L’ingegnosa invenzione ottocentesca che trasformava la segatura in piccoli oggetti d’arte.
Tra gli oggetti che si incontrano nel mondo dell’antiquariato ce ne sono alcuni che sembrano facili da capire. Un medaglione bruno, una piccola cornice scura, un calamaio dalla superficie lucida: a prima vista si direbbero di legno, magari di un’essenza esotica. Poi si osservano i particolari. I rilievi sono minuti, i contorni precisi, le decorazioni sembrano uscite da una matrice.
La domanda viene spontanea: ma di che cosa sono fatti?
In alcuni casi la risposta è racchiusa in due parole francesi: Bois Durci, letteralmente «legno indurito». Un nome che offre un indizio, ma lascia ancora qualcosa da spiegare. Il legno, infatti, c’è davvero. Solo che, prima di diventare un oggetto, è stato ridotto in polvere.
La storia prende forma nella Francia della metà dell’Ottocento ed è legata a François Charles Lepage. La sua idea consisteva nell’unire la segatura a un legante di origine animale per ottenere un materiale da modellare. A svilupparne la produzione industriale fu poi Alfred Latry, che acquistò i diritti dell’invenzione e affrontò le difficoltà necessarie per trasformare gli esperimenti in una lavorazione affidabile.
Il punto di partenza era una materia umile: la polvere ricavata dalla lavorazione del legno, soprattutto del palissandro. A tenerla insieme contribuiva l’albumina, una proteina ottenuta dal sangue bovino proveniente dai macelli. Un ingrediente che oggi può sorprendere, ma che aveva una precisa funzione tecnica: partecipare alla formazione di una massa compatta.
La preparazione richiedeva diversi passaggi. La segatura finissima veniva mescolata al legante, essiccata e nuovamente ridotta in polvere. Questa era introdotta in stampi metallici e sottoposta all’azione combinata del calore e di una forte pressione. Il risultato era un materiale duro e denso, capace di riprodurre anche particolari molto piccoli. Poteva inoltre essere segato, tornito e lucidato.
Qui stava una delle possibilità più interessanti dell’invenzione. Un rilievo elaborato poteva essere riprodotto attraverso uno stampo, senza doverlo intagliare ogni volta. L’abilità artigiana si concentrava anche nella preparazione del modello e della matrice: la precisione del risultato dipendeva dalla loro qualità e dal controllo della lavorazione.
Una relazione tecnica del 1864 descrive proprio le difficoltà iniziali nel riscaldare uniformemente gli stampi. Il perfezionamento delle presse e del sistema di riscaldamento consentì di ottenere oggetti dai contorni più netti. Lo stesso resoconto riconosceva ai prodotti di Latry un interesse tanto tecnico quanto artistico.
Dal Bois Durci nacquero cornici, scatole, calamai, accessori da scrivania e placche con ritratti in rilievo. Sovrani, personaggi religiosi e compositori entrarono così in una piccola galleria domestica, destinata a pareti, mensole e scrittoi. Nel 1862 Latry presentò i propri prodotti all’Esposizione internazionale di Londra: il materiale aveva ormai superato la fase della curiosità sperimentale.
Oggi il Bois Durci trova posto anche nella storia delle prime materie plastiche. L’espressione può disorientare, perché siamo abituati ad associare la plastica ai prodotti sintetici moderni. Eppure anche materiali ricavati da sostanze naturali furono impiegati per ottenere oggetti mediante stampaggio: il Bois Durci appartiene a questa stagione di ricerca.
Guardarlo significa dunque incontrare un momento particolare dell’Ottocento, quando bottega e industria sperimentavano nuove possibilità. La segatura, residuo della lavorazione di un materiale pregiato, diventava il punto di partenza per un altro oggetto.
Ed è forse questo il suo fascino maggiore. Dietro un piccolo medaglione scuro c’è una storia di prove, stampi, macchine e gusto. Una storia che invita a osservare meglio anche le cose apparentemente più semplici: talvolta, per comprenderle, bisogna andare oltre il nome e oltre la prima impressione.
Video dedicato all’Argomento: Bois Durci
Progetto divulgativo: https://www.sergiosalomone.eu/
