«La Bugia è un elemento che alberga nella vita di ogni essere umano, mentre gli animali, almeno in apparenza, ne sono privi»
Ricorre quest’anno il bicentenario della nascita di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, lo scrittore e giornalista toscano, divenuto celebre come autore del romanzo “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, spesso noto semplicemente come “Pinocchio”, diventato uno dei grandi classici della letteratura di tutto il mondo e tradotto in 240 lingue.
Carlo Lorenzini era infatti nato a Firenze, il 24 novembre 1826 e prese il suo pseudonimo dalla località di Collodi, frazione di Pescia, dove aveva trascorso lunghi periodi della sua infanzia presso il nonno materno.
Per commemorare a modo nostro questa ricorrenza ci siamo rivolti al pittore torinese Gianfranco Anastasi che, in passato, ha collaborato col nostro giornale dove ha pubblicato diverse sue tavole a carattere satirico e abbiamo ricordato la sua partecipazione tra maggio e giugno 2025 alla mostra “Raccontarsi” curata da Monia Malinpensa presso la Galleria d’arte Malinpensa di Torino, dove ha esposto cinque sue opere appartenenti al suo nuovo progetto “Musical-Mente” che ritrae personaggi della musica in sembianze di Pinocchio: Mina, Rino Gaetano, Lucio Dalla, Lucio Battisti e The Blues Brothers.

Quale è stato il suo percorso formativo e come ha elaborato le tematiche dei suoi quadri?
Sono nato a S. Floro, un piccolo paese sulla cima di una collina della provincia di Catanzaro il 28 settembre 1971, nel ’73, a soli due anni, mi sono trasferito con l’intera famiglia a Torino dove oggi vivo, lavoro ed espongo dal 2001. Il mio stile è vario e include diversi temi e linguaggi.
Pratico soprattutto una pittura in tecnica mista che prevede l’utilizzo di diversi materiali, tra cui vernici spray, l’olio e l’acrilico, con la quale posso esplorare la relazione tra colore e spazio, creando movimento, emozione, texture e profondità uniche nelle mie opere che si collocano nell’arte figurativa, come si può notare, ad esempio, nella serie di dipinti che reinterpretano capolavori dell’arte con Pinocchio come soggetto principale.

Qual è la sua concezione dell’arte e come ha elaborato le tematiche dei suoi quadri?
Sono stato attratto fin dai tempi della scuola dalla pittura surrealista di concetto e comunicativa, seppur al suo interno non sempre si utilizzasse un linguaggio diretto e di facile comprensione.
Nel 2004, di ritorno da un viaggio negli USA, mi sono sentito stanco della pittura accademica in cui mi cimentavo all’epoca, realizzando ritratti, paesaggi e falsi d’autore su commissione. Ho così deciso di dare inizio ad un vero e proprio processo di ricerca sulle tecniche da me praticate e di altre apprese sperimentando, e ho lavorato ad opere che potessero finalmente raccontare la mia percezione dei temi sociali e d’attualità. Intendevo trasmettere messaggi chiari all’osservatore, ciò che ho poi chiamato “Arte di denuncia/protesta”, che tutt’ora mi accompagna e mi rappresenta, anche se il mio stile pittorico nel tempo è mutato quasi radicalmente.
Come si definirebbe e qual è la sua concezione dell’arte?
Mi definisco un pittore espressionista/metafisico moderno che opera per il bene comune al fine di far scaturire riflessioni, emozioni o anche un semplice sorriso in chi osserva le mie opere, perché a mio avviso l’arte questo dovrebbe fare, ovvero coinvolgere chi la produce e chi la fruisce sia in momenti di impegno che di abbandono della mente.
Il concetto in cui credo fermamente è che l’arte sia “Accoglienza e Condivisione”. Con questo intendo dire che l’artista non necessariamente realizza le proprie opere con il solo fine di ricavarne un profitto, ma principalmente lo fa per se stesso, per esprimere ed esternare ciò che sente dentro. Successivamente, quando subentra la necessità di condivisione di ciò che fa parte del proprio mondo interiore con terze persone, il mezzo con cui può farlo sono le esposizioni pubbliche, come quando si invita qualcuno a farci visita nella nostra abitazione: nel momento in cui apriamo la porta di casa decidiamo di condividere i nostri spazi, il nostro privato dando ai visitatori fiducia e appunto accoglienza.

Nel suo lavoro ha affrontato anche temi sociali, come si può evincere ad esempio nella sua opera del 2014 “Sistema Italia”, che critica la società italiana attraverso l’immagine di Pinocchio come protagonista?
Pinocchio ha accompagnato l’infanzia di molti bambini e non da meno anche la mia, ricordo con emozione la mini serie tv di Luigi Comencini a lui dedicata dal titolo “Le avventure di Pinocchio”, ispirata al romanzo scritto da Carlo Collodi, una fiaba agli occhi dei bambini, ma che in realtà cela più chiavi di lettura, da quella politica a quella massonica, un’autentica narrazione della vita stessa.
Ciò che in età adulta mi ha spinto ad utilizzare questa figura all’interno delle mie opere, è senza ombra di dubbio il significato intrinseco legato alla sua storia che ruota attorno alla “bugia” per la quale il povero naso del nostro burattino cresce ogni volta che ne dice una.
La Bugia è un elemento che alberga nella vita di ogni essere umano, mentre gli animali, almeno in apparenza, ne sono privi. Gli esseri umani vi ricorrono per scopi malevoli, per sfuggire da situazioni scomode, o talora la utilizzano a fin di bene per evitare situazioni spiacevoli, ma pur cambiandole forma resta pur sempre una bugia.
Concludo ricordando che il Foto-editor Gerry d.f. ha elaborato dei fotomontaggi realizzati con le mie opere, inserite nel contesto di uno spazio presente all’interno dei Docks Dora.


Complimenti sei bravissimo