Un vile omicidio nel mese di luglio in una località della riviera romagnola piena di turisti. Un fastidioso, scomodo assassinio?
Il 22 luglio 2026 Nicola Musiani, 54 anni, è stato dichiarato morto dopo essere rimasto in condizioni gravissime a seguito di un violento pestaggio subito da almeno cinque persone nella notte tra il 18 e il 19 luglio nel parcheggio di viale Tritone, dove viveva in un camper.
I carabinieri stanno ricostruendo la dinamica dell’aggressione attraverso testimonianze e immagini di videosorveglianza, alcune riprese mostrerebbero Musiani inseguito da un gruppo di persone, ma non il momento dell’aggressione. La Procura ha aperto un’inchiesta che, dopo il decesso, è stata qualificata come omicidio, con autori ancora da identificare.
Nello stesso giorno il Comune di Cervia, a guida Mirko Boschetti (PD), ha annunciato che si sarebbe fatto carico delle spese del funerale e della sepoltura.
Dalle informazioni emerse finora, Nicola Musiani era un uomo molto conosciuto a Pinarella di Cervia, dove viveva da anni in una situazione di forte precarietà. La sua storia recente è quella di una persona ai margini, ma anche profondamente inserita nella vita quotidiana del quartiere.
Viveva da circa 10 anni in un camper parcheggiato in viale Tritone, insieme al padre Giorgio, che abitava in un’altra roulotte nello stesso piazzale.
La loro condizione era nata da difficoltà economiche e, secondo il Comune, entrambi avevano rifiutato in passato alcune proposte di sistemazione abitativa offerte dai servizi sociali, preferendo mantenere la propria autonomia.
Era senza fissa dimora, ma era conosciuto da moltissimi residenti. Lo si vedeva spesso girare in bicicletta o a piedi con una cassa stereo da cui ascoltava musica, soprattutto techno, a volume molto alto. Era diventato un volto familiare della zona.
Chi lo conosceva lo descrive come una persona disponibile, con cui era piacevole parlare. Alcuni amici hanno raccontato che era appassionato di tennis e che amava discutere di temi profondi; altri ricordano che, se qualcuno gli chiedeva di abbassare la musica, lo faceva senza problemi.
Dopo la sua morte, centinaia di persone hanno partecipato a una veglia spontanea in suo ricordo, segno che, nonostante la vita difficile, era benvoluto da una parte della comunità locale.
Il padre Giorgio, ottantaquattrenne, è rimasto solo.
