L’incredibile storia dell’oro di Yamashita, uno dei tesori più ricercati di sempre
articolo di Katia Bernacci
“Tigre della Malesia”, oltre ad essere il soprannome di Sandokan, il personaggio inventato da dallo scrittore Emilio Salgari, era anche il nomignolo affibbiato al generale Tomoyuki Yamashita, un crudele personaggio di spicco dell’esercito giapponese. Si era guadagnato l’appellativo dopo aver conquistato le colonie britanniche di Malaysia e Singapore e la sua carriera fu un crescendo di atti di brutalità, commessi da lui e dal suo commando, tanto che venne infine arrestato e condannato a morte per crimini di guerra. La sua fama, oltre alla cattiveria, è dovuta però a quello che viene chiamato “l’oro di Yamashita”, poiché durante la guerra le forze imperiali giapponesi avevano trafugato tutto quello che avevano trovato, riuscendo ad ottenere un cospicuo tesoro. Venne addirittura creata una società segreta, dove pare che lo stesso imperatore avesse installato il fratello, il principe Chichibu come capo, con il compito di gestire le operazioni di recupero dell’oro trafugato, che venne poi portato prima a Singapore e poi nelle Filippine, dove venne nascosto, si dice in 175 diversi luoghi, pianificati e identificati tramite delle mappe criptate impossibili da decifrare.
Dopo la morte di Yamashita molti furono coloro che si misero alla ricerca del tesoro, senza riuscire a trovare nulla se non, in alcuni casi, la morte. Addirittura in tempi vicini a noi, nel 2000, un cercatore di tesori è rimasto ucciso dal crollo di una grotta nella quale si era recato alla ricerca del fantomatico oro.

All’epoca si iniziò a dire che era tutta una leggenda, che non poteva essere vero, se no sarebbe già stato trovato qualcosa, ma i cercatori non desistevano e le Filippine erano diventate un luogo ambito per coloro che passano la vita nella ricerca di tesori. Tra questi un uomo in particolare, Rogelio Roxas, un filippino che fin da giovanissimo era convinto che sarebbe diventato un cercatore di tesori, cosa poi effettivamente avvenuta, decise che doveva trovare l’oro di Yamashita. Così si mise alla ricerca, venendo anche, come dichiarò più avanti, fortunosamente a conoscenza di un luogo, una caverna, dove probabilmente era stata nascosta una parte di tesoro: si parlava di lingotti d’oro e d’argento e di una statua del Buddah interamente d’oro. Roxas cercò quella grotta per anni, spendendo tutti i soldi che aveva e mettendo ripetutamente a rischio la sua salute, fino a che un giorno, finalmente, pensò di avere identificato il posto.
Roxas era un personaggio strano, ligio alle regole, e infatti aveva compilato una serie di moduli richiesti dallo stato, non sapendo che il dittatore Ferdinand Marcos, anch’esso alla ricerca del tesoro, aveva disposto che ogni cercatore di tesoro dovesse segnalare per filo e per segno le motivazioni della ricerca e quanto pensava di aver trovato, oltre che naturalmente una descrizione approfondita del luogo.
Quando, dopo aver tolto le rocce che occludevano l’ingresso, Roxas e i suoi uomini riuscirono ad entrare nella grotta designata, furono sorpresi nel trovare dei corpi a terra: erano gli ingegneri giapponesi che erano stati lasciati a morire nella caverna, per evitare che divulgassero il segreto. Dopo moltissimi giorni di lavoro e scavi infruttuosi, quando ormai gli uomini di Roxas avevano gettato la spugna e i soldi erano finiti, Rogelio, rimasto solo, riuscì a trovare un varco ed entrare in una enorme stanza.

Qui vide subito il Buddah, interamente d’oro, bellissimo, e alle sue spalle innumerevoli casse di legno, che si rivelarono poi piene di lingotti d’oro. Roxas non poteva crederci, era finalmente riuscito a trovare il tesoro che aveva cercato da sempre! Prese il Buddah, 24 lingotti, e andò a nasconderli nella sua abitazione, in seguito avrebbe venduto sette lingotti e tentato di vendere il Buddah, che scoprì essere pieno di diamanti.
A questo punto però la notizia era trapelata, Marcos decise di far perquisire la casa dell’uomo e di rapirlo; si impossessò così del Buddah e dei lingotti, ma non gli bastava e torturò Rogelio per fargli dire dove si trovasse la caverna, che i suoi uomini non erano ancora riusciti a scoprire. Naturalmente Roxas non poté resistere a lungo, e rimase senza nulla, perdendo anche in parte la salute e un occhio, a causa delle torture e la moglie, che probabilmente non ne poteva più di tesori. Negli anni che seguirono Roxas entrò in depressione e Marcos, accusato di appropriazione indebita e corruzione, lasciò il paese con la moglie Imelda, senza essere mai stato condannato formalmente.
E’ nel 1988 che Rogelio si riprende dal suo stato quasi vegetativo e decide di far causa all’ex dittatore per riavere il suo oro. Dopo anni il processo volse al termine: era stato definito che realmente Roxas aveva trovato un tesoro e gli era stato rubato, quindi aveva diritto a sei milioni di dollari di risarcimento per il furto e la violazione dei diritti umani. Peccato che Roxas, che aveva dedicato la sua vita all’oro di Yamashita, morì poco tempo prima della sentenza. Si dice che i cercatori di tesoro siano spesso uomini sfortunati, e questo caso lo dimostrerebbe: Rogelio era riuscito a fare quello che centinaia di altri uomini non erano riusciti a fare, trovare un tesoro incredibile che si diceva fosse leggenda. Ma allora, dove sono gli altri 174 luoghi dove le ricchezze confiscate da Yamashita sono state nascoste?
Per approfondire:
Focus documentario “L’oro di Yamashita”
Sterling Seagrave e Peggy Seagrave, The Yamato Dynasty: the Secret History of Japan’s Imperial Family e Gold Warriors: America’s Secret Recovery of Yamashita’s Gold
