In Medio Oriente imperversa la guerra ma “Dio non perde le battaglie!”.

In un momento nel quale il mondo intero sembra essere ostaggio della paura, del clima di morte, della guerra, è bene ricordare quanto scriveva, solo lo scorso anno, il 10 marzo 2025, il Prelato dell’“Opus Dei”, monsignor Fernando Ocáriz, parlando “Sulla gioia”.
Riferendosi a “La gioia della fede”, il Prelato scriveva: “La gioia naturale elevata dalla grazia si manifesta in modo particolare nell’unione ai piani di Dio. Ai pastori di Betlemme, gli angeli annunciano la «grande gioia» (Luca 2:10) della nascita di Gesù. I Magi, rivedendo la stella, «provarono una gioia grandissima» (Matteo 2:10). Infine, gli apostoli si riempirono di gioia al vedere Gesù risorto (cfr. Giovanni 20:20)”.
In un momento in cui il globo è funestato da tremende vicende e notizie allarmanti si deve ricordare che “La gioia cristiana non è la semplice allegria «da animale sano»(Citazione tratta da “Cammino”, libro di san Josemaria Escrivà de Balaguer, paragrafo 659) ma è frutto dello Spirito Santo nell’anima (cfr. Galati 5:22); tende per sua natura a essere permanente, perché si fonda su di Lui: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti» (Filippesi 4:4)”.
I Cristiani, i Cattolici, sanno che nulla può spezzare la loro gioia, la loro serenità, la loro lieta percorrenza della via che conduce alla Gerusalemme del Cielo. Gesù non ha lasciato – e non lascerà – che il mondo vada in rovina perché Egli “tornerà nella Gloria a giudicare i vivi e i morti”.

Il Fondatore dell’Opus Dei, lo straordinario san Josemaria Escrivà de Balaguer, diceva ai suoi figli nell’Opera: “La gioia è la conseguenza necessaria della filiazione divina, del saperci amati con predilezione da nostro Padre Dio, che ci accoglie, ci aiuta e ci perdona. Ricordatelo bene e sempre: anche se qualche volta sembra che tutto crolli, non crolla niente, perché Dio non perde le battaglie!”.
Queste parole vanno rammentate alla luce di quanto sta accadendo in Medio Oriente.

Sono mesi che sentiamo il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, lanciare moniti apocalittici su quanto sta accadendo in quei luoghi. Sembra quasi che il porporato non abbia chiaro che “quando il cristiano vive di fede (una fede che non sia solo parole ma realtà di orazione personale), la certezza dell’amore divino si manifesta nell’allegria, nella libertà interiore”, come ben insegnava san Josemaria.
In un periodo martoriato e funestato da guerre, conflitti, rivalse, contese, non si può perdere la speranza e, parimenti, non si può accantonare la gioia della fede.
I Paesi che hanno scatenato la contesa sono impregnati dell’ideologia maomettana che – lo hanno dimostrato i secoli – è ricca di odio, rancore, violenza, mancanza di speranza nel futuro.
I Cristiani, i Cattolici, hanno l’obbligo di essere “lieti nella speranza” come insegna san Paolo nella Lettera ai Romani, capitolo 12, versetto 12, e di portare – anche negli scenari di guerra più cruenti – “la speranza che li attende nei cieli” come ben spinge a fare san Paolo scrivendo ai Colossesi (1:5).
In queste ore si affastellano notizie secondo cui ci saranno attentati terroristici in Europa, anche in Italia, per mano dei cosiddetti “lupi solitari” che si radicalizzano attraverso la rete, con la complicità dell’Intelligenza Artificiale.
I servizi segreti d’Italia e d’Europa sono all’erta e stanno monitorando tutto quanto accade, pronti a reagire ad un fondato pericolo.
I maomettani, dall’11 settembre 2001 hanno dato prova di cosa sono capaci. L’Occidente non è popolato da dilettanti o sprovveduti. Il 7 ottobre 1571, nel corso della Guerra di Cipro, le flotte maomettane dell’Impero ottomano sembrava avessero la meglio sulle flotte Cristiane.
Papa Pio V implorò la recita del Santo Rosario e chiese l’intercessione delle Santa Vergine. Le flotte maomettane persero miseramente il conflitto e i Cristiani trionfarono in modo plateale.
Sul “Notiziario della Marina online” si conclude così la narrazione dei fatti: “Dopo la devastante sconfitta di Lepanto il potere marittimo ottomano non intraprese più iniziative di espansione strategica verso il Mediterraneo occidentale”.
Nessuno vieta, men che meno con le attuali tecnologie, di ripetere ciò che accadde nel 1571 sostituendo Lepanto con Tehran, le flotte ottomane con il Regime degli Ayatollah. Basta solo avere fede “quanto un granello di senape” (Luca 17:6).
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.
