Il Sottosegretario Nicola Molteni, “Lega”, non ha dubbi: basta iscrivere poliziotti e carabinieri nel registro degli indagati per aver fatto il loro dovere.
Nei giorni scorsi abbiamo parlato della celebrazione delle Esequie del Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie.

Contestualmente abbiamo parlato del fatto che la Procura della Repubblica di competenza ha recapitato l’avviso di garanzia ai due Agenti della Polizia di Stato che hanno compiuto l’arresto dei “malviventi che hanno ucciso il Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie”.
Per dovere di cronaca e di informazione dobbiamo dire che il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Nicola Molteni, “Lega”, ha prontamente dichiarato: “Vicinanza ai poliziotti indagati. Mi schiero senza se e senza ma dalla parte dei nostri straordinari poliziotti che hanno fermato i killer del Brigadiere Legrottaglie, ma ai quali sono stati notificati avvisi di garanzia”.
Sono anni, per non dire decenni, che gli italiani chiedono di togliere questa procedura assurda per la quale chi compie il suo dovere, poi, viene indagato, inquisito, iscritto nel registro degli indagati, posto alla gogna mediatica e al pubblico ludibrio.
In un Paese civile e garantista non si può sentire la frase: “Sono iscritti nel registro degli indagati per permettergli di partecipare all’incidente probatorio e potersi difendere”. Ma che discorso è? La si vuol finire con la scusante dell’“atto dovuto”?
Per questo motivo, navigando sulla nostra stessa lunghezza d’onda, il Sottosegretario Molteni ha chiarito: “Dopo la tutela legale economica fino a 10 mila euro per cinque fasi di giudizio introdotta nel Decreto Sicurezza, ora serve immediatamente la tutela processuale che non è né uno scudo penale né uno strumento di impunità”.
Gli italiani, per la maggior parte, concordano e sono assolutamente allineati con la “Lega” quando Molteni dice: “Stop all’automatismo nell’iscrizione del registro degli indagati per i poliziotti e gli operatori in divisa che agiscono nell’adempimento del dovere per garantire la sicurezza dei cittadini”.
Queste parole sono importanti perché dette da un parlamentare della Repubblica ma, se vogliamo, lo sono ancora di più per il fatto che a pronunciarle è il Sottosegretario di Stato che lavora, ogni giorno, al Viminale per la tutela e la salvaguardia della Polizia di Stato.

Dopo queste importanti dichiarazioni del Sottosegretario Molteni tanti esponenti di “Lega” e “Fratelli d’Italia” si sono rivolti al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, affinché si adoperi in prima persona per “riprendere quella norma del Decreto Sicurezza, che era stata accantonata a gennaio, e che era stata bollata come irricevibile da tutti i tecnici”.
Il Ministro Piantedosi, già eccellente Prefetto, ha più volte espresso parere favorevole sulle maggiori tutele di chi indossa una divisa e si trova, suo malgrado, a dover prender parte ad un conflitto a fuoco, ad uccidere un reo, o in altre simili spiacevoli vicende.
Il tema è rovente – più o meno come il clima di questi giorni – e gli italiani non hanno intenzione alcuna di veder cassato, ancora una volta, un provvedimento civile e necessario, atto a difendere chi abnega la sua vita per rendere sicura la collettività.
In un momento di ridefinizione dell’assetto del Centrodestra questa proposta del leghista Molteni sta portando più italiani a scegliere la “Lega” rispetto a “Forza Italia” che, specie nelle ultime settimane, ha “calato la maschera” dimostrando di esser più vicina a Renzi e Calenda che a Giorgia Meloni.
Il tempo è galantuomo e darà il suo inesorabile responso.
