Non è una semplice elezione interna a un parlamento regionale. È uno di quei voti che, al di là del numero delle schede e delle procedure regolamentari, raccontano un cambiamento di fase.
In Sassonia-Anhalt, Tobias Rausch, esponente di Alternative für Deutschland, è stato eletto presidente del Landtag, è la prima volta che un rappresentante dell’AfD arriva alla guida di un parlamento regionale tedesco, e già questo basterebbe a rendere la giornata storica.
Ma c’è di più, perché Rausch non disponeva, sulla carta, dei voti necessari.
AfD e BSW contano insieme 44 deputati, Rausch ne ha ottenuti 48, il voto era segreto e dunque sarebbe scorretto attribuire automaticamente quei quattro voti mancanti alla CDU o ad altri partiti. Ma il dato politico resta: per la prima volta il muro che separava l’AfD dalle cariche istituzionali più importanti di un Land non ha retto, e soprattutto non ha retto perché il BSW ha scelto di stare dall’altra parte del muro.
È questo il punto che rende l’elezione di Rausch molto più importante della sua stessa persona. Per anni, nella politica tedesca, il cosiddetto Brandmauer, il “muro di protezione” contro l’AfD, è stato considerato una delle regole fondamentali della democrazia parlamentare, si poteva discutere con l’AfD, contestarla, batterla alle urne, ma non si doveva governare con i suoi voti né consentirle di trasformare la propria forza elettorale in un accesso ordinario alle istituzioni.
Ora quel principio si incrina.
E si incrina in un Land della Germania orientale dove l’AfD è particolarmente forte, ma il cui significato politico va ben oltre i confini della Sassonia-Anhalt, perché ogni Brandmauer funziona finché i partiti che la sostengono sono disposti a pagare il prezzo politico della sua esistenza, quando uno di questi partiti decide che, su una determinata votazione, la barriera può essere aggirata, la barriera non è più la stessa.
Il BSW ha contribuito direttamente a questo passaggio, la motivazione secondo cui alla forza parlamentare maggiore debba spettare la presidenza del Landtag può apparire formalmente lineare, ma la politica non è fatta soltanto di regolamenti, è fatta anche di simboli e di conseguenze.
E il simbolo è enorme, un esponente dell’AfD presiede oggi un parlamento regionale tedesco.
Non è più soltanto un partito che siede tra i banchi dell’opposizione, non è più soltanto una forza che cresce nei sondaggi o che conquista consensi nelle regioni orientali, un suo esponente occupa una delle massime cariche istituzionali del Land.
La risposta non può essere quella di fingere che nulla sia successo.
Ed ora una domanda è d’obbligo: quante altre eccezioni servono prima che un’eccezione smetta di essere tale e diventi la nuova normalità?
La Germania ha costruito gran parte della propria cultura politica del dopoguerra sulla capacità di isolare le forze considerate incompatibili con l’ordine democratico, oggi quella cultura è sottoposta a una pressione che non potrà essere risolta semplicemente ripetendo la parola Brandmauer.
Perché un muro non si misura dalle dichiarazioni di chi lo difende, si misura dalla sua capacità di restare in piedi quando arriva il momento di votare.
In Sassonia-Anhalt, quel muro ha mostrato una crepa, e per la prima volta, dall’altra parte, c’è un presidente del parlamento che appartiene all’AfD.
