianche i casi di giudici sanzionati sino al licenziamento. Perchè, in Italia non possono essere “licenziati”, trattandosi di verbo non consono alla sacralità della casta, ma destituiti, rimossi, dispensati dal servizio. La sezione disciplinare del Csm, da sempre mirabile esempio di garantismo, anzi di innocentismo corporativo, non si smentisce, anche dinanzi a casi conclamati, di comportamenti incompatibili con l’esercizio della Giustizia.
Così, i circa 50mila euro annui dell’esordio lieviteranno automaticamente sin oltre i 223mila euro. Queste cifre, si badi, in molti casi sono per difetto. Non basta: se, strada facendo, insorgono differenze sull’entità degli adeguamenti e degli arretrati, sono sempre i togati a decidere le cifre esatte, naturalmente non quelle più basse. Proviamo a immaginare se lavoratori e pensionati, potessero contare su Corti composte da colleghi, addette ai loro incrementi. Invece, la dura realtà ci dice che mai potranno entrare nella benevolenza della Corte dei Conti, che, ogni anno, stabilisce la nuova accresciuta entità dei propri stipendi.
Quindi considerata la strafottenza usata dalla casta dei magistrati nei confronti del governo e le frasi volgari e oltraggiose diffuse da uno di loro all’indirizzo di Giorgia Meloni, per equità sociale, sarebbe il caso che il Governo ponesse l’attenzione su questo scandalo perpetrato per anni, avviando una coraggiosa, seppur difficile riforma.
Con quale faccia Giorgia Meloni si troverà a dover limitare le azioni a ristoro del caro vita verso categorie pesantemente colpite dalla crisi petrolifera, per continuare a dispensare prebende esorbitanti a una casta per di più invisa a gran parte dell’opinione pubblica?
Esite poi il problema degli arretrati, oltre al lauto adeguamento retributivo, sempre che i calcoli siano onesti. Prendendo spunto da un’analoga decisone assunta da Romano Prodi, gran ciambellaio delle sinistre, quando era presidente del consiglio, Il Governo potrebbe, definiti gli importi, provvedere a riconoscere a ciascun magistrato interessato quanto dovuto, erogabile tramite particolari Buoni del Tesoro o similari, che a decorrere dal 2028 e per un periodo medio di cinque anni, liquidino l’importo riconosciuto.
Così il governo non verrebbe meno all’ adempimento di un obbligo, ma salverebbe, almeno quest’anno, le disastrate finanze nazionali.
