L’audizione riaccende il dibattito su vaccini, farmacovigilanza, protocolli terapeutici e trasparenza istituzionale. Restano interrogativi che la Commissione sarà chiamata ad approfondire.
Di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta, il Prof. Matteo Bassetti, uno dei volti più noti della comunicazione scientifica durante la pandemia, ha affrontato un lungo esame sulle scelte che hanno caratterizzato la gestione dell’emergenza Covid-19 in Italia.
Uno spaccato emblematico della gestione emergenziale rivelando quelle “ombre” che avrebbero dovuto probabilmente essere condivise con il Paese molto prima. Nel corso dell’audizione ha ribadito l’efficacia della campagna vaccinale, richiamando studi che attribuiscono ai vaccini una significativa riduzione del rischio di decesso.
Allo stesso tempo, però, il confronto con i commissari ha fatto emergere alcuni punti controversi e apparenti incongruenze rispetto a posizioni sostenute con particolare convinzione durante gli anni della pandemia. L’audizione ha così riaperto il dibattito sulla gestione dell’emergenza sanitaria, se da un lato Bassetti ha difeso il proprio operato e l’affidabilità dei dati ufficiali, dall’altro il confronto con documenti, analisi indipendenti e le valutazioni di altri ricercatori pubblicati su “Pubmed, The Lancet, ecc”, ma anche dalle stesse case farmaceutiche, evidenziano questioni ancora aperte, che meritano un adeguato approfondimento.
Ne emerge un quadro che continua ad alimentare il confronto scientifico e istituzionale sulla lettura dei dati e sulle decisioni assunte durante la pandemia. Durante l’audizione, il professor Bassetti ha richiamato dati che attribuiscono ai vaccini a mRNA un’efficacia molto elevata nella prevenzione delle forme gravi e dei decessi da Covid-19. Nel corso dell’emergenza, inoltre, la comunicazione pubblica si è concentrata prevalentemente sulla riduzione del rischio relativo (Relative Risk Reduction, RRR), mentre la riduzione del rischio assoluto (Absolute Risk Reduction, ARR) ha avuto uno spazio molto più limitato nel dibattito.
Parallelamente, Bassetti ha definito gli eventi avversi “infinitesimali”, richiamando i dati della farmacovigilanza passiva a sostegno della sicurezza dei vaccini, proprio l’affidamento a questo sistema di sorveglianza è stato oggetto di critiche da parte di alcuni esperti, secondo i quali la farmacovigilanza passiva, basata sulle segnalazioni spontanee, presenta limiti intrinseci e potrebbe non intercettare tutti gli eventi avversi, mentre un sistema di sorveglianza attiva avrebbe consentito un monitoraggio più completo.
Ad alimentare ulteriori dubbi, tornano alla mente le dichiarazioni rese in Commissione dal dottor Maurizio Federico dell’Istituto Superiore di Sanità, il quale ha riferito che alcuni studi sugli eventi avversi, comprese le miocarditi, sarebbero stati ostacolati o sottoposti a verifiche interne, a suo dire per non danneggiare il messaggio pro-vaccinale. Si tratta di affermazioni che, se trovassero riscontro, solleverebbero interrogativi rilevanti sulla trasparenza del confronto scientifico durante la gestione della pandemia.
Uno dei passaggi più discussi dell’audizione ha riguardato il tema dei danneggiati da vaccino. Richiamando alcune dichiarazioni rilasciate durante la pandemia, il senatore Lucio Malan ha ricordato a Matteo Bassetti come, all’epoca, avesse ricondotto alla categoria delle “fake news” anche le testimonianze di persone che attribuivano al vaccino gravi conseguenze sulla propria salute. Una definizione contestata dallo stesso Malan, che ha replicato: «Non fake news, ma notizie», sottolineando come molte di quelle persone siano oggi destinatarie degli indennizzi previsti dallo Stato per i danni riconducibili alla vaccinazione.
Si tratta di cittadini che hanno raccontato pubblicamente la propria esperienza, spesso esponendosi in prima persona con nome e cognome, descrivendo disabilità permanenti, radicali cambiamenti della propria vita e la difficoltà di ottenere un riconoscimento istituzionale.
Durante l’audizione ci si sarebbe potuti attendere una presa di distanza da quelle affermazioni o un chiarimento sul significato attribuito allora all’espressione “fake news”. Al contrario, Bassetti ha difeso la posizione assunta durante la pandemia, lasciando intendere di non ritenere errata la propria valutazione di allora. Una posizione che continua ad alimentare il dibattito sul modo in cui furono trattate, nel pieno dell’emergenza, le segnalazioni di possibili eventi avversi e le testimonianze dei cittadini che ne denunciavano le conseguenze.
Sempre durante l’audizione, il professor Bassetti ha sostenuto che il protocollo comunemente definito “tachipirina e vigile attesa” rappresentasse una raccomandazione ministeriale e non un obbligo vincolante per i medici. Tuttavia, questa ricostruzione non rispecchia la realtà, forse il professore ha dimenticato che durante la pandemia, numerosi sanitari furono oggetto di procedimenti disciplinari o di contestazioni da parte degli Ordini professionali per essersi discostati dalle indicazioni ministeriali, alimentando il dibattito sul reale spazio riconosciuto alla libertà prescrittiva nella pratica clinica.
Proprio sulla “tachipirina e vigile attesa”, nell’audizione vi è un passaggio particolarmente significativo che l’Ordine dei medici dovrebbe approfondire. Lo stesso Bassetti ha infatti ricordato che, già tra febbraio e marzo 2020, l’Ospedale San Martino di Genova adottò in autonomia strategie terapeutiche basate, tra gli altri, sull’impiego di eparina e cortisone, prima che tali approcci trovassero un più ampio riconoscimento nelle raccomandazioni cliniche.
Una ricostruzione che evidenzia come alcuni centri ospedalieri abbiano maturato precocemente esperienze terapeutiche differenti rispetto alle indicazioni inizialmente diffuse a livello nazionale. Resta tuttavia aperto un interrogativo, se alcune strutture avevano già acquisito evidenze cliniche sull’utilità di trattamenti antinfiammatori e anticoagulanti nelle fasi appropriate della malattia, e come sostenuto in audizione dal prof Bassetti “quella circolare non l’abbiamo neanche praticamente presa in considerazione “, perché non vi fu una comunicazione ufficiale oppure una presa di posizione pubblica più netta da coloro che erano giornalmente presenti in tutti i salotti televisivi, sulla necessità di aggiornare tempestivamente la circolare del Ministero della Salute n. 24970 del 30 novembre 2020 e nel successivo aggiornamento del 26 aprile 2021?.
Un tema rimasto fuori dall’audizione riguarda il possibile conflitto di interessi tra enti regolatori, industria farmaceutica e comunità scientifica.
L’audizione del Prof. Bassetti lascia aperti interrogativi profondi sulla responsabilità dei ricercatori nella sfera pubblica, come garantire l’indipendenza, reale e percepita, delle istituzioni che valutano sicurezza ed efficacia dei farmaci quando esistono rapporti professionali, scientifici ed economici tra regolatori, ricercatori e aziende. Se è vero che la medicina ha permesso un salto enorme nell’aspettativa di vita, l’uso selettivo delle evidenze e le omissioni sui rischi reali delineano una strategia comunicativa che ha spesso sacrificato la trasparenza sull’altare della conformità politica.
La Commissione dovrà ora stabilire se queste “ombre” istituzionali abbiano leso il diritto dei cittadini a un’informazione completa e onesta. Tuttavia, la mancanza di una distinzione netta tra controllore e controllato, unita all’omissione di dati critici nei report ufficiali (come i decessi post-vaccinali inizialmente classificati come “indeterminati” e mai approfonditi), ed il rifiuto di un confronto scientifico aperto, rappresentino condizioni essenziali per mantenere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie e mina la percezione di imparzialità degli esperti. Peccato un’occasione mancata.
Piero de Ruvo
