Il Vaticano ha un grosso problema nella formazione dei preti. Don Alberto Ravagnani è solo l’ultimo bizzarro caso in ordine di tempo.
Su una seguitissima Pagina Facebook denominata “Anticipazioni TV e Soap Opera” nella mattinata di venerdì 6 marzo 2026, si leggeva un post veramente interessante e degno di essere menzionato.

Il content creator che cura con professionalità la pagina, parlando di Alberto Ravagnani, ha scritto: “ex sacerdote, ha fatto il suo debutto come opinionista a “La Vita in Diretta”. Dopo aver lasciato la tonaca e pubblicato il suo libro “La Scelta”, Alberto continua a farsi sentire nel mondo della comunicazione, partecipando a podcast e programmi radiofonici. Ieri, tra gossip e attualità, è arrivata la fatidica domanda sulla castità da parte di Ema Stokholma”.
Il termine “ex sacerdote” per la verità non è propriamente corretto perché nella Teologia Cattolica Romana, alla quale don Alberto era soggetto, “il Sacramento dell’Ordine conferisce un carattere spirituale indelebile”.
Detto questo, però, la domanda della Stokholma è stata assai irriverente.
Anche se stava parlando con un Sacerdote che si è auto-sospeso, non è delicato né elegante – per di più in fascia protetta – chiedere: “Sono le sei di pomeriggio in fascia protetta, ma abbiamo ignorato l’elefante nella stanza. Io vorrei sapere se non sei più casto, se sei innamorato”.

Il curatore di “Anticipazioni TV e Soap Opera” spiega: “il 32enne ha cercato di svicolare la questione, ma ha anche parlato della sua voglia di libertà e della possibilità di vivere la vita a 360 gradi, comprese le relazioni affettive. Oltre a questo, non è passato inosservato un articolo del “The Times” che insinuava che Alberto avesse fatto delle esperienze amorose post-sacerdozio”.
Qualcuno potrebbe chiedersi per quale motivo il giornalismo debba occuparsi di tale vicenda. La risposta è obbligatorio darla.
Il “caso Ravagnani” – così come il “caso suor Cristina” – porta alla luce un aspetto assolutamente discutibile della vita consacrata che fa capo allo Stato della Città del Vaticano. Chi guida il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, così come chi guida il Dicastero per il Clero, deve porsi delle domande molto serie.
Oggi tanto i Sacerdoti secolari, quanto i Sacerdoti regolari, i Consacrati, le Consacrate, gli appartenenti alle Società di Vita Apostolica e agli Istituti Secolari – sempre più spesso – tutto fanno fuorché onorare l’abito che indossano – e che dovrebbero indossare (!!) – e seguire i Consigli Evangelici per i quali si sono impegnati.
Da quando sul Trono di Pietro, il 13 marzo 2013, si è improvvidamente seduto Jorge Mario Bergoglio la Chiesa ha preso una piega veramente brutta e bizzarra.
Fa sorridere – per essere gentili – leggere la Lettera Apostolica “Una fedeltà che genera futuro” di Robert Francis Prevost, del 2025. Si cerca di fare il verso ai Decreti Conciliari “Optatam Totius” e “Presbyterorum Ordinis”, a sessant’anni dalla loro emanazione, dicendo che “una fedeltà che genera futuro è ciò a cui i presbiteri sono chiamati anche oggi, nella consapevolezza che perseverare nella missione apostolica ci offre la possibilità di interrogarci sul futuro del ministero e di aiutare altri ad avvertire la gioia della vocazione presbiterale”.
In un clima di assoluta bizzarria e di ambiguità più che palese, queste parole suonano veramente come ipocrite.
Evidentemente i reggenti dei Dicasteri Vaticani, coloro i quali siedono sui dorati troni della Curia Romana, hanno dimenticato quanto diceva il profeta Geremia: “Ma in mezzo ai profeti di Gerusalemme ho visto cose nefande: commettono adultèri, agiscono con ipocrisia, rafforzano la mano ai malfattori, al punto che nessuno si converte dalla sua malvagità; tutti quanti sono per me come Sodoma, e gli abitanti di Gerusalemme come quelli di Gomorra” (Geremia 23:14).
Parole che descrivono perfettamente quanto sta accadendo nella chiesa che fa capo al Vaticano.

Tutti i momenti si sente di preti che commettono adulterio con parrocchiane, le mettono incinta; sacerdoti che agiscono con una ipocrisia indecente nei confronti del gregge loro affidato; sacerdoti che aprono cooperative sociali e spalleggiano sistemi di accoglienza migranti che poi si rivelano per quello che sono; per non parlare dei tanti, troppi, sacerdoti che molestano i bambini e gli adolescenti.
Inutile che dai Dicasteri Vaticani facciano finta di nulla. L’evangelista Matteo, con la chiarezza della sua narrazione ispirata da Dio, ebbe a scrivere: “Anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità” (Matteo 23:28).
Il “caso Ravagnani”, dunque, non scandalizza chi conosce un minimo il Vaticano e le sue dinamiche. Lascia semplicemente basiti quanto egli dice rispetto al suo abbandono della talare ambrosiana: “A farmi pensare di non voler più essere un prete ha pesato la voglia di libertà di poter vivere la mia vita a 360 gradi, compresa la mia affettività e le relazioni”.

Tanti Cattolici hanno sofferto per quanto ha dichiarato negli ultimi mesi il fu don Ravagnani. Una cosa però va detta: meglio che abbia lasciato il Ministero Sacerdotale quando si è accorto di aver sbagliato “La Scelta”, piuttosto che fare come tanti suoi confratelli che hanno mantenuto la talare per fare “gli splendidi” agli occhi del mondo ma, nel segreto, hanno disonorato la castità ed il celibato con azioni turpi e inenarrabili.
Ad Alberto Ravagnani va augurata tutta la carità cristiana possibile per un futuro pieno e soddisfacente.
Ai Vescovi e ai Rettori di Seminario va raccomandato di essere più attenti, accorti e vigili nello scegliere i Ministri Ordinati.
Il Popolo santo di Dio merita Pastori secondo il cuore di Dio e non secondo il desiderio della carne.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.

Conclusione speranzosa caro Elia. Vorrei pero’ estendere il quesito su quali criteri s’ispira il capo della Cei nella scelta dei vesvovi. In taluni recenti casi, mi pare che si sia volato basso, almeno dalle nostre parti
Caro Francesco, la Congregazione per i Vescovi, che fino allo scorso anno era retta da Prevost, nomina quel che ha.
Zuppi è frutto di Sant’Egidio e in Piemonte il livello Episcopale è oltremodo imbarazzante. Se penso alla sede di Pinerolo mi viene male. L’emerito era colto, preciso, esemplare. Derio Olivero passa più tempo con massoni e Valdesi che dinanzi al Santissimo.
Caro Rovera,
sicuramente Mons. Debernardi, che ho potuto conoscere e apprezzare, ha esercitato il suo magistero pastorale di vescovo con grande paternità verso sacerdoti e fedeli laici. È indubbio.
Non meno innegabile – e noto – che abbia sempre riferito di avere nel Bettazzi de “la sinistra di Dio” un maestro e un punto di riferimento. Non va dimenticato, poi, che è stato lui ad invitare il progressista Kasper a tenere una conferenza in Diocesi e che il don Luca Carrega certo non proprio ostile a una svolta “accogliente” delle persone (e delle istanze) Lgbtq+ sia intervenuto a importanti incontri con lui sulla cattedra.
Resta poi da fare sulla valutazione sull’incidenza che ha davvero avuto suo territorio e nelle dinamiche della chiesa locale (clero, giornali diocesani, etc…).
Mons. Olivero, che non perdi occasione per criticare, ha saputo indubbiamente sviluppare una connessione con il territorio e non si è certo limitato alle frequentazioni che dici. Anzi. La riflessione sul come il cristianesimo possa non essere “esculturato” e/o “esculturarsi” è in lui costante. Con esiti ben meno banalmente rinunciatari di come ti lasci intendere.
N.B.: Il dialogo con i valdesi non ha avuto discontinuità tra un vescovo e l’altro, al netto del dato caratteriale o stilistico.
È tutto deteriorato: dai seminari, resi molto morbidi per non dire di peggio, ai sacerdoti delle parrocchie che fanno una pastorale buonista-permissiva-blanda e senza Dottrina, ai vescovi che dormono nei loro studi antichi, ai cardinali che sono la falsità in persona, ai papi che non sono veri papi….Come possiamo stupirci dei vari pretini o suorine che davanti ad una telecamera vanno in brodo di giuggiole? Il difetto sta nel manico!!! L’errore viene dall’alto! Per comodità si è deciso, grazie al garbato ingresso della massoneria, di annacquare la Parola di Dio in modo da non doversi impegnare troppo e da non perdere la simpatia e LE OFFERTE dei battezzati. Crollerà tutto? Certo che crollerà! Non è più la vera Chiesa né la vera fede che Gesù ci ha insegnato e tramandato per mezzo degli apostoli. Non potrà durare almeno finché il Signore sopporterà le scorribande di satana su questa terra. Poi….. si salvi chi può, letteralmente detto ✝️e si salverà chi oggi è deriso, accusato, scomunicato, condannato alla gogna per causa della fede, ma avrà sempre tenuto duro sui principi che Gesù stesso ha voluto insegnare venendo sulla terra
Cara Margherita, come sempre, analisi ineccepibile. Una Chiesa bizzarra e irriconoscibile abbiamo dinanzi agli occhi.
Il guaio è che si confondo l’essere influencer con l’essere testimone. La visibilità mediatica con la densità di presenza. Senza moralismo, né tradizionalismi e millenarismi estetizzanti, occorre davvero una seria analisi su questa ignoranza (cioè di non sapere)