Il caso Montesi non può morire (di Andrea Biscàro)
Wilma Montesi è un nome che ritorna, ciclicamente, come una eco infinita, nella storia della nostra Repubblica. Su di lei valgono, immutabili e immarcescibili, le parole che hanno dato il titolo al pezzo del grande giornalista Tommaso Besozzi, relative alla morte del bandito Giuliano, e pubblicate sul periodico L’Europeo: «Di sicuro c’è solo che è morto». Morta, in questo caso, essendo una giovane donna di appena 21 anni.
Il 9 aprile 1953 la scomparsa di Wilma Montesi – romana, una bellezza tipica dei primi anni Cinquanta – e il successivo ritrovamento del suo corpo sulla spiaggia di Torvaianica, a Sud di Roma, nel comune di Pomezia – diedero la stura al più grande scandalo giudiziario e politico della giovanissima Italia repubblicana.
Quello che gli organi inquirenti liquidarono inizialmente come un banale incidente, virò in breve in un vortice di accuse che scosse la Democrazia Cristiana, intrecciando politica, alta società e opinione pubblica. Oggi critichiamo aspramente certa stampa, televisione e social di disinformazione e sciacallaggio, ma, a dirla tutta, anche allora, con mezzi di comunicazione decisamente primitivi rispetto ai nostri, non ci si faceva mancare nulla in fatto di squallore mediatico.
Sul caso Montesi – purtroppo le vittime diventano sempre dei casi, è la loro sorte – si è scritto tanto, nel corso dei decenni. Personalmente, ho apprezzato lavori come Il caso Montesi di Francesco Grignetti e Wilma Montesi. La ragazza con il reggicalze di Vincenzo Vasile.
Da autore di saggistica non mi accontento mai e amo possedere più studi dedicati al medesimo argomento. Quando ho saputo che la Casa Editrice Graphe.it, che ben conosco e apprezzo per aver pubblicato con lei tre miei lavori, ha pubblicato un’inchiesta sulla morte della povera Wilma, sono corso ad acquistare il libro. Il titolo è evocativo, in molti sensi: Il Silenzio sul mare. Il mare di Torvaianica al pari d’un mare di silenzi, come ci ricorda il sottotitolo, Il caso Montesi tra verità nascoste e potere.
Il libro è un’opera completamente al femminile: Wilma, la protagonista, e Chiara Ricci, l’autrice, studiosa di cinema e teatro italiano.
In alcuni potrebbe sorgere la classica domanda: che novità porta questo nuovo lavoro su un caso vecchio come il cucco?
Il libro della Ricci attira l’attenzione dello studioso e del lettore attento per non essere una mera inchiesta storico-giornalistica. Certo, lo è. La vicenda è stata ricostruita con estremo rigore documentale: l’impianto note è di tutto rispetto così come la Bibliografia.
Vi è dell’altro, tuttavia, identificabile nella sensibilità della narrazione e nella capacità di offrire una necessaria, e originale, contestualizzazione storica, sociale e di costume. Perché questa morte ha investito, scientemente, il Palazzo di allora. Ed è stata relegata sullo sfondo per dare spazio alla macelleria mediatica, e politica, senza esclusione di colpi.
«Attraverso fonti inedite – leggiamo direttamente dalla sinossi – e un’analisi approfondita degli atti processuali, l’autrice offre una chiave di lettura innovativa: il caso Montesi come un film neorealista mai girato, dove ogni scena nasconde verità mai completamente svelate.
Non un semplice cold case di cronaca nera, ma un’indagine sul rapporto tra giustizia, potere e narrazione mediatica nell’Italia del dopoguerra. Il libro restituisce dignità a Wilma, sottraendola alla spettacolarizzazione per renderla protagonista della propria storia».
Chi era Wilma, prima che finisse annegata lentamente sulla spiaggia?
Chi era la sua famiglia? La madre, il padre, la sorella, il fidanzato, lo zio…
Cosa si diceva di lei e della sua famiglia? Vox populi, vox Dei? Alla fine, tirando le somme, esce un risultato? Restano le deposizioni, ma parlare di risultati è un altro paio di maniche. Tuttavia, questo abbiamo e questo, con estrema precisione, ci presenta l’autrice.
Sono state battute tutte le piste investigative? Evidentemente no. Innamoramento della tesi o che altro?
Chiara Ricci fa ciò che altri autori non hanno fatto: ci restituisce un quadro personale e familiare estremamente complesso e contraddittorio. E lo fa col necessario rigore.
Il Silenzio sul mare è un lavoro innovativo. Ci ricorda che Wilma è sempre laggiù, sulla spiaggia di Torvaianica, assieme a una verità che, in fondo, non interessava poi molto.
I personaggi – grandi, piccoli, piccolissimi – che compongono il quadro sono davvero tanti, figli del loro tempo ed anche figli della visibilità, questa senza tempo.
Resta da capire quanto il sottobosco della politica – manovalanza utilizzata ai fini, biechi, della lotta partitica – abbia orchestrato il caso e perché sia stata scelta Wilma, non certo una scelta a caso. Le domande più insidiose potrebbero continuare. Domande ormai senza risposta.
Chiara Ricci, malgrado il caso sia irrisolvibile, ce lo presenta come se fosse un ventaglio che si spiega al massimo della sua estensione, consentendoci di catturare tra le pagine un’aria di verità storica che rappresenta l’unico strumento di giustizia umana a nostra disposizione, quando la Giustizia ha disatteso il suo alto compito. Per questa ragione Il Silenzio del mare è un libro da leggere e far conoscere.
Andrea Biscàro
Chiara Ricci
Il silenzio sul mare – Il caso Montesi tra verità nascoste e potere
Graphe.it Edizioni, Perugia, 2026
Numero pagine: 278
Prezzo di copertina: 19,50 €
