Dino Ferrero alle armi a Condove, foto concessa da Ico Ferrero
Mostra realizzata da Enrico “Ico” Ferrero e dedicata a Bernardino “Dino” Ferrero e agli Internati Militari Italiani (I.M.I.)
La definizione Internati Militari Italiani (I.M.I.), in tedesco Italienische Militärinternierte, è stata attribuita dalle autorità tedesche ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori della Germania nazista nei giorni immediatamente successivi all’armistizio di Cassibile, stipulato in data e luogo ancora oggi incerti per gli storici, e al proclama radiofonico di di Pietro Badoglio, pronunciato in data 8 settembre 1943, che ne rivela la stipulazione, senza disegnare scenari certi per Italiani, militari o civili che fossero, lasciando un intero Paese allo sbando.
Questa è una pagina di storia a lungo ignorata e assai trascurata anche oggi. Sarebbe importante parlarne, in quanto la sorte di internati è toccata ai militari che hanno detto NO ALLE DITTATURE, che hanno rifiutato di arruolarsi con le truppe naziste o sotto le insegne della Repubblica Sociale Italiana. Una scelta di dignità, di libertà, di coraggio e di indipendenza, pagata a carissimo prezzo. Prima con la detenzione, i cui numeri sono incerti in assoluto: quanto i detenuti in totale, quanti i morti nei campi di prigionia, quanti sono morti per le conseguenze delle privazioni e delle violenze subite sotto i militari tedeschi. In seguito con la diffidenza, guardati con sospetto al ritorno in Italia, da tutti, vincitori e vinti, Da ultimo è sceso l’oblio su di loro, al punto che si vergognavano di raccontare le loro vicende e storie, personali e collettive, talmente grandi da sembrare impossibili o frutto di fantasia. Lettere nascoste, diari celati o distrutti, una memoria non trasmessa ai familiari, e via di questo passo.

Un destino crudele, quello degli Internati Militari Italiani, a partire dalla definizione, che li esclude dalle garanzie della Convenzione di Ginevra in tempo di guerra, riservate ai “prigionieri di guerra”; gli Internati, sino alla fine del conflitto, saranno utilizzati come manodopera coatta senza godere delle tutele della Croce Rossa Internazionale loro spettanti.
La mostra “La Guerra di Dino – lettera per lettera” è ospitata al Museo del Carcere Le Nuove di Torino dal 15 novembre 2025 al 31 gennaio 2026, dedicata a Bernardino “Dino” Ferrero e, attraverso di lui, agli Internati Militari Italiani della seconda guerra mondiale.

La mostra, a ingresso gratuito e solo su prenotazione, è visitabile tutti i sabati alle ore 10.30 e 15.30 e le domeniche alle ore 15.30.
Questo progetto nasce da un’idea di Ico Ferrero, figlio di Dino (si potrebbe dire una famiglia che ama i diminutivi e , con essi, la modestia), in collaborazione con l’ANEI, Associazione Nazionale Ex Internati nei lager nazisti di Torino, e la sua Presidenza Nazionale. Attraverso le lettere inviate dal padre durante la guerra, Ico Ferrero restituisce una memoria familiare e collettiva di coraggio, dignità e umanità.
Le lettere ripercorrono il cammino del giovane Dino: la vita militare, la cattura, la deportazione nei campi di Altengrabow e Buckenwald Polte, fino alla liberazione. Cinque anni, tra guerra e prigionia, che lasciano ferite profonde nel corpo e nell’animo, che non si cancelleranno più sino alla sua morte.
L’esposizione presenta documenti, video, fotografie, cartoline, lettere, medaglie e oggetti personali, tracciando il percorso di Dino tra Grecia, Albania e Germania.
Nel 2020 il progetto ha ricevuto il riconoscimento del Parlamento Europeo con una lettera di ringraziamento di David Sassoli, del 7 febbraio 2020.
Il materiale esposto, frutto di anni di lavoro e ricerche, è allocato in una camera che è la risultanza di tre celle dell’ex luogo di detenzione torinese; sono stato qui sabato 17 gennaio 2026, fuori piove e dentro fa molto freddo, impossibile non pensare alla vita dei carcerati e anche degli agenti addetti al servizio di guardiania. Non vi era riscaldamento, fra le spesse e alte pareti, un spioncino alla porta per permettere il controllo e il bagno… preferisco non descriverlo, è da vedere. Altro che correzione e rieducazione della persona detenuta!
Emblematico, su detenzione e lager, a mio avviso è un passaggio di Mario Rigoni Stern: «Vedi quelle sentinelle dietro i reticolati? Sono loro i prigionieri di Hitler, non noi. Noi a Hitler e Mussolini diciamo no, anche quando ci vogliono prendere per fame.» (Sergente Francesco “Ceco” Baroni, internato in Germania, in Mario Rigoni Stern: Soldati italiani dopo il settembre 1943, FIAP, Roma 1988, pag. VI).
Nell’ambiente prospiciente, oltre il largo corridoio, vi è una seconda mostra, dal titolo “L’arte in prigionia, un nuovo inizio per l’Europa”, nata dalla collaborazione con la Presidenza Nazionale dell’ANEI, va ad affiancarsi e a integrare con “La Guerra di Dino”.
In questo secondo spezzone sono rappresentate le drammatiche vicissitudini degli Internati Militari Italiani attraverso l’attività artistica prodotta durante la loro detenzione. La singolare bellezza dei lavori che i prigionieri, pur nella profonda sofferenza, hanno creato in condizioni disumane, aiuta a riflettere sul passato e anche sul nostro presente, travagliato da scenari di guerra che, soltanto pochi anni fa, non avremmo più immaginato possibili, dopi gli orrori dell’ultimo conflitto mondiale. L’arte nei lager può apparire un paradosso, ma è stata un segno di vita, di resistenza e di dignità. Letta oggi, non è semplice messaggio dal passato, può diventare un messaggio universale.
L’altissimo merito di Ico Ferrero è duplice: da un lato, ha raccolto in un pregevole volume (LA GUERRA DI DINO lettera per lettera, Prospettiva editrice, 2022, ISBN 9791259610225), che dà il nome alla mostra, l’esperienza del padre internato; dall’altro, egli ha portato a conoscenza di tutti questa vicenda dimenticata dalla storia.

Al termine della mostra su “Dino” Ferrero, un video di circa quindici minuti illustra fatti e momenti del periodo in questione, con un sottofondo musicale del musicista Giuseppe Selmi (Modena, 15 aprile 1912 – Roma, 6 febbraio 1987). Internato durante la guerra nel campo di Tarnopol, insieme allo scrittore e giornalista Giovanni Guareschi, diventa primo violoncello dell’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma per oltre vent’anni e successivamente dell’Orchestra di Santa Cecilia.

Entrambe le mostre sono visitabili gratuitamente fino al 31 gennaio 2026, ad ingresso libero previa prenotazione obbligatoria tramite il seguente link: https://www.museolenuove.it/index.php/info-pratiche-ed-orari
Ricordo che, dal 2025, è stata creata una apposita Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, che si celebra il 20 settembre. Non è una separazione dalla Giornata della Memoria del 27 gennaio, è bensì un riconoscimento appropriato e autonomo allo status proprio degli Internati, che cade nel giorno in cui Hitler (20 settembre 1943) modifica la condizione dei prigionieri di guerra Italiani. La Giornata è stata istituita dalla Legge n. 6 del 13 gennaio 2025.
Segnalo, infine, che nei giorni dal 27 al 31 gennaio 2026, ad Alpignano, vi sarà un altro e parallelo percorso espositivo, conoscitivo e pubblico su questi argomenti, sempre a cura di Ico Ferrero, in collaborazione con il Sindaco e con la Giunta Comunale di Alpignano.

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