Centinaia di feriti tra le Forze dell’Ordine e gravi devastazioni alla città
In relazione ai gravissimi incidenti verificatisi a Torino durante la manifestazione organizzata a favore del centro sociale Askatasuna, che ha causato centinaia di feriti tra le Forze dell’Ordine e gravi devastazioni alla città, i sindacati di Polizia SIULP (Bravo), SAP (Perna), COISP (Campisi) e FSP (Pantanella) della provincia di Torino hanno incontrato il Capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani.
Nel corso dell’incontro, di particolare importanza, sono state rappresentate con chiarezza tutte le criticità che oggi investono l’ordine pubblico.
È emerso come le manifestazioni politiche o presunte tali stiano sempre più frequentemente degenerando in scontri frontali estremamente violenti, assumendo le caratteristiche di una vera e propria guerriglia urbana. I soggetti coinvolti non possono più essere considerati semplici manifestanti, ma terroristi, poiché appaiono organizzati secondo logiche e tecniche paramilitari, dotati di equipaggiamenti specifici e materiali offensivi finalizzati a colpire, ferire e attentare alla vita delle donne e degli uomini delle Forze dell’Ordine.
In tale scenario, le dotazioni attualmente in uso risultano del tutto inadeguate: lacrimogeni e idranti non bastano più contro gruppi equipaggiati con maschere antigas, razzi artigianali, bombe carta, sanpietrini, fionde, cartellonistica stradale divelta, martelli, chiavi inglesi, bombe molotov e altro materiale offensivo, utilizzato per colpire i reparti mobili e il personale impegnato nei servizi di ordine pubblico, causando ferimenti gravi, ricoveri ospedalieri e mettendo a serio rischio l’incolumità e la sopravvivenza degli operatori.
Nel corso dell’incontro, i segretari intervenuti hanno avanzato quattro richieste fondamentali:
“Dotazioni ed equipaggiamenti moderni e innovativi, adeguati a fronteggiare un fenomeno che nulla ha più a che vedere con le tradizionali manifestazioni operaie o studentesche, ma che si configura come un vero attacco all’ordine democratico. Tali condotte assumono carattere antidemocratico e sovversivo, spesso sostenute da circuiti opachi e da complicità ideologiche che devono essere chiaramente individuate e contrastate.
Intervento normativo serio e incisivo, che superi logiche simboliche e preveda reali sanzioni penali. In particolare, è stato richiesto che l’arresto differito venga reso pienamente efficace e assimilato, per natura e operatività, a quello già previsto per le manifestazioni sportive, prevedendo quindi l’obbligatorietà dell’arresto nei casi di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Le misure devono includere pene detentive e percorsi di rieducazione, applicabili sia ai maggiorenni sia ai minorenni, con coinvolgimento diretto delle famiglie, anche sotto il profilo della responsabilità economica, per le azioni compiute dai figli.
Riorganizzazione dei servizi di ordine pubblico, rendendo la catena di comando più coordinata, funzionale e rispondente alle necessità operative. La catena di comando deve essere come sempre pronta ed efficace nella tutela e salvaguardia dei poliziotti sul terreno, garantendo supporto, coordinamento e protezione in ogni fase dell’intervento.
Riconoscimento della Questura di Torino come Questura di prima fascia, al pari di altre realtà caratterizzate da elevatissime criticità sul piano della criminalità e dell’ordine pubblico. Torino, come sottolineato anche dal Procuratore Generale Lucia Musti, è da considerarsi la capitale dell’antagonismo e dell’anarcoinsurrezionalismo e deve essere trattata, anche a livello di prevenzione e repressione, con risorse, organici, mezzi e strumenti adeguati alla specificità del contesto”.
È stato inoltre ribadito che il centro sociale Askatasuna, attualmente chiuso, deve rimanere tale, senza cedere ad alcun ricatto fondato sulla violenza. Allo stesso modo, è stata sottolineata l’assoluta necessità di impedire lo svolgimento di manifestazioni antagoniste in prossimità del cantiere TAV, considerata la rilevanza strategica dell’opera e l’esperienza storica che dimostra come iniziative dichiarate pacifiche diventino frequentemente il veicolo per azioni violente e devastanti.
Tali dinamiche hanno prodotto nel tempo gravi danni alla città, ai cittadini e alle forze dell’ordine, con operatori feriti, ricoverati e ripetutamente esposti a rischi gravissimi per la propria incolumità e per la propria vita, mentre gli autori delle violenze ottengono visibilità mediatica attraverso atti ignobili eantidemocratici.
In merito alle dichiarazioni rilasciate dal Sindaco di Torino, i sindacati le respingono fermamente al mittente, ritenendo inaccettabile criticare l’operato delle forze dell’ordine senza una preventiva assunzione di responsabilità politica. Prima ancora di puntare il dito contro chi è chiamato quotidianamente a garantire la sicurezza della città, sarebbe stato doveroso condannare senza ambiguità la partecipazione di consiglieri comunali che hanno preso parte a una manifestazione sfociata in violenze e devastazioni.
Tali presenze rappresentano un grave atto di irresponsabilità verso la cittadinanza, legittimando un contesto che ha prodotto feriti, danni all’arredo urbano e insicurezza generale. I danni provocati ricadranno sulle spalle dei cittadini di Torino, che dovranno farsene carico attraverso le proprie tasse. Chi ricopre ruoli pubblici e sceglie di schierarsi al fianco di realtà da tempo associate a episodi di violenza dovrebbe quantomeno provare vergogna per l’incoscienza dimostrata e per il danno arrecato all’intera comunità cittadina.
Inoltre la presenza di qualsiasi organizzazione sindacale in quel corteo rappresenta una valutazione superficiale e inadeguata dei rischi, considerata la piena consapevolezza dei pericoli connessi a una manifestazione di questo tipo, poi degenerata in violenza.
I sindacati di polizia hanno infine espresso piena fiducia nel Capo della Polizia, certi che le istanze rappresentate saranno portate all’attenzione dei massimi vertici politici nella consapevolezza della sensibilità, dell’attenzione e della concreta preoccupazione che il Prefetto Pisani ha sempre dimostrato nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa.
