La statua di Nazario Sauro a Trieste (di Alessandro Mella)
Ricordo benissimo il giorno in cui, dopo averlo sognato per anni, beneficiando di una breve vacanza nel Nord Est con la fidanzata, ci recammo a Trieste. Sognavo da sempre di vedere quella città e respirarne le atmosfere, per me, leggendarie. Dove si sentono le diverse culture convergere alternando ostilità ed armonia, convivenza e conflittualità.
La Piazza Unità d’Italia, gli antichi caffè, l’ingiustamente vituperata statua di Gabriele D’Annunzio, i vicoli, il teatro romano e soprattutto lo storico Molo Audace. Tutto mi parve incredibilmente emozionante ed ancora oggi il mio cuore freme al pensiero, al desiderio di poterci tornare.
Tuttavia, tra le prime cose che colsero la nostra attenzione, ve ne fu una che incontrammo quasi subito al nostro arrivo e fu la statua dedicata a Nazario Sauro. Eroe celebrato nell’Inno al Piave, con Oberdan e Battisti, ed in tante altre opere e reminiscenze in tutta Italia. Fu come incontrare proprio lui, gloriosa medaglia d’oro al valore militare concessa alla memoria, vittima del capestro vendicatore e livoroso del giogo asburgico. Costretto, nel vano tentativo di salvarsi la vita, a sentire la voce della propria madre proclamare, di fronte all’inquisitore, di non conoscerlo.

Egli era nato a Capodistria, sotto il controllo dell’Impero d’Austria, ma aveva maturato un sincero sentimento irredentista ed un profondo amore per l’Italia. Tale da spingerlo a combattere sotto il tricolore sabaudo:
Nazario Sauro, volontario di guerra nella Marina italiana, la mattina del 30 luglio 1916 si era imbarcato sul sommergibile «Giacinto Pullino» che, al comando del capitano di corvetta Ubaldo Degli Uberti, doveva compiere un’azione nel porto di Fiume. La sorte volle che un banale incidente di navigazione trasformasse la missione del «Pullino» in uno fra i più tragici e più gloriosi episodi della nostra guerra. Il sommergibile, mentre stava per imboccare il Carnaro, andò ad investire uno scoglio della Galiola: l’equipaggio fu fatto prigioniero e l’attenzione degli austriaci si concentrò subito su quel tenente di vascello che diceva di chiamarsi Nicolò Sambo e di essere nato a Venezia, mentr’era l’istriano Nazario Sauro.
Al processo militare subito instaurato a Pola, sotto l’accusa di alto tradimento, furono chiamate numerose persone che confermarono l’identità di Sauro. Nella speranza di raccogliere un indizio decisivo il tribunale convocò a Pola la vecchia madre di Sauro e la sorella, mettendole a confronto con il prigioniero. «Non conosco questa signora», disse Sauro; «Non è mio figlio», disse la madre; e le stesse parole furono pronunciate al confronto con la sorella. Fu ugualmente pronunciata la sentenza di morte «mediante capestro», secondo la terminologia ufficiale austriaca, e due ore dopo, al cimitero di Pola, mentre madre e sorella, poco lontane, abbracciate pregavano sperando in un impossibile miracolo, Nazario Sauro veniva impiccato. (1)
Nel 1936, nel ventennale del martirio, la città di Capodistria gli aveva dedicato un monumento per celebrarne il ricordo ma, nel 1944, al tempo dell’annessione del Litorale Adriatico al Terzo Reich, l’opera era stata distrutta con l’esplosivo.
Passato il conflitto, e parzialmente sopite le ardenti opposte passioni, la città di Trieste ritenne, lodevolmente, di voler rendere omaggio all’eroe con spirito sereno e senza alcuna retorica deprecabile ma, anzi, come citava la mozione approvata dal Consiglio Comunale: «Non per odio ma per amore ci riuniremo intorno al monumento di Sauro; per amore per chi volle fare olocausto di sé sull’altare della patria e della libertà per tutti i popoli oppressi».

In occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa, quindi, lo scultore triestino Tristano Alberti, mise in opera la grande e maestosa statua che, in quel 1966, trovò collocazione sul lungomare della città. Il monumento fu inaugurato con un’importante cerimonia:
Inaugurato il monumento a Nazario Sauro nel cinquantesimo anniversario del suo sacrificio. In riva al mare a Trieste presente il sottosegretario alla Difesa sen. Santero – Letti i messaggi del Presidente della Repubblica e dell’on. Moro – Consegnata alla Marina militare la corvetta «Lido Visintini» (Dal nostro corrispondente) Trieste, 10 agosto. Con l’Inaugurazione del monumento di fronte alla stazione marittima e con la consegna alla Marina militare della corvetta «Licio Visintini» costruita dai Crda, Trieste ha reso oggi omaggio a Nazario Sauro nel cinquantesimo anniversario del suo sacrificio. I riti commemorativi sono iniziati alle 9, con una Messa celebrata nella chiesa di San Giusto, cui è seguita la deposizione di corone d’alloro al cippo di Nazario Sauro, al Parco della Rimembranza, al monumento ai Caduti ed al cippo che ricorda i fratelli Mario e Licio Visintini. Successivamente, nella sala comunale d’arte, è stata aperta la mostra dei cimeli di Sauro.
Nel pomeriggio solenne cerimonia nel piazzale della stazione marittima presso il molo Bersaglieri. Vi erano attraccati l’incrociatore lanciamissili «Caio Duilio» e la corvetta «Licio Visintini» che è stata consegnata alla Marina militare. A fianco della nuova unità si trovavano le corvette «Salvatore Todaro» e «Luigi Rizzo» che fanno parte della formazione navale comandata dall’ammiraglio Zanni. Su tutte le unità erano schierati gli equipaggi in armi. Sul palco eretto davanti al molo si sono radunati, con le autorità cittadine e regionali, il sottosegretario alla Difesa sen Natale Santero, che rappresentava il governo, il Capo di Stato Maggiore della Marina amm. Alessandro Michelagnoli, il comandante della Regione Militare Nord-Est gen. Nani, alti ufficiali della Marina e dell’esercito, tre dei figli di Sauro — Anita, Albania e Libero — ed un folto pubblico.
Dopo il saluto alla bandiera, ha parlato il presidente dei Crda, ing. Guido Vignuzzi, consegnando virtualmente la corvetta «Licio Visintini» alla Marina militare. Hanno quindi preso la parola l’ammiraglio Michelagnoli e il sen. Santero.
Alle 19,15 si è svolta l’ultima cerimonia, con lo scoprimento del monumento a Nazario Sauro, eretto al centro di un’aiuola dinanzi alla stazione marittima. Mentre la banda della Marina suonava l’Inno al Piave, due marinai della «Caio Duilio» hanno tolto il telo che copriva la statua. Dopo la deposizione delle corone al monumento (le prime tre erano state inviate dal Presidente della Repubblica, dai governo e dalia Marina militare) sono stati letti i messaggi del Capo dello Stato on. Saragat e del presidente dei Consiglio on. Moro. (2)

La lunga permanenza in vicinanza del mare, l’inquinamento del traffico di oggi, i mutamenti climatici ed il tempo iniziarono progressivamente a compromettere la statua ed il suo futuro. In occasione del centenario della Grande Guerra, quindi, i Civici Musei del Comune di Trieste, secondo le indicazioni della Soprintendenza ai Beni Culturali, promossero un’intesa opera di restauro affidata all’impresa Mauro Vita:
Il restauro – è stato evidenziato nel corso dell’incontro – ha interessato sia la statua bronzea che il suo basamento in pietra, con il fine di ridare al manufatto l’originale patina del tempo. La parte in bronzo era la più rovinata, pertanto è stata quella che ha maggiormente pesato sulle operazioni di restauro. Si è intervenuto essenzialmente sulle zone ossidate (riconoscibili perché caratterizzate dalla presenza di abbondanti gore di colore verde) e su quelle cerose (ricoperte da una patina nera dovuta alla cera addizionata a pigmento) ed inoltre sulle micro-fessurazioni per ovviare al rischio di un’ossidazione più interna. Anche la pietra, a causa dell’ossidazione del bronzo, era anch’essa interessata da gore di colore verde soprattutto sulle zone sommitali.

(Venezia – Museo dell’Arsenale e della Marina Militare)
Il lavoro di restauro è costato oltre 6 mila euro. «L’intervento di conservazione e valorizzazione dei monumenti – ha detto l’assessore Paolo Tassinari – è un impegno condiviso, per vivere sempre meglio i nostri tempi, nel rispetto della storia e dei suoi luoghi». Soddisfazione anche dalla direttrice Masau Dan, dalla dott.ssa Rossella Scopas Sommer che ha sottolineato la collaborazione realizzata tra il Comune e la Soprintendenza e dai presidenti Renzo Codarin, Piero Sardos Albertini e Chiara Vigini, che hanno confermato l’impegno del Comune e l’interesse comune a programmare una bella mostra per l’anno prossimo, nel Centenario della morte di Nazario Sauro. (3)
L’eroe, dunque, seguiterà a guardare i turisti, a scrutare la città, avvolto nel suo bronzeo tabarro, ancora a lungo. Ed il suo sguardo, che pur metallico pare vivo, ancora veglierà su Trieste e sulla sua lunga ed incantevole storia. Rinnovandone il ricordo in perpetuo, per fortuna.
Alessandro Mella
NOTE
1) La Stampa, 179, Anno C, 10 agosto 1966, p. 5.
2) Ibid., 180, Anno C, 11 agosto 1966, p. 5.
3) Il Piccolo di Trieste, 2 agosto 2015.
