MMT 160284 Eugene Manet (1834-92) on the Isle of Wight (oil on canvas) Morisot, Berthe (1841-95) MUSEE MARMOTTAN MONET, PARIS, ,
La Galleria d’Arte Moderna ha dedicato una mostra ad una antesignana nell’arte e nella società
Ho visitato la mostra negli ultimi giorni di apertura (si è conclusa il 9 marzo 2025); racconto, quindi, questa grande vicenda impressionista a sipario abbassato, quando le luci temporanee di un allestimento si sono appena spente, certo che la luce sulla figura di Berthe Morisot continuerà a risplendere, come merita. Nasce, terzogenita, a Bourges il 14 gennaio 1841. Quando ha dieci anni, la sua famiglia, dopo vari trasferimenti, approda a Parigi.
Nel 1857 Madame Morisot iscrive le tre figlie a un corso di pittura presso l’artista Geoffroy-Alphonse Chocarne: Yves abbandona ben presto l’arte figurativa mentre Berthe ed Edma proseguono nella formazione presso un allievo di Ingres, Joseph Guichard, grazie al quale iniziano l’attività di copiste al Louvre; qui incontrano Félix Bracquemond e Henri Fantin-Latour, sarà quest’ultimo a presentarle a Édouard Manet.
Riconoscendo il talento delle giovani, Guichard scrive alla madre: «Con delle nature come quelle delle vostre figlie, non piccoli talenti per diletto, attraverso il mio insegnamento, esse diventeranno delle pittrici. Vi rendete conto di quello che vuol dire? […] questa sarà una rivoluzione, io direi quasi una catastrofe.»
Sarà, quindi, Corot a impartire lezioni alle giovani Morisot; di questi esercizi rimane La veduta di Tivoli realizzata da Berthe nel 1863, che Pissarro salva dall’autodafé della distruzione volontaria delle sue opere giovanili.
L’anno dopo, Berthe ed Edma sono ammesse per la prima volta al Salon; le loro partecipazioni continuano fino al 1868, anno in cui Édoaurd Manet entra nelle loro esistenze e, catturato dal fascino di Berthe, non tarda a proporle di posare per lui come modella: nel Balcone il viso di Berthe viene effigiato per la prima volta.
Nel 1869 Edma si sposa e lascia la casa dei genitori. La pittrice non l’ha mai ritratta prima sinora, da quel momento sarà una delle sue modelle predilette, mentre Berthe diventa la musa di Manet. Il 10 luglio del 1872, il mercante d’arte Paul Durand-Ruel compra un dipinto e tre acquerelli da Berthe, realizzando un sogno: far entrare le sue opere sul mercato dell’arte.
Nella primavera 1875, Berthe è impegnata nell’organizzazione (con Monet, Pissarro, Sisley, Renoir, Degas, Cézanne e Guillaumin) della prima esposizione degli impressionisti, che ha luogo dal 15 aprile al 15 maggio presso lo studio del fotografo Nadar, in boulevard des Capucines 35. Per invitare Berthe a parteciparvi, Degas scrive alla madre: «Noi troviamo che il nome e il talento di Mlle Morisot fanno troppo al caso nostro per potere farne a meno»: è l’unica donna a prendere parte alla prima esposizione.
Un mistero avvolge questo periodo: Eugène Manet dichiara i propri sentimenti verso Berthe, da quel momento lei non poserà più per Édouard. Una seconda curiosità è un ritratto del 1875, in cui lei è la modella, ritratta dalla Duchessa di Castiglione Colonna Adèle d’Affry (1836 – 1879), pittrice e scultrice conosciuta con lo pseudonimo di Marcello.
Nel 1876 si inaugura la seconda esposizione degli impressionisti presso la Galleria Durand-Ruel in rue Le Peletier 11. «C’è anche una donna nel gruppo, come in tutte le bande famose; si chiama Berthe Morisot ed è curiosa da osservare. In lei, la grazia femminile si mantiene in mezzo agli straripamenti di uno spirito in delirio». Questo commento ingiusto, scritto da Albert Wolf su “Le Figaro” del 5 aprile, non è l’unica critica che ricevono gli impressionisti, non accettati dell’arte contemporanea. Nessun attacco riesce a fermare gli “Indépendants”, come si fanno chiamare ; nella primavera del 1877 essi realizzano la terza esposizione.
In questi anni, la famiglia e la quotidianità tornano a essere i principali protagonisti delle produzioni di Berthe. Dalla bambinaia Pasie, ritratta in Pasie che cuce nel giardino (1881-1882), al marito e alla figlia Julie, nata nel 1878, immortalati in alcune tele, tra cui Eugène Manet e sua figlia nel giardino di Bougival (1884).
«Berthe Morisot è francese per signorilità, eleganza, allegria e spensieratezza; ha una predilezione per la pittura allegra e turbolenta; sminuzza sulla sua tavolozza petali di fiori per poi disporli sulla tela in pennellate spiritose, soffiate, buttate giù un po’ a caso, che si armonizzano, si combinano e finiscono col produrre un qualcosa di raffinato, intenso e affascinante» scrive Charles Ephrussi in un articolo sulla “Gazette des Beaux-Arts” del 1° maggio 1880. L’eleganza e l’intensità di cui parla il critico sono presenti in molti ritratti femminili da lei realizzati.
Alla fine dell’inverno del 1881-1882, Berthe, Eugène e Julie intraprendono un viaggio in Italia, che ha come tappe Genova, Pisa e Firenze, sulle orme dei altri artisti e pittori del passato. Nel 1883 muore Édoaurd Manet e Berthe scrive: «non dimenticherò mai gli antichi giorni di amicizia e di intimità con lui, quando posavo per lui e il suo spirito così affascinante mi teneva sveglia durante quelle lunghe ore».
I tempi delle incertezze sembrano svaniti, Berthe Morisot è ormai una pittrice affermata e lo ribadisce con il suo Autoritratto (1885), conservato al Musée Marmottan Monet di Parigi. Nell’ultimo autoritratto (Berthe Morisot e sua figlia davanti a una finestra), del 1887, è con Julie. Berthe è seduta su un divano, la giovane figlia dalla sagoma abbozzata è accanto a lei. Spirito irrequieto come la madre, Julie si agita durante le pose per la monumentale opera Il ciliegio, al punto da far scegliere per la versione definitiva una modella professionista, Jeanne Fourmanoir, protagonista di altre opere del periodo come Ragazza con il gatto.
La tecnica en plein air è una tematica centrale dell’impressionismo, anche Berthe Morisot predilige l’utilizzo della luce e delle sperimentazioni cromatiche. Il giardino di Bougival, ad esempio, è una grande tela nella quale la pittrice crea, con pennellate veloci ed energiche, un turbinio floreale invaso da una atmosfera luminosa. L’impressione della realtà sboccia nei tratti della sua pittura con un tratto naturale e soffuso. Dipinge immagini di donne, in pubblico e nella sfera privata, dona voce e spessore alla figura femminile. In quel periodo, in una lettera del 1888 alla sorella Edma, scrive: «Questo paese è delizioso: lavoro, faccio degli aloe, degli aranci, degli ulivi, infine tutta una vegetazione esotica difficile da disegnare. (…) Ho lavorato più che ho potuto: forse il risultato vi sembrerà molto scarno… vorrei riuscire in qualche modo a rendere le affascinanti impressioni che questa vegetazione mi trasmette».
Il 13 aprile 1893 Eugène muore, Berthe e Julie rimangono sole e il loro legame si stringe sempre più. Madre e figlia lasciano la casa di rue de Villejust e si trasferiscono in un appartamento in rue Weber 10. Berthe Morisot continua a esporre e a ospitare il giovedì sera i suoi amici più stretti, come Renoir, che nel 1894 ritrae le due donne nel dipinto, oggi in collezione privata, Ritratto di Berthe Morisot e di sua figlia Julie Manet. Berthe è di profilo, i capelli bianchi, le braccia conserte e l’aria affaticata, mentre la figlia è accanto a lei, con le guance rosse e gli occhi sognanti. Questa è una delle ultime immagini delle due donne insieme, prima della scomparsa di Berthe, nel 1895.
Casa Morisot si trasforma in una specie di cenacolo: una pittrice, vestale e musa, ospita artisti e ispira altre opere. Nelle opere tarde, come Tramonto sul lago del Bois de Boulogne, il suo stile cambia, quasi un abbandono dell’impressionismo a favore di nuove sperimentazioni, che non riuscirà ad approfondire. I colori si fanno intensi, forti e magnetici e la sua ultima opera, il ritratto di una bambina, è così descritto da Julie in occasione della prima mostra postuma del 1896, a un anno dalla morte: «La piccola Marcelle, là c’è l’ultimo colpo di pennello che mamma ha donato, ecco la sua ultima opera».
«Tutta la sua opera è immersa nella luce, nell’azzurro, nel sole». Con queste parole lo scrittore e critico d’arte Camille Mauclair descrive, nel 1904, la produzione di Berthe Morisot, unica donna tra i fondatori del movimento impressionista. Riguardo alla sua ispirazione, lei stessa aveva scritto nei suoi diari: «Questa eterna distinzione del disegno e del colore è puerile, poiché il colore non è che un’espressione della forma». E Paul Valèry afferma :«La singolarità di Berthe Morisot fu (…) di vivere la propria pittura e dipingere la propria vita». Ecco, se la vita è sogno, lei ha dato forma ai sogni, concretezza alle idee e dignità al ruolo della donna, per se stessa e nella società.
