Quale destino ci attende?
In occasione delle ultime consultazioni elettorali regionali, abbiamo commentato la palese disaffezione degli italiani per la politica politicante che si traduce nel marcato e progressivo allontanamento dai seggi elettorali. Nell’articolo pubblicato su Civico20news giovedì scorso, il professor Andrea Farina, citando il “Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2025” edita dal Censis mette in evidenza che” il 72% degli intervistati non si fida dell’attuale classe politica (e dell’Unione Europea)”
Dato che non ci sorprende, se consideriamo il lungo elenco degli scandali corruttivi e sulla inadeguatezza permanente con la quale le istituzioni europee mettono in discussione la propria credibilità e alla continua ed impunita emorragia di denaro pubblico dei cittadini.
L’ultimo caso riguarda ancora la mortificante presenza di italiani nelle istituzioni europee, dopo il Qatargate e l’Huaweigate dove erano implicati deputati ed assistenti Socialisti e del PPE.
Stavolta si tratta di Federica Mogherini l’ex capo della diplomazia dell’UE già enfant prodige del PD e governo di Renzi, che è una dei tre sospettati e arrestati martedì 2 dicembre, poi rilasciati dopo le perquisizioni della polizia presso il servizio diplomatico dell’Unione europea a Bruxelles e il collegio europeo a Bruges.
La Mogherini è stata il massimo responsabile della politica estera dell’UE presso il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) per cinque anni, tra il 2014 e il 2019, nella Commissione Juncker, ed è diventata rettore del Collegio d’Europa nel 2020. L’istituzione con sede a Bruges è ben collegata alle istituzioni dell’UE e funge da centro di formazione per i futuri dipendenti dell’Unione. La procura europea ha annunciato che l’ex capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini e altre due persone sono state formalmente accusate di frode negli appalti, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale.
il secondo italiano indagato è Stefano Sannino, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea, nominato da Enrico Letta, poi Ambasciatore in Spagna, dove ha ricevuto il premio “Transexualia” 2016.
Nel febbraio 2020 il socialista Josep Borrell, Alto rappresentante dell’UE per la politica estera e di sicurezza, lo ha dapprima nominato segretario generale aggiunto per gli affari economici e globali del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e poi nel dicembre dello stesso anno nuovo segretario generale del SEAE, dove è rimasto sino al 31 dicembre 2024. Dal 2025, è ritornato alla Commissione europea, in qualità di direttore generale ad interim nel Direttorato Generale per il Medio Oriente, Nord Africa e Golfo.
Cesare Zegretti, Il terzo accusato è cittadino italo-belga che da gennaio 2022 ricopre l’incarico di co-direttore dell’Ufficio Executive Education, Training and Projects del Collegio d’Europa, con oltre dieci anni di esperienza professionale nello sviluppo aziendale, nella progettazione e nella gestione di progetti internazionali.
Quest’ennesima ombra tetra che avanza sull’operato all’interno delle istituzioni europee è solo l’ultima di una lunga e recente serie di malefatte, alle quali si deve poter porre fine. Oltre al “caso Mogherini”, almeno quattro grandi scandali esplosi negli ultimi mesi hanno riguardato autorevoli esponenti della Commissione europea.
Il caso Pfizer coinvolge la stessa presidente della Commissione, Ursula. Von der Leyen, per uno scambio di messaggi di testo (SMS) con l’amministratore delegato di Pfizer per ottenere un contratto che avrebbe consentito l’acquisto di vaccini per 36 miliardi di euro, senza alcun controllo. Von der Leyen e Commissione, nonostante opinione pubblica, tribunali e diverse altre istituzioni di controllo dell’operato della Commissione abbiano ordinato la pubblicazione delle interlocuzioni, hanno deciso di non pubblicare i messaggi.
Seguono poi, Il caso Reynders, sulla indagine e definitive accuse contro Didier Reynders, ex Commissario per la giustizia durante il primo mandato di Ursula Von der Leyen alla Commissione, per riciclaggio di denaro.
Il caso Timmermans sulla elargizione di enormi somme di danaro da parte dell’ex vicepresidente della Commissione, leader indiscusso dei Socialisti europei e uno dei principali artefici del Green Deal e che lo vede implicato sulla assegnazione irregolare di sovvenzioni a ONG ambientaliste, per attività di lobby nei confronti di governi e parlamenti.
Il caso Thierry Breton ed il suo indubitabile conflitto di interessi, laddove l’ex Commissario per il Mercato Interno non ha ottemperato agli obblighi previsti nel post mandato (periodo di riflessione richiesto di circa due anni), facendosi nominare nel comitato consultivo di Bank of America, grazie alla “eccezione” discrezionale concessa dalla Commissione UE.
A fronte del marasma imbarazzante che emerge, allo scopo di distrarre l’opinione pubblica sulle centinaia di milioni di euro dei cittadini finiti chissà dove, la Presidente insiste sia con il prestito per i risarcimenti all’Ucraina, confiscando illegalmente i beni russi, sia con il divieto all’importazione di gas da Mosca, mentre la sua Vice presidente vicaria e socialista Teresa Ribera attacca a brutto muso il PPE per alcune votazioni contro le follie ambientaliste che, insieme alla scelte guerrafondaie, impoveriscono gli europei e ne devastano l’economia.
Oltre allo sdegno per gli scandali, sta montando l’ostilità verso i diktat emanati dall’UE, che non hanno certo riscosso il favore dei cittadini. Pensiamo alle follie ambientaliste passate, presenti e alle minacce che incombono per il prossimo futuro.
La transizione verde, quella che a Bruxelles amano raccontare come il futuro radioso dell’Europa decarbonizzata, in Italia rischia di cominciare con una stangata secca, e per giunta annunciata. La fotografia più nitida arriva dal forum QualEnergia, dove Legambiente e Kyoto Club hanno presentato un conto salatissimo per famiglie e microimprese: l’Ets2, il nuovo meccanismo europeo che mette un prezzo sulle emissioni di carburanti e riscaldamento domestico, potrebbe trasformarsi in 230 euro di rincaro l’anno per una famiglia tipo, ossia due volte e mezza la quota attuale della bolletta legata alla CO₂.
Sul fronte delle microimprese – quel 95% del tessuto produttivo che tiene in piedi il Paese più delle astratte strategie di Bruxelles – la situazione non è meno preoccupante. A livello Ue il nuovo sistema potrebbe costare quasi 9 miliardi l’anno, e considerando che l’Italia pesa per circa un decimo delle emissioni coinvolte, la rata pro-capite oscilla tra dodici e venticinque euro a testa. Una cifra che, presa singolarmente, può sembrare poca cosa, ma moltiplicata per negozi, artigiani, furgoni e botteghe diventa un salasso insostenibile.
Anche nei trasporti il conto è già scritto: fra aumento di benzina e gasolio, le famiglie dovranno aggiungere tra 60 e 176 euro l’anno, mentre le piccole imprese – quelle che consegnano pacchi, riforniscono negozi, movimentano merci – rischiano un salasso fino a 550 euro in più.
E il tutto mentre il Governo avrebbe dovuto consegnare entro giugno il Piano sociale per il clima, indispensabile per sbloccare oltre 7 miliardi del Social Climate Fund. Documento che, per usare le parole degli ambientalisti, “non si conosce”. Tradotto: l’Italia arranca, mentre il conto corre.
In questo scenario, alla Camera dei Deputati, il ministro Gilberto Pichetto Fratin prova a rimettere ordine a un dibattito che lui stesso definisce “accidentato”. Durante il convegno promosso da Forza Italia, si presenta con un messaggio che sa più di monito politico che di rassicurazione: lo slittamento dell’Ets2 di un anno – dal 2027 al 2028 – è passato in Europa, sì, ma non è una soluzione, semmai un salvagente temporaneo.
Per il ministro non si può continuare a far salire il prezzo dell’energia “come fossero azioni di Borsa”, un affondo che lascia intendere come l’attuale configurazione dell’Ets2 rischi di trasformarsi in quella che lui stesso definisce senza mezzi termini “un errore ideologico”. E qui l’accusa si allarga, toccando il già contestato Fit-for-55: “Finalmente molti paesi europei si stanno accorgendo che è stato un errore”, scandisce Pichetto, quasi evocando il fantasma di una stagione di eccessi regolatori che l’Italia ora si ritrova a pagare.
La parte più rivelatrice arriva però quando il ministro richiama gli “autogol” denunciati da Mario Draghi: misure nate per fare bene all’Europa, ma che rischiano di danneggiarla dall’interno. “Dobbiamo evitare di essere noi stessi a tirarci il freno a mano”, avverte. Una frase che fotografa bene lo stato d’animo del Governo: l’Ets ha funzionato per vent’anni, ha spinto la decarbonizzazione, ma ora l’estensione alle emissioni domestiche e ai trasporti minaccia di diventare l’esempio perfetto di come l’ambientalismo regolatorio possa deragliare se non incrocia la realtà economica
Sul piano tecnico, poi, l’Ets2 non lascia scappatoie: nessuna allocazione gratuita di quote, nessun privilegio. Chi emette CO₂ paga, e lo fa al prezzo corrente del mercato.
In sintesi, non c’è scelta e provvedimento dell’UE che non abbia inciso sulle tasche o le abitudini consolidate di gran parte dei cittadini europei. L’altro dato sconcertante riguarda i capì di governo che in questi anni non hanno mai alzato la testa contro le scelte irresponsabili dell’Europa e gli autori degli scandali.
La situazione internazionale, già incandescente ci presenta risvolti che fanno inorridire gran parte dei cittadini europei. In questo contesto di UE incapace di arginare la guerra in Ucraina, arriva come un fulmine il documento sulla strategia di sicurezza nazionale di Trump, che non rinnega l’amicizia degli Usa verso il vecchio continente, ma sferza la decadenza della nostra società.
Se gli Stati Uniti nel breve, medio periodo porteranno avanti il disimpegno nei confronti dell’Europa, salirà lo sgomento per la incapacità palese dell’antidemocratica casta di Bruxelles di assumere ben più gravi decisioni di politica estera e strategie militari in un mondo in repentino cambiamento.
Quale sarà il nostro destino?

Civico20News
Francesco Rossa
Editorialista
© 2025 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF
Encomiabile articolo che rappresenta con perfetta freddezza e lucidità gli aspetti negativi di una superficiale gestione europea. Di fronte a questi gravi numerosi episodi i cittadini si chiedono se veramente l’Europa sia così utile all’Italia, come del resto agli altri Stati membri, ovvero procuri conseguenze negative che si fanno sentire sempre di più. Certo non bisogna dimenticare gli aspetti positivi che l’Europa sicuramente ha dato e continua a dare, ma la superficialità di certe scelte non può che lasciare perplessi.
Non ultima anche la differenza di trattamento di Francia e Germania rispetto all’Italia con riferimento allo stato di crisi economica del singolo paese.
Di fronte a tutti questi episodi ed evidenze, più volte i cittadini si sono chiesti se certe scelte europee, in particolare riguardo il clima e l’ambiente, siano state originate da interessi personali derivanti da sostanziose offerte di soggetti interessati extra europei ( non ultima la scellerata scelta di abbandono del motore endotermico, forse oggi riconsiderata). Certo, i modi di Trump non sono né gentili né diplomatici, ma forse ha centrato il problema.
Non posso che sottoscrivere ogni passaggio. Un editoriale che resta indelebile.
Cari amici, vi ringrazione per le lusinghiere affermazioni. Forse non ce ne stiamo accorgendo, ma è finita un’epoca.Se i Governi fossero retti da Statisti che guardano al lfututo, dovrebbero prender atto dei nuovi poteri che stanno cosolidandosi nel mondo e scegliere se accodarsi al primo offernte, con il rischio di essere schiacciati dal più potente. Non bastano gli islogan, ma dovrebbe affiorare la consapevolezza per comprendere se il continente che ha diffuso la civiltà nel mondo, può ancora, con rinnovato impepgno e lungimirante strategia, rendersi competitivo . Oppure?