Cesare Semprini, l’imprenditore visionario che inventò l’eco elettronico
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Mario Semprini, il figlio di Cesare, racconta la storia di suo padre e dell’azienda che ne porta il nome nel libro che gli ha dedicato: Semprini. Il suono di un’epoca.
Una vicenda affascinante che mescola i ricordi dell’Italia del dopoguerra, piena di ottimismo e di voglia di ricostruire, alla rivoluzione musicale ( e non solo) degli anni Sessanta e Settanta e agli incontri con i più grandi artisti dell’epoca.

La storia della Semprini comincia in una cantina, termine che nel caso specifico si riferisce ad una autentica cantina del dopoguerra, ma che evoca il significato che ha assunto un paio di decenni dopo nelle grandi capitali europee e negli USA; luoghi di sperimentazione artistica, dove musica, arti figurative e letteratura si contaminano e portano avanti idee sempre più innovative. Un nome che non poteva essere più azzeccato per le novità della Semprini. Lo stesso accadeva anche in tanti locali d’avanguardia. Fu a Milano, al Santa Tecla, che Renato Carosone, uno dei grandi nomi della musica italiana degli anni Cinquanta, chiese a Cesare Semprini, già noto nel mondo della canzone di allora per i suoi amplificatori e le sue casse acustiche: “ Cesare, perché non inventi qualcosa per fare un effetto ‘eco elettronico’?”
Allora infatti per i cantanti dal vivo questo effetto non esisteva. Semprini accettò la sfida e ottenne il risultato sperato; la voce diventava più piena, più moderna e cantanti e orchestre incominciarono a richiedere i suoi amplificatori in numero sempre crescente. Era un effetto tecnico che faceva la differenza tra un cantante qualunque e uno che “arrivava” davvero al pubblico.
Fu così che nel 1962, quando Frank Sinatra fece il suo primo concerto in Italia, si affidò a Semprini per l’amplificazione del suo concerto; tra i due si stabilì un rapporto tale che Sinatra fu invitato a cena in casa Semprini, non in un ristorante di lusso, ma in una semplice casa milanese, dove aveva apprezzato i ravioli della signora Semprini e si era complimentato con Cesare per la qualità dell’impianto utilizzato al concerto. “In quella serata c’è tutta la storia della Semprini”, scrive il figlio Mario. Dopo Sinatra il numero dei cantanti che si affidarono agli impianti Semprini crebbe in modo esponenziale: Mina e addirittura Jimi Hendrix, il cui concerto del Sessantotto al Piper di Milano meritò questo titolo sul Giorno: Quasi una rivoluzione per il cantante americano.
Per non parlare di Aznavour, Gilbert Becaud, Dalidà, Paul Anka, Mireille Mathieu e tra gli italiani Claudio Villa, Bobby Solo, Caterina Caselli, Gianni Morandi, Milva, Fausto Leali, Al Bano e Romina Power e l’elenco potrebbe continuare. Nel libro troviamo le fotografie di tutti questi cantanti con dediche di stima e ringraziamento a Semprini per il suo lavoro. Mario ci racconta anche un altro episodio interessante : la nascita della prima discoteca in Italia. Negli anni Sessanta, la famiglia Semprini si trovava a Cervinia, all’Hotel Cristallo, durante le vacanze di Natale, quando Cesare, che aveva già installato un impianto di diffusione nella zona bar e ristorante, ebbe l’idea di portare anche in Italia una novità che a Londra era già un’abitudine da tempo: non più orchestra o musica dal vivo in hotel, ma un luogo dove si suonavano solo dischi, dove la gente veniva per ascoltare e ballare musica rock e beat, scelta da chi sapeva che dischi mettere. La prima sera sembrò che l’esperimento fosse fallimentare, ma l’arrivo di un gruppo di ragazzi inglesi, già abituati a quella realtà, diede vita alla serata e trascinò in pista anche gli italiani più scettici. Fu un successo. Così come i locali che aprirono in quegli anni in Liguria: il Saltincielo di Santa Margherita e Le Carillon di Paraggi.

Per Mario Semprini fu fondamentale l’esperienza del Cantagiro, una carovana sonora che viaggiò per l’Italia dal 1962 ed ebbe i suoi anni d’oro negli anni Sessanta e Settanta:” Io non partecipai al Cantagiro per caso. L’idea di mio padre era molto chiara: dovevo imparare il mestiere sul campo, guardando, ascoltando, e soprattutto facendo.” E Mario ne conobbe di gente, al Cantagiro; I Rokes, Gino Paoli, la grande Aretha Franklin, tutti artisti che si affidarono agli impianti Semprini. Come anche Lucio Battisti o gli organizzatori del concerto di musica italiana al Madison Square Garden di New York del 1978 o ancora la mitica 6 Giorni ciclistica di Milano degli anni Sessanta. Per non parlare della collaborazione con la RAI e con le compagnie teatrali delle più celebri commedie musicali degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, da “Aggiungi un posto a tavola” a “Ciao Rudy”. Fu inoltre fondamentale l’incontro tra Semprini e le radio libere nel 1975, in particolare con Radio Milano International e Radio Montecarlo, che rivoluzionarono l’idea stessa di radio portando dovunque le novità musicali, all’interno di una realtà in cui il monopolio statale stava lasciando spazio a nuove esperienze indipendenti.
Insomma il libro racconta davvero una bella pagina della nostra storia e ancora oggi gli impianti Semprini sono oggetto di grande attenzione da parte di collezionisti affezionati ad un suono pieno, limpido e potente, quasi privo di distorsioni naturali, che non si è piegato al gusto di tanta musica rock che già dagli anni Sessanta voleva al contrario spingere l’amplificatore fino a farlo “rompere” oppure usare i primi effetti per “sporcare” il suono. Aspirazioni più che legittime, ma lontane dalla filosofia Semprini.

Sono queste le persone che fanno progredire il mondo promuovendo la tecnlogia in modo intelligente, generando posti di lavoro, fornendo occasioni di felicità alle persone, ad es. quando possono ascoltare buona musica.
I politici attuali, senza arte né parte, sanno solo produrre contrasti, guerre, sofferenza, insoddisfazione.
Hai proprio ragione, cara Mariagrazia! Speriamo in un risveglio delle coscienze, soprattutto fra i giovani, magari coltivato anche ascoltando buona musica.