Valle di Susa ostaggio di minoranze violente
Ritornando sui disordini dello scorso fine setttimana, riceviamo dal Segretario Generale SIULP Torino Eugenio Bravo, e pubblichiamo, le dichiarazioni in proposito del parlamentare europeo Ilaria Salis.
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“Da troppo tempo la Val di Susa è un territorio che vive – e resiste – sotto occupazione militare. E’ un dato di fatto che una parte significativa della popolazione non vuole un’opera considerata inutile e nociva, oltre che un enorme spreco di risorse pubbliche e l’ennesimo regalo agi speculatori.
Il movimento NO TAV, nelle sue tante forme, da decenni dà voce a questa opposizione e propone un diverso modello di sviluppo. Eppure, quella voce non è mai stata presa in considerazione dai decisori. Io credo, invece, che la Val di Susa abbia il diritto di decidere del proprio futuro.
Credo nella democrazia dal basso, nella partecipazione e nell’autodeterminazione delle comunità che si prendono cura del proprio territorio”.
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La replica del Segretario non si è fatta attendere e la riportiamo integralmente:
Onorevole Salis,
scriverle non era nei miei programmi. Avevo il fondato timore che qualsiasi argomentazione si sarebbe infranta contro convinzioni già così saldamente cristallizzate da rendere superfluo ogni confronto. Ho deciso, tuttavia, di farlo ugualmente, perché il rispetto della verità dei fatti impone, talvolta, di rispondere anche quando si dubita che qualcuno abbia davvero interesse ad ascoltare proprio come lei che fa parte delle istituzioni…
Le rispondo con la modestia di chi non siede in Parlamento ma vive quotidianamente il territorio, nella mia qualità di Segretario Generale Provinciale del SIULP di Torino, il primo Sindacato del comparto Sicurezza e Difesa. Perché, vede, c’è una differenza tra raccontare un territorio e conoscerlo. E talvolta questa differenza emerge con particolare evidenza.
Lei parla di una popolazione privata della possibilità di decidere del proprio futuro. Eppure sembra sfuggirle un particolare non proprio irrilevante: la democrazia funziona esattamente così, decidendo attraverso le istituzioni rappresentative e, soprattutto, attraverso la volontà della maggioranza. O forse esiste una nuova teoria costituzionale secondo cui una minoranza particolarmente rumorosa può sostituirsi alle decisioni della collettività?
Anche molti amministratori locali che per anni sono stati il simbolo della protesta hanno ormai riconosciuto che la TAV rappresenta una concreta occasione di sviluppo per il territorio: sviluppo economico, infrastrutturale, occupazionale e “ambientale”. Evidentemente, secondo la Sua ricostruzione, quando le persone cambiano idea dopo aver amministrato e conosciuto i problemi reali, smettono improvvisamente di rappresentare il popolo.
Lei invoca la democrazia dal basso. Un principio condivisibile. Meno condivisibile è dimenticare che la democrazia non consiste nel far prevalere chi occupa un cantiere, chi lancia pietre o chi aggredisce appartenenti alle Forze dell’Ordine. Quella non è partecipazione: ha un nome diverso.
Perché in una democrazia matura alle opinioni si risponde con altre opinioni; alla violenza, invece, rispondono i tribunali. È questo il discrimine che separa il confronto civile dalla prevaricazione, lo Stato di diritto dall’arbitrio.
Colpisce poi la definizione della presenza dello Stato come “occupazione militare”. Gli uomini e le donne delle Forze di Polizia non occupano alcun territorio: garantiscono che un’opera pubblica deliberata democraticamente possa essere realizzata malgrado l’intolleranza questa si poco democratica dei suoi “amici”, ma anche per garantire a tutti il diritto di manifestare pacificamente. È una differenza sostanziale che chi siede in Parlamento dovrebbe conoscere meglio di chiunque altro, soprattutto prima di affidare ai social messaggi tanto suggestivi quanto lontani dalla realtà.
Il dissenso è un diritto. La violenza non lo è mai. E continuare a sovrapporre le due cose significa offrire una legittimazione politica a comportamenti che nulla hanno a che vedere con il confronto democratico, ma che troppo spesso si traducono in aggressioni, devastazioni, intimidazioni e ferimenti di donne e uomini in uniforme il cui unico “torto”, secondo gli autentici “democratici”, è quello di adempiere al proprio dovere.
Forse, Onorevole, il problema è proprio questo: si continua a raccontare una Val di Susa che esiste soltanto nei comunicati degli antagonisti, mentre quella reale è fatta anche di cittadini, lavoratori, imprese, amministratori locali e famiglie che chiedono infrastrutture, sviluppo, sicurezza e normalità.
La democrazia non è la dittatura della minoranza. Non lo è mai stata e spero proprio che non lo sarà mai, neanche se si trattasse delle oligarchie tecnofinanziarie. Le maggioranze possono essere contestate, criticate e persino sostituite, ma soltanto attraverso gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione di tutti. Mai attraverso la forza, mai attraverso l’intimidazione, mai pretendendo che il pensiero di pochi prevalga sulla volontà democratica di un’intera comunità.
Ritengo che chi ricopre un incarico parlamentare abbia certamente il diritto di esprimere le proprie idee, ma anche il dovere di distinguere il dissenso dalla violenza, la protesta dalla sopraffazione, la narrazione dalla realtà. Perché le parole di un rappresentante delle istituzioni hanno un peso. E quel peso dovrebbe sempre contribuire a rafforzare la cultura della legalità e del confronto democratico, non ad alimentare una lettura ideologica che finisce per delegittimare lo Stato e chi, ogni giorno, lo serve con equilibrio, sacrificio e senso del dovere.
Comprendere la complessità dei fenomeni, distinguere la legittima dialettica democratica dalla violenza e riconoscere il valore delle istituzioni richiede esperienza, studio e un patrimonio culturale che si alimenta soprattutto nel confronto con la realtà. Spero che da queste considerazioni possa trarre qualche riflessione utile.
Grazie per l’attenzione.
In vista del prossimo fine settimana che si preannuncia bollente non solo per la temperatura ambientale, Civico20News condivide il diritto alla libertà di espressione dissociandoci altresì da ogni forma di violenza gratuita che coinvolge popolazione e FFOO.
La protesta civile è un diritto che non deve tuttavia mai sconfinare in manifestazioni che, di conseguenza, rendono vana la vera finalità di espressione del proprio pensiero.
Ed è ciò ultimamente, purtroppo, sta accadendo troppo spesso.
