L’ignoto che ci appassiona e che ci turba. Dagli UFO allo scorrere del Tempo
Tra le tante notizie sinistre che scorrono sui media, un tema misterioso sembra tornato d’attualità. L’argomento “alieni” sta rivivendo un momento di attenzione mediatica e istituzionale, spinto dalla desecretazione di archivi militari (soprattutto negli USA) e dai resoconti di piloti della Marina su oggetti volanti non identificati, ora ribattezzati UAP (Unidentified Anomalous Phenomena), ma non solo.
Infatti, durante i periodi di conflitti militari, si registra storicamente una crescita di avvistamenti inspiegabili nei cieli, fenomeno che pare in aumento, ma non ci sono prove che si tratti di UAP extraterrestri. [1]
Il canale Focus è sul pezzo e risveglia la fantasia con puntuale approfondimento, sedotta dal fascino del mistero. Ma se ci fosse dell’altro e di più?
Il direttore d’orchestra invisibile: e se il vero mistero cosmico fosse il Tempo?
Siamo soliti cercare l’ignoto guardando verso l’alto, rincorrendo la suggestione di luci misteriose, di fenomeni anomali o l’ipotesi di extraterrestri che potrebbero essere già tra noi. È un’inclinazione umana comprensibile: forse, la ricerca di “un’altra intelligenza” ci rassicura sulla nostra solitudine nel cosmo.
Eppure, se spostiamo lo sguardo dall’ipotesi di un contatto remoto alla realtà tangibile della natura, ci accorgiamo che il fenomeno più inspiegabile non si nasconde tra le galassie lontane. È già qui, ci conduce in ogni istante, e governa con grazia millimetrica ogni forma di vita, dalla stella gigante più remota alla particella più minuscola.
Il Tempo è in ogni quando e ogni dove.
Sono un onironauta, e nel buio della notte, talvolta e da chissà dove, mi intercettano idee particolarmente luminose. In un sonno meditato, non molto tempo fa ho realizzato che di solito consideriamo il tempo come un orologio di sottofondo, una coordinata fredda e passiva usata dalla fisica per misurare la distanza tra un prima e un dopo.
Nella relatività di Einstein lo spazio e il tempo si fondono in un unico tessuto, ma nella nostra percezione quotidiana il tempo rimane un inevitabile metronomo imparziale. Tuttavia, osservando il modo in cui la materia si organizza nel corso delle ere, mi è apparsa una teoria diversa e potente: e se il tempo non fosse affatto una misura passiva, ma l’energia primaria vera e propria, il direttore d’orchestra invisibile di una sinfonia universale?
Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo
Stando all’infinitamente grande la cosmologia ci svela ciò che vediamo. La Materia ordinaria, infatti, che costituisce appena il 5% dell’universo. Il restante 95% è dominato da due enigmi: la Materia Oscura, la massa invisibile che tiene insieme le galassie come un’intelaiatura nascosta, e l’Energia Oscura, la spinta misteriosa che ne accelera l’espansione.
A padroneggiare questo insieme, in una notte scura mi è giunta un’illuminazione. Se si aggiunge il Tempo, presente in ogni quando e in ogni dove, la visione cambia e si trasforma in un ossimoro plausibile. È una onnipresenza divina che va ad innestarsi con flessibile logica in un’ottica razionale.
La materia oscura trattiene, l’energia oscura espande, e il tempo fonde queste due polarità in un processo dinamico. Senza lo scorrere unidirezionale del tempo, il cosmo sarebbe una fotografia statica. È la “freccia del tempo” a permettere alle stelle di nascere, sintetizzare elementi complessi e diffonderli nello spazio attraverso le supernove.
Guardando all’infinitamente piccolo, la natura direzionale del tempo rivela un’intelligenza ancora più sottile. Nella biologia, la vita non risulta come un aggregato casuale di molecole, ma come un cumulo stratificato di memoria. I recenti sviluppi dell’epigenetica dimostrano che gli adattamenti e le esperienze di un organismo lasciano impronte chimiche sul DNA, influenzando il modo in cui le generazioni successive risponderanno all’ambiente.
Il tempo biologico non si limita ad accumulare mutazioni: seleziona, conserva e trasmette. La conoscenza si incide nella materia. È così che il tempo permette a un seme di calcolare il momento esatto in cui germogliare, a una pianta di cooperare con la rete fungina del suolo e agli uccelli migratori di orientarsi con il campo magnetico terrestre.
Tutto questo solleva una questione inevitabile: un meccanismo così preciso, capace di trasformare l’idrogeno inerte della materia primaria in organismi dotati di consapevolezza, può davvero essere il frutto del di caso?
Il Tempo, elemento decisionale di un progetto ipotetico “divino”
Chi preferisce una chiave di lettura materialista, tratta di selezione naturale e di leggi fisiche. Ma quando l’armonia di queste leggi diventa sublime, la distinzione tra causa naturale e “progetto” diviene semantica.
Non serve immaginare un’entità calata dall’alto per identificare una figura sacra. Nel senso caro a grandi pensatori e fisici, il divino non è un architetto esterno, ma la tangibile evidenza del cosmo.
In questo quadro, il Tempo ovunque mi è parso combaciare con il ruolo di una mente propria, l’elemento che guida l’evoluzione e permette all’universo di evolversi fino a poter, attraverso noi, riflettere su di sé.
Le speculazioni sugli alieni o sugli UFO continueranno a riempire le cronache e la nostra immaginazione. Ma forse la risposta al grande interrogativo sul controllore del cosmo non chiede di guardare lontano. L’intelligenza è universale non si sposta su dischi volanti, ma scorre in silenzio, istante dopo istante, trasformando il tempo da semplice durata a puro moto creativo e controllore del Tutto, in quanto è dappertutto e detta la direzione e la crescita di tutto.
Questo percorso è frutto di un momento intuitivo, dove Tempo, Materia, Forza & Dimensione si sono dati appuntamento in un momento misterioso della mente. E niente di ciò che si può immaginare è escluso che possa esistere. Emerge dal chissà dove delle nostre reminiscenze?
E adesso, qualunque lettore giunto fin qui, mi dia pure del matto, sono d’accordo con lui!
Carlo Mariano Sartoris
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