L’AI e l’apprendimento nella scuola (di Lisa Ruosi)
A proposito di Scuola è una rubrica che Lisa Ruosi, laureata in Pedagogia, insegnante dal 1970 al 1986, Direttrice Didattica dal 1986 al 2000 e Dirigente Scolastico dal 2000 al 2006 nella scuola statale, curerà per far conoscere il mondo dell’istruzione (F.R.R.)
L’AI è diventata uno strumento diffuso di consultazione: si cercano informazioni, si raccolgono dati e soluzioni, può aiutare a tradurre, a scrivere, a creare testi e immagini. In concreto si possono generare in pochi secondi “prodotti” su vari temi: abbrevia quindi i percorsi mentali e l’operatività personale. Risolve problemi, facilita il lavoro, i tempi di studio, di analisi, di soluzione e di ricerca, soprattutto offre sviluppi e opportunità in molti campi quali sanità, arte, industria, educazione, ambiente. Si può dire che è comoda, ricca di dati come un’enciclopedia.
Come scritto da Armeno Nardini sulla rivista online Civico20-News del 1/09/2026, i modelli dell’AI generano testi in modo autonomo e interagiscono con gli utenti mediante conversazioni scritte e immagini: il “corpus” dei testi, creato da esperti informatici che decidono quali dati e informazioni includere e quali tecniche di linguaggio utilizzare, comprende domande e produce risposte su una vasta gamma di argomenti. Quindi è possibile che le risposte contengano anche inesattezze e non siano del tutto affidabili, nonostante vi sia la volontà etica di verificare i modelli e i contenuti con monitoraggi frequenti.
Chi si avvale dell’AI deve pertanto porre attenzione a eventuali errori, informazioni obsolete o pregiudizi latenti, in una parola la “macchina” va guidata dalle persone con la loro preparazione, con la loro capacità logica, con la loro discrezionalità e sensibilità.
Nella scuola da anni ci si avvale di mezzi informatici come laboratori, computer, lavagne multimediali: un utilizzo dell’AI guidato dai docenti è auspicabile affinché l’approccio avvenga con consapevolezza, curiosità, applicazioni mirate alla ricerca e ai metodi di studio. L’AI deve rimanere un mezzo operativo facilitante il lavoro e lo studio, dovrà essere adeguato, applicato, elaborato dall’intelligenza umana.
Come afferma il filosofo Luciano Floridi, professore universitario a Yale e all’università di Bologna, rispondendo alle domande di Lorenzo Perin in un’intervista apparsa il 2 febbraio 2026 su Scienzainrete.it «Specie nel caso di una tecnologia che automatizza molti processi, il rischio è di finire a esserne gli spettatori o utenti passivi. Invece, chi la sa usare non può che trarne vantaggio.»
Nelle scuole avviene la formazione dei giovani: si favorisce lo sviluppo dell’intelligenza, del pensiero logico, si evolvono le esperienze sociali ed emotive, si attivano percorsi del “fare” e del “saper essere” in un clima collaborativo, operativo e creativo. L’AI può sostituirsi al processo di formazione, di conoscenza, di apprendimento continuo delle giovani generazioni? La sua applicazione nelle scuole fa sorgere pertanto alcuni dubbi. Bisogna riflettere su come costruiamo le idee, le capacità e le competenze, come organizziamo le informazioni, come ci relazioniamo con gli altri, quali emozioni ci guidano nei comportamenti, come elaboriamo e sviluppiamo argomenti logici e critici, quali percorsi e riorganizzazioni sono fondamentali e basilari per formare il nostro “io” e il nostro pensiero.
Un uso indiscriminato dell’AI non favorirebbe uno sviluppo completo dei giovani. L’AI non può sostituire il percorso di crescita dall’infanzia all’età adulta. Non possiamo “spegnere” o limitare questo sviluppo del pensiero, dei processi mentali, l’evolversi delle emozioni e delle esperienze sociali. L’AI è uno strumento complesso e vario, autonomo e solitario, creato dall’uomo per molti usi utili, ma non può favorire lo sviluppo di capacità logiche, creative, sociali anzi ne ridurrebbe le potenzialità, l’ampiezza delle competenze da acquisire e valorizzare, se usata indiscriminatamente.
Il rischio sta nel fatto che i giovani avvalendosi spesso dell’AI e affidandosi a prodotti “già pronti” come testi, relazioni, racconti potrebbero trascurare una propria ricerca di collegamento tra informazioni o limitare la propria attività operativa di indagine secondo criteri di approfondimento e criticità.
Possiamo dire sì all’utilizzo dell’AI nelle scuole come strumento di consultazione e di ricerca, ma con la dovuta cautela e consapevolezza e con la guida di personale preparato.
Lisa Ruosi

È molto interessante questa indagine sull’AI e l’apprendimento nella scuola , ma credo che sia molto importante non temere l’AI perché offre molte possibilità senza levare nulla all’uomo.. capisco le preoccupazioni ma senza esagerare. Sicuramente positiva e intelligente questa proposta di riflessione.
Grazie Francesco Rodolfo Russo per questa indagine competente di Lisa Ruosi.
Ci vuole equilibrio ma credo che da parte di molti giovani si tenda a scegliere la via facile e comoda dell’intelligenza artificiale rinunciando alla capacità creativa della propria intelligenza. La scuola ha un grande compito e una grande responsabilità.