“Lenta ma inesorabile” è la descrizione dello scenario che il mercato sta iniziando a prezzare.
Al 24 agosto 2026 il DXY è intorno a 99: nell’ultimo mese ha perso circa il 2,5%, mentre il dollaro è ancora leggermente sopra i livelli di un anno fa.
La cosa interessante è perché si sta indebolendo.
Il punto centrale: non è solo la Fed
Ci sono almeno quattro forze che possono alimentare una discesa pluriennale:
- Debito e deficit USA.
Il CBO prevede un deficit federale di circa il 5,8% del PIL nel 2026, che arriverebbe al 6,7% nel 2036. Sono numeri enormi in una fase in cui anche i rendimenti lunghi stanno diventando un problema. - Perdita del “premio americano”.
Per anni il dollaro ha beneficiato dell’idea che gli USA crescessero più degli altri, avessero rendimenti più interessanti e fossero il porto sicuro per eccellenza. Se queste tre cose contemporaneamente diventano meno convincenti, il capitale può iniziare lentamente a diversificarsi. - Politica monetaria e curva dei Treasury.
Qui c’è una situazione quasi paradossale: il Treasury cerca di contenere i rendimenti lunghi attraverso il riacquisto di obbligazioni, ma il mercato può interpretarlo come un tentativo di gestire artificialmente il costo del debito. Reuters segnala proprio questo meccanismo come una delle ragioni della recente pressione sul dollaro. - Diversificazione delle riserve.
Non significa “le banche centrali stanno abbandonando il dollaro domani”. Significa piuttosto che, marginalmente, possono aumentare euro, oro e altre attività. Alcune case d’investimento vedono proprio questo processo come un elemento strutturale favorevole all’euro.
Perché un declino del dollaro può essere lentissimo e contemporaneamente molto significativo non serve che l’euro diventi “la nuova valuta dominante”, basta che il mondo passi da:
“Tengo dollari perché è ovvio” a “Tengo dollari, ma non voglio tenerne così tanti.”
Quella piccola variazione nelle preferenze delle banche centrali, dei fondi sovrani e degli investitori globali può avere effetti enormi perché il mercato valutario è gigantesco.
C’è poi un’altra cosa importante: oro e dollaro stanno iniziando a raccontare una storia simile. Oggi l’oro è fortissimo mentre crescono le preoccupazioni sul debito USA e sulla credibilità della gestione fiscale/monetaria. Reuters riportava proprio oggi l’oro sopra i $4.600 e il dollaro vicino ai minimi plurimensili.
Quindi possiamo assolutamente parlare di una lenta erosione del dollaro distinguendo tre scenari:
- 🟢 Debolezza ciclica: il dollaro scende, poi recupera.
- 🟡 Declino strutturale: DXY progressivamente più basso nei prossimi 5-10 anni.
- 🔴 Crisi del dollaro: perdita significativa della fiducia nei Treasury e forte fuga verso oro/euro/altre valute.
Parrebbe che oggi siamo molto più vicini al secondo scenario che al terzo ma 40.000 miliardi di Treasuries sono un problema?
Se il Tesoro americano deve circa 40.000 miliardi attraverso titoli negoziabili, dall’altra parte ci sono banche, fondi pensione, assicurazioni, fondi monetari, banche centrali, governi stranieri, aziende e privati che possiedono quei Treasury.
Quindi il problema non è semplicemente: “Gli americani devono 40.000 miliardi” è: “Il mondo deve essere disposto a detenere 40.000 miliardi di attività denominate in dollari, e una quantità crescente di nuove emissioni.”
La cifra è davvero enorme
La Federal Reserve data mostra che i Treasury detenuti dal settore finanziario statunitense erano già circa 30.100 miliardi a fine 2025; la definizione e il perimetro non coincidono esattamente con il totale del debito del Tesoro, quindi bisogna stare attenti a confrontare numeri diversi.
Inoltre, il Tesoro prevede per il solo luglio-settembre 2026 circa 739 miliardi di dollari di nuovo indebitamento marketable detenuto dal settore privato, e altri 628 miliardi nel trimestre successivo, quindi non abbiamo soltanto uno stock gigantesco, abbiamo uno stock gigantesco che continua a crescere.
Legittimo a questo punto porsi la domanda: Quanto Treasury è disposto ad assorbire il mondo senza chiedere un rendimento sempre maggiore?
E cosa succederebbe concretamente se il mercato mondiale decidesse di ridurre di 5.000 miliardi la propria esposizione ai Treasury?
Lasciamo a voi cari lettori di scrivere il paragrafo successivo.
