Il centrodestra raddoppia rispetto a 5 anni fa. Crollo dei 5Stelle, ma non di Conte
Il gran pollaio del campo largo, che non è una coalizione, bensì un cartello elettorale di potere, continua a brindare sui risultati elettorali e non si accorge che il saldo dei consigli regionali continua a essere positivo per il centro destra (13 regioni su 20).
In Veneto Campania e Puglia non sono cambiate le maggioranze, anzi, l’analisi del voto regionale complessivo, rapportando il 2025 sul 2020 ci fornisce il seguente risultato: FDI cresce del 46%, FI del 28,3, mentre Lega e Civiche di supporto scendono del 47%. Il PD cresce dell’8% e il M5S perde il 34%
La sinistra festeggia la spallata che rimane nei sogni di leader privi di potere. Scenario completamente ribaltato rispetto al 2015 quando le Regioni in mano al Pd erano 15.
Il centrodestra gode di salute e lo dimostrano i voti. In Campania, dove i leader si sono precipitati per festeggiare la vittoria del campo largo guidato da Roberto Fico, i loro voti diminuiscono. Il Pd passa dai 712mila voti del 2020 ai 646mila voti, con un meno 9,2 %.
Fdi nella stessa regione raddoppia i voti, passando da 140mila a 239mila voti. Anche Forza Italia sale nei voti. Nel 2020 i consensi furono 121mila, oggi 215mila. Con più 93mila voti. Il Ms5 cade, passando 233mila voti a 182mila, con un meno 21%.
Infine, in Puglia, Fratelli d’Italia conferma il trend di crescita, passando dai 211mila del 2020 ai 248mila di oggi. Il saldo è positivo del 17%
Dov’è la spallata? Il centrodestra ha conquistato e ri-conquistato Marche, Calabria e Veneto. Il campo largo mantiene la guida di Campania, Puglia e Toscana.
Forza Italia in una nota fa il bilancio delle sue posizioni: in Val d’Aosta la lista di Forza Italia-La Renaissance ha ottenuto il 10,1%. Il movimento azzurro è passato da zero seggi a 3 ed è entrato per la prima volta al governo della Regione. Intanto, alle elezioni comunali di Aosta, FI è stato il primo partito del centrodestra con il 12,5%.
Nelle Marche la crescita è stata del 2,7% (passando dal 5,9% del 2020 all’8,6%), con il numero dei seggi salito da 2 a 3. Fi registra una crescita anche in Toscana (+1,9%) dove si è passati dal 4,3% al 6,2% e i seggi sono saliti da 1 a 2. In Calabria Forza Italia ha ottenuto il 18%, con 7 seggi. Se all’ottima percentuale di Forza Italia si aggiunge anche quella significativa ottenuta dalla lista del presidente azzurro Roberto Occhiuto e l’ulteriore lista Forza Azzurri, il risultato complessivo arriva al 31,4%.
Per quanto riguarda la Puglia la percentuale azzurra è passata da 8,9% a 9,1% (+0,2) e si è ottenuto un seggio in più (da 4 a 5) rispetto al 2020. In Veneto, dove Forza Italia non era presente nella giunta al governo della Regione, si è registrata una crescita di +2,7%, passando dal 3,6% delle Regionali scorse al 6,3%, e ottenendo tre seggi. Infine, il risultato in Campania, dove la percentuale del consenso passa da 5,2% delle regionali 2020 al 10,7% (+5,6%) e triplicato i seggi da 2 a 6.
In Veneto ha tenuto quella Lega che incarna la tradizione politica di Gianfranco Miglio e Umberto Bossi, basata sul regionalismo pragmatico di Zaia. È un avvertimento sul quale Salvini dovrebbe riflettere se considera le perdite ottenute nelle regioni del Sud, ove purtroppo, come ha dichiarato Roberto Fico appena eletto, c’è la netta contrarietà all’Autonomia differenziata e a ogni misura di moralizzazione dello Stato e di risanamento dell’Economia.
La questione settentrionale è più che mai acuta e evidente. La Lega su quel bastione potrebbe puntare per tornare ad essere un riferimento significativo per l’elettorato, senza lasciarsi coinvolgere nelle pastoie clientelari del Sud.
Dopo la sbornia la sinistra velleitaria chiude gli occhi, sul fatto inconfutabile che a vincere sono stati soprattutto leader quali De Luca senior e Decaro, che nel partito e nella coalizione incarnano la figura dei competitor interni di Elly Schlein. Decaro è uno dei riferimenti del fronte riformista interno. Di De Luca è quasi superfluo ricordare gli a solo e le stilettate contro l’attuale corso del partito. Conte non ha mai abbandonato l’idea di essere lui il candidato progressista alla premiership. Gli danno ragione gli ultimi rilievi sull’empatia che sacrificano inesorabilmente Elly Schlein.
Permane, anzi si aggrava il fenomeno dell’astensionismo, soprattutto tenuto presente che succede in una consultazione regionale, considerata, come maggiormente percepita, rispetto alle elezioni politiche. Purtroppo, la politica politicante ci passa su, ma fino a quando?
I partiti di Governo, nel proseguo della legislatura, senza inseguire il polverone che la sinistra agita ad ogni piccola occasione, dovrebbero puntare decisamente ogni attenzione sulla spinta riformatrice.
Con la Finanziaria del 2026 il governo riesce a contenere il deficit, con ampi riconoscimenti internazionali. Dopo anni ottiene il favore dei grandi investitori e delle agenzie di rating. Ma non basta, perché la strada è ancora in salita.
Per competere con il mondo, l’Italia dovrebbe porre mano alla Politica fiscale, oggi troppo onerosa per cittadini e imprese; spronare le parti sociali a concentrarsi sulla produttività, defiscalizzando le ricadute salariali, combattere l’evasione fiscale adottando misure già note in altri Paesi e tassare le multinazionali della grande distribuzione che aggrediscono sempre più la nostra rete di imprese, oltre al piccolo commercio.
Il sistema giudiziario è al collasso ed i tempi per la conclusione dei tre gradi di giudizio sono incalcolabili. Per non parlare della sclerosi della Pubblica amministrazione ove la meritocrazia è una chimera e le rendite di posizione spadroneggiano. Di conseguenza, la burocrazia è lenta e farraginosa, risultando ostica al cittadino e alle imprese e, di fatto, questo vulnus condiziona lo sviluppo economico. Tematiche che conducono inevitabilmente alla corruzione e all’opacità e allontanano gli investitori.
Il costo dell’energia che anche a seguito dei diktat europei verso la Russia, sta diventando insostenibile, amplifica le conseguenze delle scelte deleterie del passato contro l’estensione del nucleare e di altre fonti di approvvigionamento. Non ultima urge una coraggiosa riforma elettorale che garantisca la governabilità.
Un impegno prioritario del governo su tali tematiche, porterà il Paese a essere competitivo e i partiti di maggioranza alle elezioni del 2027, ne potranno trarre indubbi vantaggi.
Le scelte strategiche vanno però adeguatamente comunicate e comprese. Giorgia Meloni, con il suo appeal, dovrebbe convincere gli italiani che non è la politica assistenziale e i contributi a pioggia che ci fanno progredire, bensì la piena occupazione e il fatturato delle nostre aziende, con ricadute positive sulle famiglie. Queste sono strategie che faranno ridere Elly Schlein, ma non il cittadino che chiede stabilità del posto di lavoro e prospettive per i figli.
Lor signori, riflettano!

Civico20News
Francesco Rossa
Editorialista
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