Preti catto-progressisti, di una chiesa catto-comunista, che attaccano i sacerdoti non allineati alla “sostituzione etnica” in atto.

Sabato 22 agosto il nostro Condirettore Francesco Rossa scriveva un pregnante articolo dal titolo “La Chiesa italiana mette in soffitta la spiritualità”, sottolineando come nelle Messe “si parla di migranti, Gaza e si condanna l’onore del possesso”.
Robert Francis Prevost, meglio conosciuto come Leone XIV, ha ereditato dal suo predecessore una situazione del clero quantomeno discutibile. Sono tantissimi, la maggior parte, i preti che fanno politica al posto di predicare il Vangelo.
Tra questi si può senz’altro parlare di don Francesco Corbo, membro del Consiglio Presbiterale dell’Arcidiocesi di Potenza, Muro Lucano, Marsico Nuovo, che – in molteplici occasioni – ha spalleggiato le idee di quella Chiesa che si definisce “progressista”, “di base”, dell’“accoglienza”.
Il 19 agosto 2026, sul suo Profilo “Facebook”, don Corbo scriveva: “La nomina di 4 vescovi lefebvriani, poi scomunicati dal Papa mette in risalto il legame che c’è tradizionalisti e destre identitarie. In un libro molto interessante, Roberto Rusconi (ed. Morcelliana) analizza questo legame molto forte nei nostri tempi”.

Asserzioni che lasciano il tempo che trovano dal momento che ci sono persone che appartengono con fierezza alla “destra identitaria” ma non hanno mai avuto nulla a che fare con la “Fraternità Sacerdotale San Pio X – FSSPX”, fondata da monsignor Marcel Lefebvre.
E’ veramente incredibile leggere quanto sostiene don Corbo.
Nel suo post del 19 agosto, infatti, il prete potentino scrive: “Si sta evidenziando anche la posizione di molti preti che silenziosamente agiscono prescindendo dal Concilio e dal magistero della Chiesa”.

Sicuramente è una realtà esistente ma don Corbo non ha nulla da dire sul Vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, che cita il “senza Dio” Francesco Guccini nelle omelie e che organizza momenti di convivialità nel giardino dell’Episcopio di Pinerolo per far ascoltare alle persone le discutibili canzoni del “Maestro” Guccini?
Incredibile constatare come nella “chiesa bergogliana”, oggi “prevostiana”, si abbia da eccepire solo quando la posizione espressa è vicina al nazionalismo, alla destra sociale, alla difesa della Patria e dei confini.
Quando il prete di turno definisce Gesù Cristo come “il primo comunista della storia” i preti alla don Francesco Corbo non hanno nulla da dire.
Così come tacciono quando don Massimo Biancalani trasforma la Parrocchia di Vicofaro in un centro di accoglienza per immigrati, maomettani, creando scandalo tra i fedeli.
Il sacerdote potentino, tanto prodigo nella redazione di post dal chiaro sapore catto-progressista, non ha niente da dire sul fatto che don Biancalani, a “La Nazione”, ha osato dire di essere stato “tradito dalla sua chiesa” definendo “ipocrite le parole del vescovo Mascagna”?

E’ anacronistico denotare come i preti catto-progressisti hanno qualcosa da dire solo quando il fatto “da condannare” è vicino alle idee della “destra identitaria” ma mai quando il prete che dice amenità ed eresie è manifestamente catto-comunista.
Mentre don Corbo – dopo un mese e mezzo dalle ordinazioni episcopali nella FSSPX – esprime dissenso verso quei confratelli che – a suo dire – “silenziosamente agiscono prescindendo dal Concilio e dal magistero della Chiesa”, non dice nulla su don Biancalani che “non resta in silenzio dopo le dichiarazioni del vescovo” e insiste: “continuerò a combattere per i migranti”.

Per concludere, dunque, se il prete si occupa dei migranti, parla del caporalato, spalleggia le Lobby LGBT, si spertica in discorsi femministi, è un buon sacerdote, vicino alla gente, un pastore apprezzato, …
Se il prete, invece, parla di identità nazionale, cultura da preservare, rischio islamizzazione, indecente posizione di taluni vescovi verso la Lobby LGBT, allora è un pessimo pastore d’anime, da guardare con sospetto, un tradizionalista da tenere ai margini come si fa con i lebbrosi in Madagascar.
Ha ragione Francesco Rossa quando asserisce che “i gruppi di fedeli che partecipano con convinzione e rispetto alla celebrazione della Messa secondo l’antico rituale approvato da Paolo VI, vengono brutalmente messi al bando da alcuni Vescovi”.

A don Francesco Corbo, a don Massimo Biancalani, a monsignor Derio Olivero, si rammenta che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana fonda le sue radici sul Vangelo di Gesù Cristo e non su “Il Capitale” di Marx, sugli statuti delle ONG che si occupano di sbarcati, o sulle più che discutibili canzoncine di Francesco Guccini.
Il risultato di questa predicazione catto-progressista – e non di rado catto-comunista – sta portando ad un innegabile e “vistoso calo del gettito dell’8 per mille” alla Chiesa Cattolica.
Le persone oneste, laboriose, per bene, non vogliono che i loro soldi vadano a maomettani che vengono a centinaia per attuare quella “sostituzione etnica” prevista da Oriana Fallaci, Maria Giovanna Maglie, Magdi Cristiano Allam.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.

Grazie Elia. Sono nubi all’Orizzonte? Quale futuro per la Chiesa in Italia? Eppure le congregazioni religiose prosperano in silenzio con nuove vocazioni e cura dei fedeli
Certamente è anacronistico cercare di incasellare il Vangelo nei moderni concetti di “destra” e “sinistra”. Tuttavia se dovessi proprio dargli un’etichetta, direi che Gesù era più “progressista” che “conservatore”.