Presentato il progetto preliminare del futuro Museo dei Minusieri: un luogo dove la storia dell’ebanisteria torinese dialogherà con le nuove tecnologie per trasmettere quattro secoli di tradizioni, competenze e cultura.
Ci sono patrimoni che non possono essere rinchiusi dentro una vetrina. Sono fatti di mani esperte, di gesti tramandati da maestro ad allievo, di essenze lignee riconosciute ancora prima di essere nominate, di utensili consumati dal lavoro quotidiano e di quella straordinaria cultura artigiana che ha contribuito a fare di Torino una delle capitali europee dell’arte del mobile.
È questo patrimonio che l’Antica Università dei Minusieri intende consegnare al futuro attraverso il progetto del nuovo museo presentato venerdì 3 luglio 2026 nel complesso di Santa Maria di Piazza a Torino.
L’assemblea annuale dei soci, aperta dal segretario Fabrizio Pavan, ha rappresentato molto più di un tradizionale appuntamento associativo. Tra i punti affrontati figuravano l’approvazione del bilancio illustrato dal tesoriere Renato Merlo e il percorso che porterà l’Associazione a trasformarsi in Organizzazione di Volontariato, passaggio ormai indispensabile per affrontare con strumenti adeguati le nuove sfide del Terzo Settore.
È stato però l’intervento del presidente Stefano Pasquale a delineare con chiarezza la prospettiva che attende l’Antica Università dei Minusieri. Dopo avere ricordato gli anni difficili segnati dalla mancanza di una sede operativa e di spazi adeguati, il presidente ha annunciato quella che può essere considerata una svolta storica: grazie alla collaborazione con la Curia di Torino, il futuro museo sorgerà proprio nel complesso di Santa Maria di Piazza, nel luogo dove l’Università dei Minusieri affonda le proprie radici. «Non siamo più soltanto un’associazione di falegnami. Oggi abbiamo il dovere di essere divulgatori della cultura dell’ebanisteria e del patrimonio storico torinese», ha affermato Pasquale, sintetizzando efficacemente la missione che accompagnerà l’Associazione nei prossimi anni.
Terminati i lavori assembleari, l’attenzione si è spostata sulla presentazione del progetto preliminare del museo, affidato all’architetta Gabriella Loi e alla dottoressa Simona Borello dello Staff di Mediacor s.r.l. che congiuntamente alla dottoressa Silvia Borella, sempre di Mediacor, da mesi stanno seguendo lo sviluppo dell’iniziativa. Nel presentarle, Stefano Pasquale ha voluto sottolineare come abbiano messo «professionalità e cuore» in un lavoro che va ben oltre la semplice progettazione.

La dottoressa Borello ha illustrato il percorso già avviato con la presentazione del progetto alla Fondazione CRT, evidenziando come questo documento rappresenti non soltanto una richiesta di finanziamento, ma anche uno strumento per coinvolgere enti, imprese e cittadini nella costruzione del museo. Un progetto che dovrà diventare patrimonio condiviso della città, grazie anche al contributo di quanti vorranno sostenerlo.
L’architetta Loi ha quindi accompagnato il pubblico in una visita virtuale degli spazi che ospiteranno il futuro museo. Le sale, volutamente raccolte, non sono state considerate un limite progettuale, ma un’opportunità per sviluppare un percorso espositivo moderno, capace di coinvolgere il visitatore attraverso linguaggi differenti.
Accanto agli strumenti originali, ai capi d’opera, ai documenti storici e agli arredi, il progetto prevede infatti installazioni multimediali, filmati, ricostruzioni virtuali e contenuti interattivi che permetteranno di raccontare anche ciò che non potrà essere fisicamente esposto: grandi macchine da falegnameria, carrozze, laboratori storici e tecniche di lavorazione destinate altrimenti a rimanere conosciute soltanto dagli specialisti.
Particolarmente affascinante è apparsa l’idea di trasformare la visita in un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi. Il visitatore attraverserà idealmente una bottega artigiana, accompagnato dai profumi delle essenze lignee, dai suoni degli utensili e dalle testimonianze audiovisive dei maestri artigiani. Un modo originale per comprendere come dietro ogni mobile d’arte si nascondano conoscenze, sensibilità e competenze che nessun oggetto, da solo, sarebbe in grado di raccontare.
Grande attenzione sarà inoltre riservata ai mestieri che componevano l’Università dei Minusieri: ebanisti, falegnami, bottalari, cadregari, maestri di carrozza e molte altre figure che hanno contribuito, nei secoli, allo sviluppo dell’artigianato artistico torinese. Attraverso interviste, immagini realizzate nelle botteghe contemporanee e materiali d’archivio, il museo racconterà non soltanto gli oggetti, ma soprattutto gli uomini che li hanno ideati, costruiti e tramandati.
Durante la presentazione si respirava una sensazione particolare. Le planimetrie, i render e le simulazioni non apparivano come semplici elaborati tecnici, ma lasciavano intuire che quel museo avesse ormai superato la fase del sogno per entrare concretamente in quella della progettazione. Era la percezione, condivisa da molti presenti, che dopo anni di attesa si stesse finalmente costruendo qualcosa di destinato a lasciare un segno nella vita dell’Associazione e, più in generale, nel panorama culturale torinese.
Consentitemi, infine, una breve riflessione personale. Seguendo la presentazione del progetto mi sono trovato a osservare questo futuro museo con uno sguardo forse diverso. La mia attività di restauratore, le radici familiari legate alla falegnameria e il costante impegno nella divulgazione culturale mi portano, inevitabilmente, a considerare questi luoghi non soltanto come spazi espositivi.
Per molti un museo è il luogo nel quale vengono conservati degli oggetti. Ascoltando gli interventi e osservando le tavole progettuali, ho invece percepito che il futuro Museo dei Minusieri voglia custodire qualcosa di ancora più prezioso: il Sapere. Gli utensili, i capi d’opera, le antiche macchine e i documenti raccontano certamente una storia, ma acquistano il loro significato più profondo soltanto quando restituiscono i gesti, l’ingegno, la pazienza e la sensibilità degli uomini che li hanno creati e utilizzati.
Se questo progetto raggiungerà gli obiettivi che si è prefissato, Torino non avrà semplicemente un nuovo museo. Avrà un luogo capace di trasmettere alle nuove generazioni una parte importante della propria identità culturale, dimostrando che la tradizione non è qualcosa da conservare sotto una teca, ma un patrimonio vivo che continua a parlare al presente.
Per informazioni a sostegno dell’iniziativa: [email protected]
https://www.sergiosalomone.eu/

Tante esperienze preziose racchiuse in un progetto che e anche restituzione di orgoglio per tutti coloro che con determinazione hanno lavorato negli anni per raggiungere questo importante obbiettivo.
La ringrazio molto per il commento e per l’attenzione dedicata all’articolo. La presentazione del progetto museale dei Minusieri é un momento importante, non solo per l’Associazione, ma anche per la valorizzazione di un sapere artigiano e storico che merita di essere conosciuto e trasmesso.