Un contributo di Maria Grazia Spadaro
Nel nostro mondo attuale iperconnesso, è doveroso innanzitutto definire la funzione del giornalista, quale figura professionale, in grado di offrire informazioni utili, a beneficio della collettività, un pubblico attento ad acquisire news, al di là dell’interesse soggettivo. Non sempre la notizia racchiude il carattere di “notiziabilità”, e per far sì che la stessa possa suscitare più interesse rispetto ad un’altra, vale la sensazionalità o la quantità elevata di interesse da parte dei lettori. Alcune volte, il criterio stabilito come flusso allettante di informazione, viene valutato e selezionato dai giornalisti cosiddetti Gatekeepers (Guardiani del Cancello, che scelgono cosa pubblicare), esempi? La drammaticità della notizia, contrasti tra utenti e istituzioni, di carattere pratico riguardo la viabilità cittadina, solidarietà/indignazione, scoperte scientifiche, di prestigio sociale, appartenenti all’elite mondiale, scandali politici e finanziari. Certamente l’avvento di Internet ha costruito il Citizen Journalism, il cui generatore principale di notizie, diviene il cittadino, mentre prima era solo un “ fruitore”, oggi, ha anche il diritto di replica; ma proseguiamo, analizzando diverse figure emergenti in rete. Una fra queste è il CATFISHER, ovvero chi crea falsi profili, (reato punibile attraverso l’Art. 494 c.p.), che si finge qualcun altro, un vero truffatore, con l’obiettivo di ingannare sia in ambito relazionale che sentimentale. Agli ignari, regala l’immagine idealizzata di sé, inventando sgarbi subiti anche dalla Giustizia. Dietro la macchina digitale, i Catfishers, ricevono attenzioni e nascondono gravi deficit di socializzazione, anche per timore di non essere accettati, per es. per la loro forma fisica o, possono essere addirittura pregiudicati sfuggiti momentaneamente alla legge, per estorcere denaro, ove, la vera identificazione da parte delle Autorità, indubbiamente, non avrebbe consentito azioni fraudolenti nella vita reale delle persone, inconsapevoli dell’inganno. Il loro largo ingresso è pianificato verso i social network, piattaforme, chat, app di messaggistica istantanea e anche segreta, Telegram, X, Messanger, Facebook, Instagram, Linkedln, App di incontri, ecc.. Una figura che ha attenzionato le Forze dell’Ordine, tra il 2018/19, creando un forte impatto mediatico, ha permesso un seguito come uno fra i primi modelli esemplari di frode: vicenda sul finto matrimonio di Mark Caltagirone con una nota showgirl, rivelandosi una beffa a scopo promozionale. Allo stesso modo, lo SPAMMER è un truffatore che genera una serie di profili fake, finalizzati verso obiettivi ingannevoli. E così sopraggiungono ancora oggi, gli IMBONITORI MEDIATICI, categoria simile ai primi, con la differenza che il Catfisher, agisce di più sulla sfera interpersonale, il secondo, si rivolge maggiormente ad un pubblico di massa, al fine di distorcere la realtà, acclamandosi profitti economici. Il reato, inteso come truffa, frode di commercio o esercizio abusivo di una professione, in questo caso, è punibile in ordine di classificazione, tramite l’Art.640c.p./515c.p./348c.p. Il raggio di azione di questi falsi carismatici, si proietta verso i mass media, piattaforme web, come YouTube, Tik Tok, Vimeo, Dailymotion e attraverso le dirette streaming, testate giornalistiche anche online, ricordiamo i cacciatori di approvazione sociale, attraverso il pulsante di gradimento like, con richieste di amicizia massiva, ottenendo follower e visibilità. Definiti dalla psicologia moderna, i Fuffa-Guru Digitali, in ogni caso, manipolatori persuadenti dell’informazione, che orientano le proprie credibili opinioni, collocandosi al centro dell’attenzione e strumentalizzando le debolezze mentali altrui a loro vantaggio. Sono degli abili strateghi nel manovrare insicurezze emotive, rimanendo però su un finto piano empatico, con modalità protettiva nei confronti dell’interlocutore ignaro, assicurandosi la parte dell’attento ascoltatore, che però non pubblica contenuti personali, o, rilasciando scarse interazioni reali, ne risulta un calcolatore seriale che, nel frattempo, estrapola notizie intime e personali.
Un perfetto interprete enciclopedico, che tutto conosce, sa, e sempre consapevole di mantenere una ferrea barriera del distacco. Gli obiettivi principali di tali soggetti manipolatori, sono il controllo, il bisogno di potere, la necessaria posizione dominante su contesti confusi, argomenti incerti, inculcando le loro false verità sulle persone psicologicamente fragili. Essenzialmente, il manipolatore, tende a proteggere il suo dolore personale, per non essere condizionato dalla ripetitività, negando evidenze e reprimendo i propri sentimenti. Assume sempre un atteggiamento compassionevole e concede attenzione intermittente, (Breadcrumbing), creando dall’altra parte vittimizzazione, e, cagionando ulteriore stato di ansia.
Generalmente, attraverso un metodo subdolo, il manipolatore è in grado di far dubitare delle stesse inamovibili credenze, (Gaslighting). Prima che la vittima si possa accorgere delle modalità dittatoriali, questo ultimo, ha già intessuto una tela ramificata di dipendenza, tramite una varietà di stratagemmi, idonei per imbrigliare ambiti a proprio beneficio. Certo è che il manipolatore, se si vede vacillare nel suo ruolo da circo, non accettando il No contradditorio, può reagire con impulsività e aggressione verbale e/o missiva, allo scopo di far sentire in colpa la vittima, attirandola nuovamente nella rete e, nella sua finta cerchia passiva-assertiva-punitiva-aggressiva. Imbonitori e Manipolatori del nostro tempo digitale, soffrono di narcisismo, machiavellismo, psicopatia, giustificano sempre il loro comportamento con espedienti precostituiti, e, spesso vengono identificate le proprie azioni come non congruenti con le parole. Purtroppo la comunicazione virtuale, non permette di cogliere immediatamente i segnali dell’inganno, elementi individuabili attraverso voce, sguardi, gesti, così l’identità digitale, diventa sempre più sofisticata, da un punto di vista manipolabile. A proposito della voce, emerge sempre di più l’utilizzo della voce sintetica usata per frode: Voice Cloning.
Un vero e proprio declino umanitario, accompagnato dalla necessità di sostenere l’entità artificiale, per alleggerire il carico mentale, sostituendo l’uomo nella pesante manodopera, nei lavori usuranti e stressanti, o che richiedono calcoli matematici complessi, abilità senza soste, per divenire, degli automi competitor produttivi, al limite borderline, con effetto negativo sull’uomo, poiché le funzioni analitiche, autoriflessive, del pensiero critico e della memoria, vengono fortemente ridotte.
Veneriamo l’IA come un dio salvifico, in grado di esaltare le nostre potenzialità, quell’interazione tra IU (intelligenza Umana) e IA (intelligenza Artificiale), che ci procura il tempo degli spazi smarriti, ma se tale sistema, sarà mal governato, snaturerà le nostre radici identitarie e relazionali.
Sicuramente sarà utile per il problem solving aziendale, ma l’innovazione e la progettualità, con l’IA subentrante, scomparirà, poiché annullerà l’attitudine verso le invenzioni strategiche, si accentuererà il rischio di competitività, riferita alle esigenze di mercato, e mai vorrei pensare ad un futuro dominante della macchina senziente e autonomamente decisionale nei confronti dell’essere umano,(credo non siamo distanti), se perderemo di vista gli obiettivi principali della nostra vita. Non amo neanche pensare la sostituzione del Giornalista talentuoso, che riflette, che si rifà all’etica, alla deontologia, all’autodisciplina, al principio di responsabilità, al diritto di cronaca, all’obiettività, certo, io stessa mi soffermo sull’utilità del BOT MANAGER, il software progettato per bloccare in tempo reale minacce malevoli. Ben venga allora l’algoritmo dei social network che monitorano scelte e contenuti dell’utente.Ma anche qui, così come sostenuto dal filosofo Peter Ludlow, che approfondendo studi sulla linguistica, filosofia, tecnologia e cyberspazio, contrasta fortemente l’attività di governance dei proprietari e gestori dei social network, i quali privilegiano, molte volte, interessi economici del momento, basandosi sulle preferenze personali, politiche e religiose. E dunque, se “l’algoritmo pilotato”, contrasta il contenuto o l’opinione di un utente, può incentivare discriminazione, non apportando un modello equilibrato. Conclusione?
Ciò minaccia i diritti e la libertà individuale, ecco che la logica rivendica la libertà del mondo virtuale. Siamo dunque prigionieri del mondo simulato? Nel frattempo penso che si è fatto tardi, il tempo incalza, e allora la moltitudine di impegni mi incita a chiedere in questo contesto, il supporto di IA per la creazione di una immagine.
Maria Grazia Spadaro
Immagini realizzate con AI.
Per Informazioni e Denunce
Polizia di Stato
Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Piemonte e Valle d’Aosta
Corso Tazzoli 234/235 Torino
Tel. 011 301 4611
© 2026 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF


Siamo dunque prigionieri di un mondo simulato?
Bellissima domanda, che mi porta al mito della caverna di Platone.
In chiave moderna una caverna fatta di schermi, algoritmi ecc…
Oggi purtroppo si vive di audience, profitto e per rompere questo meccanismo bisogna sviluppare una forte educazione al pensiero critico, distinguendo il valore reale della comunicazione da quello commerciale.
Un articolo molto interessante, complimenti
Articolo interessante. Complimenti
Interessante e costruttivo.
Complimenti.
Articolo di valore che analizza aspetti positivi e concrete criticità di un momento storico nel quale si sovrappongono caoticamente opportunità tecnologiche e rischi reali di inquinamento ideologico.
La ricerca della Verità, scopo principale di chi dovrebbe occuparsi di giornalismo, troppo spesso di scontra con una realtà nella quale emergono le appartenenze politiche, religiose e ideologiche di chi propone le notizie.
Questo fenomeno, che interessa quasi tutte le Testate si scontra con la necessità oggettiva di proporre fatti ed eventi che NON dovrebbero essere mescolati a considerazioni di carattere personale. Questo non avviene quasi mai.
Il più delle volte i giornali accondiscendono a favorire opinini in linea con il mainstream, per convenienza o per necessità, favorendo la diffusione di un pensiero unico, che si manifesta come germe letale per l’informazione e per la Verità.