Muzeum Narodowe w Krakowie; www.zbiory.mnk.pl ;;Bliżej Kultury;fot. B. Cygan M. Szczypiński
Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, una donna che si è dedicata al prossimo
Articolo di Gian Luca Giani, già autore de “Le donne di casa Savoia”, Yume edizioni
Maria Vittoria, chi era costei? Questa domanda potrebbero porsela le migliaia di torinesi che ogni giorno percorrono la via intitolata a questa signora poco conosciuta, una via che, da piazza San Carlo conduce verso il Po. Non tutti sanno che nell’Ottocento, la prima parte di questa strada si chiamava via San Filippo o meglio “contrada San Filippo” come si diceva allora, in onore dell’enorme chiesa juvarriana che si affaccia sulla strada in questione.
Poco più in giù della chiesa di San Filippo, si incontra il palazzo Cisterna, attualmente sede della Città Metropolitana di Torino. Maria Vittoria e palazzo Cisterna sono strettamente collegati perché proprio lei era la proprietaria di quel magnifico palazzo, dotato di un ampio giardino – oggi aperto al pubblico – che si affaccia su via Carlo Alberto.

Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, ultima discendente di una nobilissima e ricchissima famiglia piemontese, le cui radici affondavano nel Medio Evo, era la moglie di Amedeo, il secondo dei tre figli maschi di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia: il primogenito era Umberto, erede al trono e il terzogenito, lo sfortunato Oddone, ammalato fin dalla nascita e morto in giovane età.
Al principe Amedeo è dedicata una via non molto lontana da quella di Maria Vittoria, così come al principe Oddone è dedicato un corso un po’ più periferico. Al principe Umberto, invece, era dedicato un corso centralissimo. Poi, alla morte del padre, Umberto è diventato re, ragione per cui il corso principe Umberto è diventato corso re Umberto, unico caso in Italia in cui il monarca, assassinato nel 1900, è ricordato con questo nome; nelle altre città, possiamo trovare via Umberto I, corso Umberto I, eccetera, ma “corso re Umberto” esiste soltanto a Torino, per la semplice ragione che già in precedenza lo stesso corso si chiamava “corso principe Umberto”.
Chiusa questa digressione toponomastica, ritorniamo a Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna: che cosa ha fatto di speciale questa nobildonna, oltre a sposare il principe Amedeo?
Nulla di particolare. D’altronde, a quell’epoca, il numero di donne che sono passate alla storia per una qualsiasi ragione costituisce una frazione minima del numero di uomini. Maria Vittoria, inoltre, è morta a soli 29 anni di età, dopo che, sei anni prima, le era stata diagnosticata la tubercolosi, malattia per cui, a quel tempo, non c’era alcuna via di scampo. Ma un fatto molto particolare successe al marito di Maria Vitoria, Amedeo di Savoia: all’età di soli 25 anni fu nominato re di Spagna, un paese di cui non conosceva la lingua e che, probabilmente, non ebbe nemmeno il tempo di imparare a padroneggiare.
D’altra parte, Amedeo, in Spagna, non contava sul consenso di nessuno: né di chi voleva ancora Isabella II (la regina deposta) o suo figlio, né dei carlisti ultraconservatori, né degli indipendentisti a vario titolo, meno ancora dei repubblicani e neppure di quei liberali, monarchici costituzionali che lo avevano eletto, ma poco dopo si erano pentiti, rimpiangendo un Borbone, un Asburgo, un Hohenzollern qualunque piuttosto che quel “Saboya” privo di personalità, chiamato per dileggio il “ragazzo con la barba” o peggio ancora “Maccaron primero”.
In effetti, nei 25 mesi in cui governò, Amedeo non combinò nulla di particolare, sballottolato a destra e a sinistra dalle Cortes. Mostrò, invece, un grande coraggio personale quando gli spararono addosso un paio di volte.
Chi si comportò molto meglio fu la consorte Maria Vittoria, circostanza che le cronache storiche colpevolmente non evidenziano quasi mai.
Maria Vittoria, a differenza della maggior parte delle sovrane del suo tempo, era una donna istruita, parlava correttamente sei lingue, conosceva la storia, la geografia, la matematica e persino l’astronomia. In Casa Savoia costituiva una “rara avis”.
Maria Vittoria non amava il lusso e lo sfarzo, esibito dalle nobildonne spagnole di quell’epoca, ma vestiva semplicemente. Preferiva “essere” piuttosto che “apparire”. Mentre il marito, che aveva ereditato le tendenze del padre, donnaiolo impenitente, si dedicava alla caccia alle donne di facili costumi, Maria Vittoria, religiosa ma non bigotta, caritatevole ma non sprovveduta, si dedicava alle necessità della povera gente, che in Spagna, in quel momento, certamente non mancava, costruendo e finanziando, a sue spese, ospedali, orfanotrofi, asili e tutto quanto serviva ad aiutare i poveri, lavorando con passione ma anche con lucidità, considerando la sua giovane età e la grave malattia di cui soffriva.
Trovò anche il tempo di mettere al mondo tre figli, tutti e tre passati alla storia per le loro grandi capacità, qualità che evidentemente avevano ereditato dalla madre, una donna eccezionale quanto misconosciuta.

Interessante, una storia che non conoscevo!