Non è mai esistito periodo migliore di adesso nella storia conosciuta dell’umanità.
Al giorno d’oggi viviamo in un grande paradosso apparente. Cionondimeno il nostro tempo rappresenta un’epoca senza precedenti nella storia umana.
I media e tutti gli organi d’informazione e controinformazione ci bombardano quotidianamente con notizie di conflitti, reali o presunti, crisi climatiche e instabilità politica, pericoli di catastrofi imminenti, creando in tal modo la percezione che il mondo stia andando in rovina.
Eppure, se riuscissimo ad estraniarci un attimo da questo grande battage allarmistico, guardando con la maggior calma possibile ad alcune evidenze oggettive, alla salute generale del genere umano, ad esempio o alla sua capacità di comprendere l’universo, potremmo ritrovarci ad osservare una realtà diversa: nella storia conosciuta dell’umanità, il momento presente è statisticamente e qualitativamente il migliore in cui l’essere umano si sia mai ritrovato a vivere.
Questa affermazione, che potrebbe invero apparire come un atto di ottimismo ingenuo, è tuttavia il risultato di una convergenza unica tra progresso materiale, espansione della conoscenza e, sorprendentemente, una nuova consapevolezza spirituale e sociale, congiuntura che, a memoria d’uomo, mai si era verificata prima con questa diffusione e intensità.
Per la maggior parte della nostra storia, le origini del cosmo sono state spiegate attraverso miti, divinità antropomorfe o narrazioni teologiche. Oggi, grazie alla cosmologia moderna, abbiamo una narrazione coerente e verificabile che abbraccia 13,8 miliardi di anni.
Non è mai esistito un tempo in cui una singola specie fosse capace di mappare l’espansione dell’universo, di osservare le onde gravitazionali e di comprendere la nucleosintesi stellare. Siamo l’universo che ha sviluppato la capacità di osservare se stesso.
Questa consapevolezza non è solo intellettuale; è ontologica.
Sappiamo che siamo fatti di “polvere di stelle”, che la materia che compone il nostro corpo è stata forgiata nel cuore di stelle esplose miliardi di anni fa. Questa connessione cosmica, un tempo riservata ai mistici, è ora una certezza scientifica. La nostra posizione nel cosmo non è più quella di un’osservazione marginale in un universo statico, ma di partecipanti attivi in un’evoluzione dinamica e vasta.
Viviamo nell’epoca in cui in molte parti del mondo la povertà estrema è diminuita in modo drastico, la speranza di vita è raddoppiata rispetto a due secoli fa e l’analfabetismo è ai minimi storici. Le malattie che un tempo spopolavano intere regioni sono ora prevenibili o curabili. La violenza interpersonale e la guerra, sebbene ancora presenti, sono in diminuzione statistica rispetto ai secoli passati.
La struttura sociale si è evoluta in larga parte verso una maggiore inclusione. Le gerarchie rigide basate sulla nascita, sul genere o sulla razza sono state sfidate e, in molte parti del mondo, smantellate o quanto meno seriamente indebolite. La mobilità sociale è più alta che mai. Le donne, le minoranze e i gruppi emarginati hanno voce in capitolo nella sfera pubblica, un concetto che sarebbe stato eretico fino a pochi decenni fa, anche se certamente molto rimane ancora da perfezionare in questo ambito.
La società contemporanea è caratterizzata da una complessità che permette la coesistenza di stili di vita diversissimi. La libertà di scegliere il proprio percorso di vita, la propria identità e la propria comunità è un fenomeno sociale senza precedenti. In molti casi non siamo più vincolati dal destino geografico o sociale.
Questa situazione apre all’umanità scenari fino a qualche decennio fa impensabili.
La filosofia contemporanea, ad esempio, affronta sfide che i pensatori antichi non potevano nemmeno immaginare. Se la filosofia antica cercava l’Assoluto e la verità unica, la filosofia moderna e post-moderna ha abbracciato la complessità, l’etica della responsabilità e il pluralismo.
L’idea che ogni vita umana abbia un valore intrinseco è un costrutto filosofico recente. Per secoli, la schiavitù, la tortura e la guerra erano considerate normali; oggi sono universalmente condannate (anche se malauguratamente non ancora del tutto scomparse).
I diritti umani, la dignità individuale e l’uguaglianza non sono più concetti astratti riservati a una élite, ma principi giuridici globali, per quanto imperfettamente applicati.
La filosofia etica si è espansa per includere non solo gli esseri umani, ma anche gli animali, le generazioni future e l’ambiente intero. L’antropocentrismo sta lasciando il posto a una visione più olistica dell’esistenza. Non c’è mai stata, prima d’ora, una tale consapevolezza globale delle conseguenze delle nostre azioni. La responsabilità morale si estende adesso su scala planetaria e temporale, un salto concettuale enorme rispetto al tribalismo del passato.
Il grado di maturità della coscienza media dell’umanità incarnata in questa nostra epoca non è mai stato così avanzato, tale da intuire la veridicità di realtà esistenziali non immediatamente visibili ai nostri occhi, ma ben percepibili, invero, tramite i nostri strumenti interiori, se opportunamente affinati.
In passato, la spiritualità era spesso confinata in dogmi rigidi o in pratiche isolate. Oggi assistiamo a una sintesi senza precedenti.
Le neuroscienze stanno iniziando a mappare le basi biologiche della meditazione, della compassione e degli stati di flusso, validando empiricamente ciò che le tradizioni antiche affermavano da millenni. Non è mai esistito un periodo in cui la ricerca interiore fosse così accessibile e validata. Le pratiche di mindfulness e le tecniche di gestione emotiva, un tempo esclusive di monasteri remoti, in diverse parti del mondo sono ora integrate nei sistemi sanitari e nelle scuole.
Inoltre, la scienza esoterica, intesa non come magia superstiziosa, ma come lo studio delle leggi nascoste che governano la realtà e la coscienza (come esplorato da pensatori come Rudolf Steiner o nel contesto della fisica quantistica e della non-località), trova nuove risonanze.
La comprensione che l’osservatore influenza l’osservato o che la realtà potrebbe essere più interconnessa di quanto la fisica newtoniana suggerisse, ha aperto porte che prima erano sbarrate.
Siamo in un’epoca in cui la separazione tra materia e spirito inizia a dissolversi, non per negare la materia, ma per riconoscere che la coscienza potrebbe essere una proprietà fondamentale dell’universo, non un sottoprodotto accidentale.
Quando parliamo di scienza esoterica nel contesto moderno, non ci riferiamo a riti oscuri, ma all’accessibilità della conoscenza che un tempo era segreta. Il termine “esoterico” deriva dal greco esô, “dentro”. In passato, le conoscenze profonde sulla natura della realtà, sulla simbologia e sulle leggi spirituali erano custodite da cerchie ristrette. Oggi, grazie alla digitalizzazione, all’accesso universale all’informazione e alla proliferazione di gruppi di ogni genere e tipo, queste conoscenze sono disponibili a chiunque, anche se occorre sempre discernere bene con che cosa e con chi si sta avendo a che fare.
Ciononostante questa accessibilità ha creato un terreno fertile per una sintesi personale. L’individuo moderno non deve più affidarsi ciecamente a un maestro o a un’istituzione per accedere alla “verità nascosta”. Può studiare testi antichi, confrontarli con la scienza moderna e costruire il proprio percorso di conoscenza. Questa autonomia intellettuale e spirituale è un privilegio storico. Tuttavia, porta con sé anche la responsabilità di discernere, come accennavamo poco sopra, un compito che richiede una maturità critica e un’onestà verso se stessi mai richieste prima.
Ma se tutto è così positivo, allora perché percepiamo spesso come se fosse tutto il contrario? La risposta risiede nella nostra psicologia evolutiva e nella natura dei media. Il nostro cervello è cablato per notare le minacce, non i successi. Inoltre, la connettività globale ci espone a ogni tragedia, vera o presunta, in tempo reale, creando l’illusione che i problemi siano onnipresenti e in aumento. In realtà, la riduzione della violenza e della sofferenza è così graduale e costante che passa inosservata, mentre gli eventi negativi sono acuti e visibili.
Siamo come persone che vivono in una casa che sta venendo ristrutturata: vediamo gli operai e la polvere, notiamo con fastidio il rumore assordante degli utensili necessari al lavoro, ma non notiamo che le fondamenta si stanno facendo più solide, le pareti più isolate e l’illuminazione più efficiente rispetto alla casa disastrata che abitavamo prima.
Affermare che non è mai esistito un periodo migliore non significa che non ci siano problemi. Anzi, la qualità della nostra esistenza ci impone responsabilità più grandi. Abbiamo le conoscenze cosmologiche e cosmogoniche per proteggere il pianeta, la sociologia per costruire comunità giuste, la filosofia per guidare le nostre scelte etiche e le scienze dello spirito per prendersi cura della nostra realtà interiore, l’unica realtà che, di fatto, sopravviverà al nostro trapasso.
Siamo la prima specie nella storia a possedere la capacità di comprendere l’universo, di controllare le forze della natura e di scegliere consapevolmente il nostro destino collettivo. La sfida non è trovare un tempo migliore come punto d’arrivo, ma usare questo tempo in cui viviamo, unico e irripetibile, come una piattaforma di lancio per trasformarne il potenziale in realtà.
La storia umana è stata un lungo inverno di ignoranza, paura e sofferenza. Oggi, il sole è sorto. Non è mai esistito un momento in cui la luce dello Spirito e della Conoscenza fosse così intensa e non è mai esistito un momento in cui la nostra capacità di vedere e di agire fosse così potente.
Questo è il nostro tempo e la sua grandezza risiede nella nostra comprensione e nella nostra responsabilità di onorarlo.
Possa essere così!
