Recensione
Robert B, giovane ufficiale protagonista del romanzo, richiesto dal Ministero delle Finanze di Rue de Rivoli che rimpatriava i suoi al fine di riscuotere le tasse, dopo quaranta mesi viene rilasciato dall’Oflag, un campo in Westfalia per i soli ufficiali prigionieri di guerra, e torna in Francia in treno. Tra l’arrivo nella capitale e la ripartenza per raggiungere i suoi familiari in provincia, ci sono sei ore da perdere che decide di impiegare girando a piedi per Parigi allo scopo di cercare la ragazza di Bruno Berthier, il giovane ingegnere che fra i compagni di prigionia gli era diventato più amico e che è rimasto nel campo di concentramento.
Nel primo capitolo è ben descritta la sensazione di estraniamento che gli provoca rivedere la città nella quale aveva vissuto da studente, ma soprattutto la città vagheggiata e idealizzata nei mesi della prigionia: in realtà, la ritrova assai diversa, con i Tedeschi che la occupano e le difficoltà e le privazioni che subiscono gli abitanti e le infrastrutture.
Le sei ore basteranno per notare le strade vuote di automobili, le alte suole di legno delle scarpe delle donne, i poveri oggetti esposti nelle vetrine, la rutabaga diventata vivanda-base, il mercato nero, le speranze e le angosce della gente, il disordine morale, la confusione.
Ci sono code dappertutto, tranne che per il pane. Le file più lunghe, che iniziano alle cinque di mattina, sono per il macellaio e il droghiere: si contano sempre cinque o seicento persone. L’attesa produce conoscenze, salotti spontanei.
Qualcuno gli racconta che chi è sorpreso in strada dopo mezzanotte, è portato alle Poste fino alle cinque della mattina, a lucidare gli stivali.
In un ristorante russo che frequentava da studente, entra un giovane sottotenente tedesco che, accorgendosi di lui, porta per primo la mano alla visiera del suo berretto; probabilmente anche lui era stato uno studente al quartiere latino. Il tedesco comunica con un sorriso infantile e affascinante, che il francese restituisce. Restano muti. Tedeschi e Francesi, riuniti per caso in uno dei luoghi di pellegrinaggio di una giovinezza che avevano potuto costeggiare senza conoscersi, e francamente, e ingenuamente, commossi nel non ritrovarla. Tutto era cambiato, tranne l’arredamento del locale.
Robert B paragona i mesi di reclusione alla vita da studente: “La prigionia è per molti un ringiovanimento, se non altro perché assomiglia al servizio militare.” scrive e aggiunge “La promiscuità, spesso penosa, è un fatto della gioventù, una cosa da scuola o da caserma.”
Alla ricerca della ragazza, Marie-Ange, si reca nella pensione in cui lei abitava prima della guerra e qui incontra la padrona di casa che, con i suoi racconti, presenta un vivido quadro della vita dei Parigini alle prese con i razionamenti, i rastrellamenti da parte di ogni fazione politica e la mancanza di vari generi di conforto, a partire dal riscaldamento.
Le informazioni sulla ragazza che riceve dalla padrona di casa e dall’ispettore di polizia Gillier, passato dalla pensione a chiedere notizie di Marie-Ange, scomparsa da un paio di giorni, ne fanno un ritratto talmente diverso da quello dipinto da Bruno, il compagno di prigionia del narratore-protagonista, che Robert è spinto a indagare sulla di lei sparizione.
Marie-Ange “era ciò che era scomparso, non solamente per i prigionieri, ma anche per i civili della Francia… era ormai pericolosamente caricata di tutte le grazie di un’epoca che la lontananza imbelliva.”
La liberazione e il ritorno “nel mondo dei viventi” è il momento del confronto tra sogno e realtà.
Quando il protagonista incontra Marie-Ange – che gli appare “non molto carina, sicuramente, nel senso che si dà comunemente a questo termine, ma con qualcosa di animale, di sensuale, di triste, al quale non si poteva restare insensibili” – la donna gli narra la sua vita antecedente all’incontro con Bruno, racconto illuminante non soltanto sulle vicende personali, ma anche sulle condizioni di vita e sopravvivenza della popolazione nella Francia occupata.
L’intreccio investigativo passa in seconda linea rispetto alle riflessioni e descrizioni del modo di vivere del periodo, pregno di incertezze, confusione e amoralità. I tre personaggi principali (il narratore, Bruno e Marie-Ange) s’interfacciano tutti con una propria assenza: il narratore con la vita prima della guerra, Bruno sublimando il ricordo di Marie-Ange, Marie-Ange con la memoria del figlio.
È sì un romanzo sull’occupazione della Francia, ma è anche e soprattutto sulle illusioni della vita, sulle aspettative disattese perché frutto delle proprie fantasie.
Marie-Ange è in fondo il personaggio principale, il filo che unisce tante vite: fragile all’apparenza ma paziente e capace di sopravvivere in ogni condizione fino al raggiungimento del proprio obiettivo.
Robert Brasillach
«Sei ore da perdere»
Edizioni Settecolori, 2025, pagg. 242 € 22,00

Suggerimento di lettura doppiamente interessante , da una parte per la tematica in sé, (la descrizione di un ambiente e un periodo molto particolari , con le difficoltà materiali dei civili in tempo di guerra , e della convivenza con i tedeschi occupanti , la amara constatazione della distanza fra le aspettative e la loro trasformazione in realtà) , dall’altra la riscoperta di un autore misconosciuto o dimenticato verosimilmente anche in relazione del suo controverso collocamento nel panorama culturale della Francia occupata.
Recensione interessante e coinvolgente. Mi ha fatto ritornare alla mia infanzia, incuriosendomi e stimolando la voglia di leggere il libro. Intanto complimenti a Francesco per la capacità’ di catturare la mia attenzione e il mio interesse.
Adesso … il libro!
Le sei ore da perdere diventano il pretesto per raccontare una Parigi stravolta dalla guerra e una generazione sospesa tra memoria e disincanto. Il ritratto di Marie-Ange è ben colto: nodo emotivo fragile e sfuggente, simbolo di ciò che la guerra ha cancellato e poi idealizzato, avvolto nelle fantasie necessarie a sopravvivere.
Interessante la tematica, che richiama per atmosfera alcune pagine di “Suite francese” di Irène Némirovsky.
Un libro che attira tutta la mia attenzione per rivivere un periodo di guerra nella mia amata Parigi… racconto avvolgente, struggente che fa rivivere tutto ciò che di priva durante una guerra… lo leggerò con attenzione e riflessione
Bravo Francesco. Proprio in questi giorni sto leggendo il romanzo che hai recensito. Mi sta piacendo. La fine del tuo scritto mi ha incuriosito. Mi aspetto una sorpresa.
Rosa Lastella
Questa estate ho letto il romanzo di Brasillach.
Mi è piaciuto
Concordo con l’ autore della recensione che il personaggio principale è Maria -Ange:
donna dalle tante sfaccettature.
Ho trovato interessante il racconto della Parigi occupata, riscoperta in pochissime ore.
È un libro che mi piacerebbe leggere. Dalla recensione dovrebbe essere un ottima scelta. Grazie
Libro che leggerò sicuramente, soprattutto per l ottima recensione.
Recensione veramente interessante su un libro che stimola la mia curiosità culturale .
Affascinante recensione,
Sono particolarmente interessato a leggere questo libro.
Grazie per questa ottima occasione
Complimenti Franceasco!!!